Redatto da Oltre la Linea.

Intervista al giornalista e scrittore Giuseppe Marro, autore di un fondamentale saggio sul pensiero di Aleksandr Dugin, incarnato dalla Quarta Teoria Politica. Fu tra i fondatori – negli anni Settanta a Napoli – della casa editrice Akropolis, che pubblicò per la prima volta in Italia i libri di Alain De Benoist. Sindacalista di rilievo nazionale, è anche direttore responsabile del periodico Panorama Sindacale.

 

Cos’è la Quarta Teoria Politica di Dugin

1. Quali sono le linee fondamentali della Quarta Teoria Politica di Dugin?

La Quarta Teoria Politica di Aleksandr Dugin (ma anche di Alain De Benoist) nasce dall’esigenza di contrastare la dittatura della prima teoria politicail pensiero unico del liberalismo – prendendo atto del fallimento, per auto-consunzione, della seconda teoria politica (il comunismo) e manu militari della terza teoria politica (il fascismo).

Bisogna partire dalla consapevolezza che le vere linee di conflitto di quest’epoca non sono più Destra/Sinistra, Comunismo/Anti-comunismo, Fascismo/Anti-fascismo. Chi soggiace ai richiami delle divisioni, degli odi e delle guerre che hanno insanguinato il secolo scorso cade nelle trappole del sistema dominante, utili a distrarre i popoli dal loro vero Nemico ontologico. Si tratta di una tecnica ben nota di manipolazione delle masse, che ha funzionato fino alla caduta del muro di Berlino e che tuttora funziona quale riflesso condizionato pavloviano, per compattare le truppe sbandate della sinistra e della destra più ottuse e fuori della realtà.

Noam Chomsky le definisce armi di distrazione di massa. A qualsiasi analista attento non può sfuggire che le reali linee di conflitto di quest’epoca sono invece tra perdenti e vincenti della globalizzazione, tra lavoratori e sfruttatori nel mercato globale della manodopera, tra imprenditori e speculatori finanziari, tra famiglia tradizionale e follia gender, tra identità plurali (lingue, culture, tradizioni, religioni) e indistinto melting pot (neo lingua, pensiero unico, gusti standardizzati, mode, parodia del sacro in stile New Age).

2. Ritieni fondata l’accusa di razzismo che il mainstream rivolge alla Quarta Teoria Politica?

In realtà Dugin ribalta l’accusa di razzismo e di totalitarismo sulle oligarchie e sugli intellettuali a queste asserviti, perché razzista è l’idea stessa di globalizzazione unipolare, fondata sulla pretesa che i valori dell’Occidente americanizzato siano leggi universali, valide per tutti, da imporre alla società globale con la persuasione o con la guerra.

La Quarta Teoria Politica rifiuta esplicitamente il razzismo e l’imposizione di gerarchie tra le società basate su argomenti etnici, religiosi, sociali, tecnologici, economici o culturali. Razzista è la pretesa superiorità di una società o un di un modello politico, in quanto le differenze tra società non possono mai, in alcun modo, implicare la superiorità di una sulle altre.

 

Religione, post-modernità e Uomo Nuovo secondo Dugin

3. Che ruolo riconosce alla religione Dugin nella Quarta Teoria Politica?

Un ruolo fondamentale. La Quarta Teoria Politica fa riferimento alle Tradizioni e alle fonti d’ispirazione pre-moderne, in una visione plurale con al centro – per ciascuna civiltà o polo – le diverse visioni teologiche: cristiana, islamica, ebrea, buddhista, induista, confuciana.

Aggiungerei anche la religiosità arcaica (ancora vivente, non solo in Amazzonia o nel Borneo), che da noi precedette l’imporsi della predicazione giudaico-cristiana e che riemerge periodicamente come un fiume carsico: dal neoplatonismo rinascimentale al neopaganesimo nietzschiano ed evoliano. Vista da ogni angolazione, la Quarta Teoria Politica rappresenta lo sviluppo logico e conseguenziale del tradizionalismo nella post-modernità.

4. Nella critica serrata di Dugin alla post -modernità non trovi una forte assonanza con la società liquida di Zygmund Bauman?

