(foto: Ipa)

Non capitava da undici anni. Ed è arrivato dopo nove titoli consecutivi dei rivali della Juventus. Questo spiega, ma non giustifica, i festeggiamenti visti ieri pomeriggio in piazza del Duomo a Milano, dopo la vittoria dello scudetto da parte dell’Inter. I giornali parlano di 30mila tifosi in festa nel centro del capoluogo lombardo.

La domanda che tutti si pongono è se questo assembramento possa causare un aumento dei casi di positività al Sars-CoV-2 a Milano. Detto che il rischio di contagio all’aperto è minore che al chiuso (anche se il rischio zero non esiste), Wired ha scelto di affidarsi ai dati per provare a capire cosa possa avvenire.

E lo ha fatto innanzitutto partendo da due eventi, sempre legati al mondo del calcio, che hanno portato molte persone a scendere per strada e ad assembrarsi. La prima è avvenuta a fine agosto del 2020, a La Spezia. Qui non c’era uno scudetto da festeggiare, ma la prima storica promozione del club ligure in Serie A.

Circa un migliaio di tifosi seguì la partita dal parcheggio di fronte allo stadio Alberto Picco, altri se ne aggiunsero dopo il fischio finale. Questo, invece, è l’impatto sui contagi:

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La scelta è stata quella di isolare il mese precedente all’evento e i due successivi. Come si può vedere, nei giorni precedenti La Spezia (il dato è riferito all’intera provincia) non aveva registrato mai più di venti contagi giornalieri. Il numero ha iniziato a salire già una settimana dopo i festeggiamenti, ma dopo 14 giorni (il tempo di incubazione del Sars-Cov-2) l’incremento della curva si è fatto più consistente.

Detto che i picchi in basso sono dovuti al calo nel numero di tamponi eseguiti nel fine settimana, c’è voluto un mese per tornare ai livelli di prima dei festeggiamenti, giusto un paio di settimane perché anche qui partisse la curva della seconda ondata.

In questo caso, dunque, si è registrato un aumento dei contagi due settimane dopo gli assembramenti dei tifosi. Chiaramente, indicare un rapporto di causa-effetto non è possibile. Ma i dati indicano una crescita della curva in tempi compatibili con i festeggiamenti della sera del 20 agosto.

L’altro esempio preso in considerazione fa invece riferimento a Napoli. Anche qui c’entra il calcio, ma non si tratta di festeggiamenti. Lo scorso 25 novembre morì Diego Armando Maradona, che allo stadio che oggi porta il suo nome portò due scudetti, una coppa Italia, una supercoppa italiana e una coppa Uefa.

Il tutto tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90. Ma dopo trent’anni il mito del Pibe de Oro vive ancora nel capoluogo campano. Tanto che molti, quella sera, si recarono allo stadio o scesero in piazza per esprimere il lutto di una città.

Una città, bene ricordarlo, che dieci giorni prima era entrata in zona rossa, come del resto l’intera Campania. Mentre, anche questo va specificato, ad agosto la suddivisione del paese a colori sulla base dell’andamento dell’epidemia non era ancora stata implementato. Ecco dunque la situazione dei contagi nel mese precedente e nei due successivi in provincia di Napoli.

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In questo caso, l’evento arrivò sul finire di una curva di contagi che aveva interessato il napoletano. E, proprio a partire dalla fine di novembre, il numero di nuovi positivi giornalieri iniziò a scendere fino a stabilizzarsi nei due mesi successivi.

I dati da soli, insomma, non forniscono un’indicazione univoca. Un ulteriore elemento da prendere in considerazione può essere la situazione della curva dei contagi nel momento in cui la gente è scesa in piazza. A La Spezia era piatta, a Napoli era in discesa. E a Milano?

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In questo caso sono stati isolati i dati dell’ultimo mese. La situazione dei contagi sembra essere più paragonabile a quella vista a fine novembre a Napoli. Tanto che la Lombardia è diventata zona gialla una decina di giorni fa.

Senza contare che, rispetto ai due precedenti, ora c’è un elemento ulteriore: la campagna vaccinale, che in Lombardia ha visto un quarto dei cittadini ricevere almeno la prima dose. L’effetto del combinato disposto di tutti questi elementi, ovviamente, non lo si potrà vedere prima di due settimane. L’auspicio, altrettanto ovviamente, è che nessuno debba pentirsi di essere sceso per strada a festeggiare lo scudetto.

[Disclaimer: l’autore dell’articolo è un tifoso dell’Inter]

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