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Il test dell’efficacia di un nuovo vaccino per l’hiv è ufficialmente fallito. Lo riporta in una nota il National Institute of Allergy and Infectious Diseases, parte dei National Institutes of Health (Nih) statunitensi. Lo studio, denominato Uhambo (in sigla HVTN 702), condotto su più di 5mila persone in Sudafrica, ha mostrato che la vaccinazione non è risultata efficace, anche se non è emerso alcun problema riguardo alla sua sicurezza. Questo risultato ha portato il Nih a bloccare la somministrazione del farmaco e dunque lo studio clinico. Per ora non abbiamo un vaccino per l’hiv e diversi tentativi sono stati fallimentari anche se la ricerca va avanti e sono in corso diversi studi promettenti per metterlo a punto.

Gli autori dello studio, partito nel 2016, hanno coinvolto circa 5.400 volontari in Sudafrica, negativi all’hiv e sessualmente attivi, di età compresa fra i 18 e i 35 anni. I partecipanti, divisi in due gruppi, hanno ricevuto il vaccino sperimentale oppure l’altro un placebo, il tutto in 6 dosi per una durata di 18 mesi. Dopo questo periodo, sufficiente per stimolare la risposta immunitaria, i ricercatori hanno analizzato gli eventuali effetti protettivi. Per farlo, hanno confrontato il numero di nuove infezioni, a partire dall’inizio dello studio (momento in cui nessuno dei partecipanti aveva l’hiv) nel gruppo trattato col vaccino sperimentale e nel gruppo di controllo.

Dai risultati emerge che fra i vaccinati ci sono stati 129 casi mentre fra chi ha ricevuto il placebo 123, cifre assolutamente confrontabili, che non denotano alcun aumento o diminuzione del rischio di contrarre l’infezione. Per questo gli esperti hanno concluso che l’efficacia del vaccino è nulla e hanno interrotto la somministrazione del farmaco raccomandando di proseguire il follow-up dei partecipanti, che verranno ancora monitorati rispetto agli effetti.

Ma questo insuccesso – se si può parlare di insuccesso in un ambito in cui qualsiasi risultato può far imparare – non fermerà la ricerca di un vaccino. “Continueremo a esplorare strade promettenti per prevenire l’Hiv con altri vaccini e altre strategie”, ha commentato Glenda Gray, coinvolta nello studio clinico, “sia in Sudafrica sia nel resto del mondo”. Le persone sieropositive nel mondo sono quasi 38 milioni e circa 7,7 in Sudafrica. Il vaccino è essenziale per porre fine a questa pandemia, concordano gli esperti, che proseguiranno negli sforzi per arrivarci.

Fiducioso è anche Mitchell Warren, sempre fra gli esperti che hanno bloccato il trial, che è a capo di Avac, Aids Vaccine Advocacy Coalition, un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che lavora per trovare vaccini contro l’Aids. “Ci sono altri farmaci”, ha spiegato l’esperto in un articolo su Science, “negli studi che valutano l’efficacia e c’è una pipeline [scelta di medicinali ndr] di fase 1 leggermente più ampia rispetto a quanto abbiamo mai avuto finora”.

Oltre ad altri vaccini sperimentali, ci sono studi, fra cui i trial Amp, che studiano e sfruttano l’azione degli anticorpi ampiamente neutralizzanti, anticorpi che di fatto neutralizzano ceppi virali di hiv multipli e che potrebbero portare allo sviluppo di un vaccino. Questi anticorpi si legano a specifiche regioni sulle proteine di superficie dell’hiv, neutralizzandolo. La difficoltà (qui alcune criticità incontrate nella ricerca sui vaccini contro l’Aids), infatti, è che il virus non espone sulla sua superficie le parti di sé che inducono gli anticorpi necessari ad annientare l’infezione. Per questo colpirle è difficile lavorare su questo settore potrebbe portare importanti vantaggi nella strada verso la prevenzione dell’hiv.

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