Solo nella critica, in quanto la pur apprezzabile analisi di Bauman ha il limite di non percepire il mondialismo nella sua essenza di Leviatano dedito al genocidio progressivo dei popoli. Un potere anonimo, subdolo e sottile che agisce sulle coscienze, predisponendole alla accettazione di un pensiero unico vocato alla destrutturazione di ogni contesto comunitario, dalle lingue alle biodiversità. Il sistema di potere globalista vuole una massa indistinta, dedita a consumi standardizzati, non in grado di opporre alcun genere di resistenza essendo priva di una visione profonda dell’uomo e delle civiltà.

5. Il secondo asse portante del pensiero di Dugin, nei suoi ultimi compimenti intellettuali e teoretici, è il Soggetto Radicale. Quali sono le caratteristiche fondamentali di questo modello di uomo nuovo?

Un uomo antico, direi: Dugin lancia un appello a chi proviene dalla sinistra e dalla destra, dai movimenti religiosi e da altri movimenti anti-moderni – quali per esempio gli ecologisti -, invitandoli a metter da parte i rispettivi miti incapacitanti. L’intento è unire le forze contro il nemico comune, incarnato dalla dittatura dei banchieri e degli speculatori.

Protagonista di questa rivoluzione sarà il Soggetto Radicale, ovvero colui che si oppone alla deriva transumanista basata sulla immortalità biologica e sull’intelligenza artificiale, visti entrambi come percorsi distruttivi dell’umanità e dei molteplici Dasein, l’Esserci di Heidegger. Il Soggetto Radicale si manifesta quando è saltata la trasmissione regolare delle forme del sacro e non rimane che il deserto post-moderno. Egli agisce nello spazio liminale tra un ciclo che sta per finire ed un altro che deve ancora sorgere: non per restaurare forme ormai ridotte a simulacri, ma per un ritorno all’Eterno declinato in forme totalmente nuove. In tal senso, il Soggetto radicale è figlio legittimo dell’uomo differenziato di Evola e dell’anarca di Junger.

 

Il saggio di Giuseppe Marro su Aleksandr Dugin

6. Il tuo corposo saggio introduttivo – dal titolo “Teoria e Prassi della Rivoluzione nel pensiero di Aleksandr Dugin” – all’ultima opera di Dugin pubblicata in Italia (“Teoria del Mondo Multipolare“, AGA Editrice), è una summa in alcuni punti critica del pensiero del filosofo russo. Ci puoi spiegare cos’è il multipolarismo, i suoi tratti distintivi e le differenze col multilateralismo e l’unipolarismo?

Dugin, nella Quarta Teoria Politica, prende atto che il crollo dell’URSS ha segnato la fine del sistema bipolare e l’affermazione della dottrina Bush di un nuovo ordine mondiale unipolare, caratterizzato dall’egemonia tecnico-militare degli USA e dall’illusione della fine della storia, in un mondo normalizzato nella forma della democrazia liberale ed ostaggio del capitalismo predatorio globalizzato.

I teorici neo-conservatori delinearono una struttura di dominio planetario con gli States al centro del mondo ed una élite americana od americanizzata al vertice della piramide. Si tratta dell’unipolarismo, che è diventato, dopo il 1991, la struttura dominante e tale è rimasta fino ai nostri giorni. In futuro non ci sarà possibilità di compromesso tra due opzioni possibili, nel senso che il mondo o sarà unipolare – con un unico centro decisionale ed un unico universo di valori su scala globale -, o non potrà che essere multipolare e dunque pluralista, identitario, sovranista.

Il Council on Foreign Relations (CFR) – in plateale contrasto con l’isolazionismo dichiarato ed ora anche praticato, col disimpegno dallo scenario siriano, dall’attuale presidente Trump – ha di recente rielaborato tale strategia, superando il rigido unipolarismo dei teorici neo-con per passare dal dominio materiale (economico, militare, industriale) e da quello spirituale (procedure, norme, pseudo-valori condivisi) ad una egemonia multilaterale puramente intellettuale e sostanzialmente dematerializzata.

