Redatto da Oltre la Linea.

Nel pensiero del nuovo eurasiatismo di Aleksander Dugin la grande differenza fra la civiltà Occidentale e il resto del mondo è l’esclusività.

L’Occidente moderno, capitalista e materialista, crede di essere l’unica sola civiltà. L’unica degna, l’unica raginevole e depositaria della vita umana. La cultura occidentale fondata sulla tecnica e sull’econmia crede di essere la risposta univoca e unica sensata al senso della vita. Essa, ereditando e storpiando l’universalismo di tradizione romana, punta ad uniformare il mondo ad essa

Ma non è così.

Diverse civiltà in un mondo multipolare

L’idea principale e fondamentale dell’eurasiatismo in quanto visione del mondo è la pluralità delle civiltà.” Come diceva il filosofo Herder “I popoli sono altrettanti pensieri di Dio”; esistono diverse e numerose civiltà, ognuna ha seguito uno sviluppo diverso ma ognuna affonda le proprie radici nella Tradizione universale.

La globalizzazione, al contrario del pensiero multipolarista ed eurasiatista, vuole invece uniformare tutte le civiltà, tutti i paesi, tutti i continenti. Ma alla sua radice non esiste un’idea, un valore o una visione del mondo: essa continene solo materia. Il suo fondamento è il consumo, il capitale e quindi l’economia.

Dugin e le Civiltà nel nuovo eurasiatismo
Aleksander Dugin a fianco di una bandiera del Donbass indipendente

Gli eurasiatisti di oggi si riferiscono a un’idea che è esattamente il contrario di quella che sottende il globalismo. Essi sostengono la pluralità dei valori e la libertà dei popoli di scegliere e forgiare il loro destino indipendentemente da chicchessia.”

Ed è per ritrovare le sue radici che secondo Aleksander Dugin l’Europa deve allontanarsi dagli USA. Non, come penseranno i maliziosi, per gettarsi nelle mani dei Russi e di Putin; ma per ritrovare sé stessa. Per rievocare il suo fondamento ideale e tradizionale. L’Europa non è né atlantica né asiatica: essa è Europa. Un continente unico, con una storia eccezionale e una potenza inarrivabile.

Per dirla alla Leontev, “bisogna difendere la molteplicità fiorente“.

(di Fausto Andrea Marconi)

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