Parlando di Capitale Circolante, working capital in inglese, si intende normalmente il capitale circolante netto, abbreviato CCN. E’ un importante misura dello stato di salute aziendale, relativamente facile da calcolare: vediamo subito come.

Nei prossimi paragrafi, oltre alle diverse definizioni e tipologie di circolante, vedremo anche l’importanza di questo indice nell’ambito dei sistemi di allerta e indici della crisi d’impresa.

Il concetto e la definizione del capitale circolante

Una prima definizione del CCN, proposta da William Sharpe, descrive il capitale circolante netto come semplicemente la: “differenza tra attività correnti e passività correnti”. Questa definizione molto sintetica deve essere però necessariamente integrata precisando che le attività e passività a breve devono essere:

  • non finanziarie
  • relative al core business 
  • di natura monetaria (non contabile)

Con queste precisazioni si vuole sottolineare la natura di questo importante indice di bilancio. Dai crediti e debiti a breve si vuole escludere la componente della PFN e delle eventuali voci contabili non attinenti all’operatività aziendale tipica dell’impresa. La dicitura inglese working capital, rende forse anche meglio l’idea e corrisponde precisamente al capitale circolante netto operativo.

E’ veramente molto più facile capire questo concetto attraverso uno schema, come questa mini infografica.

capitale-circolante-netto-operativo

Schema del capitale circolante nel bilancio riclassificato IV CEE.

Le voci evidenziate in rosso compongono il CCN operativo, considerando chiaramente la loro componente “a breve”. Tutte le componenti a medio-lungo termine sono di fatto di natura finanziaria e quindi escluse dal capitale circolante netto operativo.

Vediamo ora le diverse definizioni del capitale circolante ed analizziamo le differenze rispetto al concetto di working capital  che si riferisce ad un circolante esplicitamente non finanziario.

Tipologie del capitale circolante

Vediamo ora le diverse terminologie e sfaccettature del capitale circolante che si riscontrano nell’ambito economico. Essendoci diverse tipologie di riclassifica del circolante, è importante chiarire ognuna delle definizioni sotto elencate.

Capitale Circolante Lordo

L’aggettivo “lordo” in questo caso non si riferisce ad un calcolo ma precisa una particolare riclassifica dello Stato Patrimoniale. In sintesi, il circolante è lordo in quanto non nettato dei debiti a breve termine.

Si tratta della somma delle seguenti voci dell’attivo patrimoniale a breve termine:

  • Liquidità immediate
  • Liquidità differite
  • Disponibilità

Parlando di capitale circolante lordo, ci si riferisce quindi a Cassa/Banca (disponibilità), più Crediti entro l’esercizio corrente e le Rimanenze di magazzino. In questo caso il capitale circolante è lordo perché non è appunto nettato dai debiti a breve verso fornitori. Di fatto si tratta di una misura approssimativa della liquidità dell’azienda, raggruppata in queste 3 categorie: banche attive, crediti e magazzino. Può essere importante valutare il capitale circolante lordo in sede di analisi di un’impresa in crisi: il capitale circolante rappresenta l’attivo rapidamente liquidabile per soddisfare i creditori.

Capitale Circolante Netto

Nell’analisi patrimoniale, il Capitale Circolante Netto (CCN) è un margine particolarmente importante. Nella sua componente di passivo, il CCN comprende tutti i debiti a breve termine. Sono compresi quindi sia i debiti verso fornitori, tributari e debiti diversi (come acconti), che quelli verso le banche con scadenza entro l’anno (autoliquidante + le rate dei finanziamenti entro l’anno). Dando uno sguardo al CCN, si può subito riscontrare se la società si trova in equilibrio patrimoniale ed è in grado di adempiere alle obbligazioni prese. Un capitale circolante netto positivo, infatti indica, che l’azienda è in grado di pagare i fornitori, le banche ed altri debiti correnti, con la liquidità immediata e differita (cassa, crediti e …

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