Ciò segna il passaggio dall’unipolarismo al multilateralismo, in una società del’’informazione globale dominata dal controllo delle menti e delle coscienze attraverso le reti della tecnologia e della finanza. All’opposto, il multipolarismo postula la conservazione e il rafforzamento delle specificità culturali di ogni civiltà e non va dunque confuso col multilateralismo. Quest’ultima è, difatti, una teoria (sposata dai democratici americani e posta alla base della politica estera della presidenza Obama) che si discosta solo leggermente dalla visione unipolare dei neoconservatori, in quanto si limita a derubricare il ruolo degli USA a primus inter pares della coalizione occidentalizzata e concede alle classi dirigenti liberaldemocratiche (non solo dell’Europa) l’illusione di un superamento della condizione di paesi a sovranità limitata.

Una trappola nella quale cadde clamorosamente la Francia di Sarkozy, quando rinnegò la decisione – che era stata di De Gaulle – di una autonoma forza nucleare, militare e politica europea. Unipolarismo e multilateralismo differiscono nella forma e non nella sostanza, come dimostrano le aggressioni scatenate dai Clinton e da Obama (con l’autolesionistico appoggio dell’Europa occidentale) in Libia, Iraq, Afghanistan, Siria.

Invece la visione multipolare è agli antipodi dell’ordine mondiale multilaterale, non condivide l’universalismo razzista dei valori occidentali moderni e non riconosce al Ricco Nord la sua pretesa di agire a nome di tutta l’umanità. Il multipolarismo punta al consolidamento di una pluralità di centri sovrani – civiltà al plurale o poli spiritualmente, finanziariamente, materialmente indipendenti – in grado di prendere decisioni su scala globale.

 

La sovranità ed il Capitale nella contemporaneità

7. Dunque non c’è spazio per il sovranismo degli stati nazionali ed ancor più delle regioni?

La sovranità degli Stati nazionali fu irrimediabilmente persa nel 1945 ed è pertanto una finzione giuridica: oggi la vera sovranità può essere raggiunta solo da coalizioni di Stati. Concordo con Dugin quando afferma che la sovranità si giochi sui grandi spazi continentali, come insegnò Carl Schmitt. Realisticamente è questa la situazione di fatto. La scommessa consiste nel salvaguardare tutte le diversità – etniche, culturali, linguistiche, religiose – all’interno di un contesto vasto, come fu per i grandi Imperi del passato.

Nei miei dialoghi con Dugin – sulla Quarta Teoria Politica e non solo – ho evidenziato che la vera sovranità è innanzitutto monetaria, e l’ho sollecitato ad approfondire la proposta di Giacinto Auriti di riformare la BCE per restituire ai popoli europei la proprietà della moneta usurpata dalle banche centrali (lo stesso discorso è valido per quasi tutto il pianeta). Abbiamo inoltre concordato sul rischio che il sistema oligarchico crei a tavolino falsi sovranismi per canalizzare e neutralizzare il dissenso, come è accaduto in Austria con l’attuale cancelliere (un liberale travestito da populista e sovranista), in Grecia con Tsipras, in Spagna con Podemos e come purtroppo sta accadendo anche in Italia con la resa di Grillo al partito di De Benedetti.

8. Eppure esiste una critica da sinistra al Capitale globalizzato, penso al celebre testo di Toni Negri proprio dal titolo “Impero”, che vagheggia un alter-mondialismo per l’appunto alternativo al mondo unipolare o multilaterale. È auspicabile una tale prospettiva?

È solo un grande equivoco, assai pericoloso: i neomarxisti come Wallerstein e Negri considerano la globalizzazione un male necessario, in analogia a Marx che designò il capitalismo come fenomeno progressista rispetto alla società feudale e preparatorio all’avvento del comunismo. I teorici neomarxisti si autodefiniscono alter-mondialisti, ossia mondialisti alternativi, e considerano come nemico principale non la globalizzazione ma l’élite borghese mondiale, convinti che la rivoluzione proletaria sia possibile solo dopo l’instaurazione di un governo mondiale della borghesia.

Non deve stupire questa implicita rivendicazione del ruolo svolto storicamente dalla sinistra – ogniqualvolta si sia giunti allo scontro – quale mosca cocchiera e truppa di complemento del sistema definito usurocratico da Ezra Pound. In questa logica perversa l’immigrazione di masse di diseredati e la società multirazziale diventano i cavalli di Troia della rivoluzione neo-trotzkista mondiale, che deve necessariamente passare attraverso la riduzione a melting pot delle identità etniche, linguistiche, culturali, spirituali e nazionali di tutta l’umanità. Una prospettiva da menti allucinate, l’altra faccia della stessa medaglia mondialista.

