Insulti e minacce vanno avanti da mesi. Ma ora l’escalation è arrivata alla sua scontata conclusione: un proiettile recapitato per posta, e un messaggio che recita “Non sei un ricercatore, sei un bastardo […] colpiremo duro te o la tua famiglia”. La vittima di tanto odio è Marco Tamietto, neuroscienziato dell’università di Torino colpevole, a detta degli animalisti italiani, di portare avanti una ricerca sui macachi per comprendere meglio, e possibilmente curare, una particolare forma di cecità che può colpire in seguito a ictus o incidenti. I problemi per lui sono iniziati a giugno, quando la Lav ha deciso di lanciare una campagna per fermare la sperimentazione, identificando due colpevoli: Tamietto, e il collega Luca Bonini dell’università di Parma, su cui da mesi, ormai, si sfoga la rabbia degli animalisti italiani. La paura, però, è che presto anche altri ricercatori possano trovarsi in una posizione simile. Come denunciato dallo stesso Tamietto in un articolo pubblicato su Science, infatti, ora la Lav ha in mano i nomi di tutto il personale che parteciperà alla ricerca, ricevuti proprio dal ministero.

Per comprendere la genesi di questa vicenda dobbiamo tornare indietro di un paio di mesi. A inizio giugno, per la precisione, quando la Lav decide di lanciare una petizione per chiedere alla ministra Grillo di sospendere lo studio Lightup e che ha raccolto oltre 350mila firme (ma qui trovate un fact checking realizzato dalle università di Torino e Parma, che segnalano gli errori nella petizione). Il progetto, di cui Tamietto è principal investigator, prevede l’utilizzo di sei macachi, che verranno studiati a fianco di pazienti umani per comprendere meglio un fenomeno definito visione cieca, un raro tipo di cecità neurologica che compromette la visione volontaria, ma lascia i pazienti in grado di percepire in modo inconscio alcuni stimoli visivi, come forma e posizione degli oggetti che li circondano. Per portare avanti la ricerca i sei macachi subiranno una piccola lesione del campo visivo (la Lav dice erroneamente che verranno accecati), saranno studiati per mesi e infine soppressi (per studiare come si è modificato il loro cervello). E chiaramente, accusa la Lega anti vivisezione, questo fine non giustificherebbe i mezzi.

Diversa l’opinione dei ricercatori, che difendono lo studio (supportato dallo European Research Council, e approvata dai comitati etici dell’Ue, delle università di Torino e di Parma, e quindi da quello del nostro ministero della Salute) intervenendo in prima persona su diversi giornali italiani. Un passo che catapulta sulla graticola dei social network Tamietto e Bonini. Insulti e minacce iniziano immediatamente, mentre la ministra Grillo interviene sul caso il 13 giugno: “Sulla sperimentazione sui macachi all’università di Torino voglio vederci chiaro!”, scrive su Facebook, annunciando di aver chiesto una verifica sull’autorizzazione agli uffici del proprio ministero.

Intanto l’escalation di attacchi ai due ricercatori continua. Il 26 giugno Bonini trova ad aspettarlo sotto casa uno striscione, che recita “Vivisettore, boia”, firmato dall’Animal Liberation Front. Tamietto viene aggredito mentre si reca al rettorato dell’università di Torino. La tensione sale, mentre a fine luglio il ministero – sembra con il placet della ministra Grillo –, consegna alla Lav i documenti relativi all’autorizzazione del progetto Lightup, compresa la descrizione dell’intero protocollo sperimentale (solitamente tenuta segreta anche in caso di richiesta di accesso agli atti, per ovvi motivi relativi alla proprietà intellettuale e al potenziale rischio di plagi).

Nei documenti – si legge nell’articolo di Science – indirizzi email e numeri di telefono dei ricercatori che parteciperanno al progetto sono stati coperti, ma non i nomi e le loro affiliazioni. Una scelta, definita da più fronti incomprensibile, che espone anche il resto degli scienziati a quanto affrontato da Tamietto e Bonini. E della quale i ricercatori denunciano di non essere stati informati, trovandosi a scoprirla solamente grazie ad un comunicato della stessa Lav.

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