Redatto da Oltre la Linea.

Uno dei fondamenti dell’attuale russofobia imperante è lo spettro -fasullo- della minaccia che proviene dalle steppe. Non ce ne possiamo fare nulla, è qualcosa insito nel profondo del nostro spirito romano-germanico. Qualcosa di antico che abbiamo ereditato dai nostri avi greci e latini prima e poi germanici: la paura per il mare della steppa Russa e ciò che coltiva nel suo grembo.

Le guerra combattute fra popoli europei, asiatici, medio orientali e del continente indiano contro i nomadi della steppa russa sono innumerevoli. Sciti, Unni, Tartari, Turchi, gli Indoeuropei stessi, Calmucchi, Bulgari Avari ecc., la lista è infinita.

Dalle steppe eurasiatiche la morte: le radici della russofobia

Da Costantinopoli alla cortina di ferro

626 d.C. ottantamila Avari assediano Costantinopoli. Il patriarca della città, Sergio I, è l’unica autorità rimasta nella capitale. Solo il patriarca ortodosso organizza la difesa cittadina contro la marea assediante.

La città è circondata: migliaia di cavalieri giunti dalla Siberia assaltano le mura teodosiane della capitale. Nello stesso istante la flotta dell’impero sasanide, alleatasi con gli Avari, ne blocca il porto. A salvare la capitale dell’impero bizantino è la tenacia dei difensori, l’imponenza delle mura e la sacra guida del patriarca. Morti a migliaia, gli Avari volgono in fuga e la stessa sorte tocca alla flotta persiana semidio strutta.

Quello del 626 d.C. non era la prima volta che il grande impero bizantino si trovò a combattere contro un popolo nomade giunto dalle estreme propaggini della steppa russa. Da migliaia di anni i popoli sedentari del medio Oriente e dell’Europa avevano infatti a che fare con le agguerrite e ferocissime tribù di cavalieri nomadi che giungevano al galoppo dalle infinite pianure eurasiatiche Unni, Slavi, Avari, e Cosacchi, solo per citarne alcuni.

Dal centro del continente asiatico partirono al galoppo i Mongoli, guidati da grandi conquistatori come Temüjin(alias Gengis Khan) e Ögödei, arrivando a minacciare il cuore dell’Europa. Non portarono solo morte e distruzione come si pensa, poiché fondamentale fu il loro influsso per la creazione del primo stato russo con capitale Mosca.

Sarà con la definitiva caduta nel 1453 d.C. di Costantinopoli per mano dei Turchi che la capitale del più grande stato ortodosso delle Russie, Mosca, divenne erede politica, religiosa ed amministrativa della seconda Roma, appena caduta in mano nemica.  L’idea si sviluppò durante il regno di Ivan III di Russia, Gran Duca di Mosca, che sposò Sofia Paleologa, nipote di Costantino XI, l’ultimo Imperatore d’Oriente.

Per quanto proiettato all’espansione verso l’Europa, l’impero degli Zar non minacciò mai gli stati europei, puntando per lo più a guadagnarsi uno sbocco sul mar Mediterraneo, combattendo numerose guerre con l’Impero Ottomano.

Dalle steppe eurasiatiche la morte: le radici della russofobia

Russofobia

Nuova e vera minaccia in arrivo dalle pianure eurasiatiche fu, per il vecchio continente, l’Unione Sovietica che, arrivata fino a Berlino, costituisce la massima avanzata di quello che è il grande stato russo nel cuore dell’Europa. Ora che l’URSS e il suo potenziale bellico sono andati disfacendosi nessuna minaccia può arrivare dalle steppe russe.

La più grande sfida per i governanti europei d’oggi non è solo la crisi economica e comunitaria, bensì, a livello difensivo, quella di arginare e contenere l’estremismo del terrorismo islamico.  Terrorismo che minaccia a più riprese l’Europa da sud-est, arrivando a compiere veri e propri attentati nel cuore pulsano te del Vecchio Continente.

Eppure sembra che l’Unione Europea tema ancora l’arrivo di orde di Avari ed Unni. L’atteggiamento d’odio e rancora aumenta sempre più di anno in anno, alimentato dai media e le élites politiche. Rancore e avversione tutt’oggi ingiustificati.

L’Europa teme ancora che fra le grandi e infinite pianure della Russia si nascondano popoli bellicosi desiderosi di saccheggiare e depredare la piccola Europa. L’Occidente teme un incubo chiamato Unni e Avari, Mongoli e Cosacchi, aleggia nell’aria ancora la paura che “i cosacchi vogliano abbeverare i loro cavalli in San Pietro”.

Niente di più falso: la Russia di oggi è un grande paese rinato dalle ceneri in cui era stato sepolto dalla dittatura del partito comunista, ora di nuovo erede di quel patrimonio culturale, politico e religioso che fu la seconda Roma, ossia erede diretta di quello che fu l’impero Romano.

La Russia come partner, non nemico

Un paese ricco di materie prime e di grandi possibilità economiche, un crogiuolo di popoli che convivono nel più completo rispetto. L’atteggiamento di avversione e di sfiducia che si ha verso la Russia non può essere spiegato se non con una miope visione mista di paura e d’odio. Antagonismo sopravvissuto dai tempi della guerra fredda, che non porta a nulla di buono, né aiuta a comprendere quanto di profondo ci sia nella cultura russa.

Una maggiore inclusione dello stato eurasiatico nelle politiche economiche europee porterà alla distensione del contrasto che aleggia da qualche anno a livello mondiale. Ma soprattutto calmerà le mire guerrafondaie americane e le ovvie risposte del governo russo all’allargamento della Nato.

Non solo si sta combattendo una nuova, inutile, guerra fredda con il gigante russo, ma di questo passo provocheremo un graduale e definitivo allontanamento della Russia verso l’Asia. Espropriandola di una parte del suo alveo storico e tradizionale: un ruolo di cerniera fra Est ed Ovest nel cuore dell’Eurasia. .

(di Fausto Andrea Marconi)

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