 

Dall’eurasiatismo (Quarta Teoria Politica) al ruolo del Sud Italia

9. Da uomo del Sud, da sempre fautore di una revisione della vulgata storiografica risorgimentale (e non solo), affermi spesso che la storia tutta va riscritta. Allora ti chiedo quale ruolo potrebbe svolgere il Sud, pur in un quadro di unità nazionale, in una visione multipolare?

In un futuribile blocco eurasiatico (nel quale lo stesso Dugin, con la Quarta Teoria politica e non solo, rivendica il rispetto reciproco dell’autonomia di Europa e Russia) il Sud Italia potrebbe tornare protagonista della scena internazionale come lo fu fino al 1860, quando Parigi e Napoli erano le uniche vere capitali europee (come ha strumentalmente ricordato di recente Macron, citando Stendhal).

Il Sud è un ponte naturale proiettato nel Mediterraneo, ideale piattaforma culturale e logistica tra Europa, Africa ed Asia. Il problema è l’assenza di classi dirigenti adeguate, alla cui formazione in chiave metapolitica e geopolitica è necessario lavorare per spostare gradualmente l’asse della politica europea dall’Atlantico al Mediterraneo e dal centro-nord al sud.

10. Il fondamento metafisico è essenziale per comprendere la natura del potere. Qual è il substrato spirituale delle attuali élite globaliste e della società che esse dirigono?

Cosa muove l’élite mondialista e qual è la sua essenza metafisica traspare da fatti di cronaca sui quali, non a caso, cala troppo presto il silenzio:

  • il caso del magnate americano Epstein, accusato di essere al centro di una rete internazionale pedofila e suicidato in un carcere di massima sicurezza;
  • il pentimento pubblico del banchiere olandese Roland Bernard dopo aver assistito ad omicidi rituali di bambini;
  • le pagine dedicate dal pontefice Jorge Bergoglio alla denuncia del satanismo;
  • la sparizione di decine di migliaia di bambini (soprattutto immigrati clandestinamente);
  • la distruzione scientifica della famiglia tradizionale e della scuola, sono da questo punto di vista segnali inquietanti quanto eloquenti.

 

La lotta culturale e metapolitica

11. Quale può essere l’alternativa spirituale incarnata da una nuova élite?

In Asia e nell’Europa orientale si assiste ad un forte risveglio spirituale, il problema riguarda l’Occidente: scriveva Guenon che solo dal contatto con l’Oriente le élite spirituali dell’Occidente potranno trarre conoscenze e Vie altrimenti andate perdute. Grazie alla diaspora tibetana e alle predicazioni del primo patriarca zen d’Europa e del Dalai Lama, il buddhismo si sta diffondendo anche in Occidente e ciò potrà significare un ritorno alle origini indoeuropee dell’insegnamento del Buddha storico.

12. Circa le censure, le polemiche e le diffamazioni in ambito accademico, politico, culturale e mediatico per la venuta di Dugin in Italia, quali mosse, iniziative e strategie mettere in campo per vincere questa battaglia culturale contro le concezioni globaliste, liberal, socialdemocratiche, politicamente corrette e, alla base, positiviste e materialiste che presiedono le istituzioni educative e culturali del nostro Paese?

Nulla di nuovo sotto i ponti: il sistema ha sempre scatenato i suoi cani da guardia contro gli spiriti liberi e i portatori di verità scomode, in quella che è una vera e propria guerra ibrida. Una guerra che va combattuta sul piano culturale e delle idee, metapolitico, facendo leva sulla sensibilità diffusa e formando le classi dirigenti e le élite intellettuali e spirituali in una prospettiva di lungo periodo, ma allo stesso tempo pronta a cogliere le improvvise accelerazioni che la storia (il karma collettivo) pone al cospetto dell’attuale risveglio dei popoli.

(Intervista a cura di Roberto Siconolfi)

L’articolo Dugin e la Quarta Teoria Politica raccontati da Giuseppe Marro originale proviene da Oltre la Linea.



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