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Aspartame, il più diffuso dei dolcificanti di nuovo sotto accusa? È pericoloso per la salute umana, sostengono due ricercatori dell’Università del Sussex, che contestano la valutazione dell’Efsa (l’agenzia europea per la sicurezza alimentare) che nel 2013 ha concluso che non esistono prove convincenti che l’aspartame sia dannoso, confermandone quindi la possibilità di utilizzo e commercializzazione nei Paesi membri. Nessun nuovo dato, ma dopo aver riesaminato i 154 studi sul tema e l’operato della commissione europea, i ricercatori britannici obiettano la non imparzialità degli esperti, che – come si suol dire – avrebbero utilizzato due pesi e due misure nel giudicare l’ammissibilità degli studi pro e contro il dolcificante, penalizzando i contro. Per questo chiedono la sospensione dell’autorizzazione concessa e l’avvio di un’indagine indipendente.

L’aspartame

L’aspartame è un dolcificante diffusissimo, utilizzato in migliaia di cibi e bevande, soprattutto quelle vendute come sugar-free e zero calorie. E non è certo la prima volta che finisce sotto la lente di ingrandimento della comunità scientifica. Alcuni studi collegano il consumo di aspartame all’insorgenza di danni cerebrali, cancro al fegato e ai polmoni, disturbi neuroendocrini, altri invece non hanno rilevato effetti collaterali o pericolosi e lo reputano sicuro.

La valutazione dell’Efsa

Come per tutte le sostanze chimiche in circolazione nell’Unione Europea, anche l’aspartame è stato sottoposto a una valutazione da parte di più commissioni di esperti. L’ultima è quella emessa nel 2013 dall’Efsa, che ha preso in considerazione 154 studi sul tema, di cui 81 non hanno prodotto prove di pericolosità per l’essere umano, mentre gli altri 73 sì. Solo che la commissione durante i lavori ha valutato tutti i 73 studi contro come inaffidabili e concludendo pertanto che non esistono al momento motivi per vietare l’utilizzo dell’aspartame nelle dosi e nelle modalità previste per gli alimenti.

La contestazione

Nell’articolo pubblicato su Archives of Public Health, Erik Millstone e Elisabeth Dawson dell’Università del Sussex contestano il giudizio dell’Efsa, ritenendo che il comportamento della commissione non sia stato imparziale. I due ricercatori – scrivono – hanno rianalizzato gli studi e il processo di revisione messo in atto dagli esperti Ue. A loro avviso i criteri adoperati per giudicare quali ricerche fossero attendibili e quali no non sono stati gli stessi: il margine per considerare affidabile uno studio sfavorevole all’aspartame era molto più stretto di quello per uno studio che non rivelava la pericolosità. Col risultato – sostengono – che tutti i 73 studi contro sono stati ritenuti inaffidabili, mentre solo 19 pro sono stati esclusi.

Millstone e Dawson, insomma, accusano gli esperti incaricati da Efsa di aver in qualche modo barato, spinti forse da interessi economici o sotto pressioni esterne, contestando la trasparenza di tutto il processo di revisione (avvenuto sempre a porte chiuse, scrivono). Giudicano la valutazione ufficiale dell’Efsa (e tutte quelle precedenti) carente, e lanciano un appello perché l’autorizzazione all’uso e alla commercializzazione dell’aspartame venga sospesa in Europa come nel Regno Unito “in attesa di un riesame approfondito di tutte le evidenze da parte dell’Efsa, che soddisfi i critici e il pubblico dimostrando di operare in piena trasparenza e in modo responsabile e applicando un approccio equo e coerente alla valutazione e al processo decisionale”.

Respinge con fermezza le accuse di mancata trasparenza dei processi di valutazione delle agenzie europee Corrado Galli, professore di tossicologia dell’Università degli Studi di Milano e presidente della Società italiana tossicologia (Sitox), che abbiamo interpellato. “Appurare la sicurezza delle sostanze chimiche nei prodotti a uso umano fa parte del mio lavoro ed essendomi occupato anche di aspartame posso dire che i dati tossicologici fino a oggi prodotti sono sufficienti e sostengono abbastanza chiaramente la non pericolosità di questo dolcificante. Una conclusione raggiunta non solo da Efsa ma anche da Fao e Oms con il lavoro del comitato Jecfa (Joint Fao/Who expert committee on food additives)”.

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