(foto: Anne-Christine Poujoulat /AFP via Getty Images)

Per la prima volta al mondo, in un embrione di topo sono state prodotte milioni di cellule staminali umane mature. A compiere questo passo in più nella ricerca delle staminali sono stati i ricercatori dell’Università di Buffalo, che nel loro studio appena pubblicato sulle pagine di Science Advances, hanno dimostrato come con una nuova tecnica è stato possibile produrre in vivo milioni di cellule umane mature e raggiungere quindi risultati utili per migliorare i trattamenti per malattie croniche, come diabete e insufficienza renale, e poter creare modelli più precisi per studiare malattie infettive, come l’infezione causata dal nuovo coronavirus.

cellule umane
(Questa immagine mostra la quantità di cellule umane (in verde) in un embrione di topo di 17 giorni. La maggior parte delle cellule umane sono globuli rossi, che si accumulati nel fegato Foto: Image: Zhixing Hu)

Per anni, l’enorme potenziale delle cellule staminali è stato rallentato dalle difficoltà nel riuscire a produrne in quantità sufficienti in vivo, ossia all’interno di un organismo vivente. Grazie alla nuova metodologia appena messa a punto dell’Università di Buffalo, invece, i ricercatori sono riusciti a far sviluppare in un embrione di topo milioni di cellule umane mature, tra cui globuli rossi, cellule oculari e cellule epatiche, in 17 giorni. “Questa è una ricerca fondamentale che ci consente di utilizzare l’embrione di topo per aiutarci a comprendere meglio lo sviluppo umano”, spiega Jian Feng, tra gli autori dello studio. “L’ulteriore sviluppo della nostra tecnologia potrebbe consentire la produzione di quantità ancora maggiori di tipi specifici di cellule umane mature e consentirci così di sviluppare modelli murini più efficaci per studiare malattie che colpiscono gli esseri umani, come la malaria e la Covid-19.

Con il nuovo metodo, il team di ricercatori è riuscito a convertire le cellule staminali pluripotenti umane, che possono differenziarsi in tutti i tipi di cellule di un organismo, in una forma compatibile con un embrione di topo di 3 giorni, dove le cellule umane solitamente non riescono a svilupparsi. “Il nuovo metodo ha permesso alle cellule staminali umane di co-svilupparsi con la massa cellulare interna in una blastocisti di topo”, spiega l’esperto. “Le cellule staminali umane iniettate si sono sviluppate a un ritmo molto più rapido dell’embrione di topo, supportando la creazione di milioni di cellule umane mature in 17 giorni”.

Questa metodologia, spiegano i ricercatori, si potrebbe usare per migliorare i trattamenti di malattia croniche, come il diabete e l’insufficienza renale, sostituendo le cellule danneggiate di un paziente con cellule o tessuti sani. Ma non solo: potrebbe essere possibile sviluppare modelli murini del sistema immunitario e respiratorio umano più affidabili per studiare la Covid-19, o ancora produrre topi con globuli rossi umani, fondamentali per studio della malaria. “Abbiamo molte domande a cui dover rispondere prima che la nuova tecnologia possa essere davvero utile, ma questa è la prima volta che siamo riusciti a generare così tante cellule umane mature in un embrione di topo”, conclude Feng.

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