(foto: nile via Pixabay)

Esattamente un anno fa, all’inizio di gennaio 2020, in questi giorni cominciavamo a parlare di casi di una polmonite misteriosa in Cina, causata probabilmente da un virus sconosciuto, di cui ancora non sapevamo il nome, se fosse nuovo e come fosse fatto. E all’epoca probabilmente nessuno avrebbe potuto prevedere una così ampia diffusione di questo patogeno e una pandemia con queste caratteristiche. In questa sfortunata ricorrenza, anche se oggi l’elemento positivo in più è che sicuramente abbiamo più conoscenze e armi dalla nostra, riavvolgiamo il nastro per ripercorrere le tappe principali dell’emergenza sanitaria coronavirus che ha cambiato le nostre vite.

Se crollano le certezze

Il coronavirus è un’emergenza non solo sanitaria, ma anche sociale ed economica, che ha modificato il modo di percepire e vivere la realtà. Quando è iniziata non immaginavamo che si sarebbe trasformata in una trama anche mediatica, con ogni giorno notizie sui contagi, sulle caratteristiche del virus, sulle possibili terapie e infine sui vaccini. Anche le generazioni più giovani iniziano a capire che la crisi, le difficoltà, possono essere dietro l’angolo e che la sicurezza della nostra salute non è un bene da considerare scontato.

Se in Cina le notizie dei casi emergono già alla fine di dicembre 2019, da noi arrivano e iniziano ad essere rilevanti qualche giorno o settimana dopo. Il 10 gennaio 2020 l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) riporta che le autorità cinesi hanno appena parlato di un nuovo tipo di coronavirus e inizia a spiegare di che si tratta anche se ancora non ci sono restrizioni sui viaggi da e per la Cina. Mentre la città di Wuhan diventa tristemente nota come epicentro dell’epidemia il panorama andrà gradualmente peggiorando.

Passerà ancora del tempo prima che dall’epidemia in Cina si manifestino altre epidemie di coronavirus in altri paesi: il 30 gennaio 2020 l’Oms annuncia una “emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale”, ma la dichiarazione dell’esistenza di una pandemia arriva l’11 marzo, il giorno successivo dell’entrata dell’Italia in lockown con il dpcm del 9 marzo 2020.

Ora lo conosciamo: è il Sars-Cov-2

L’11 febbraio il nuovo coronavirus ha il nome che sarà poi quello definitivo: Sars-Cov-2, imparentato con il Sars-Cov-1 (o semplicemente Sars-Cov), causa della Sars, rispetto al quale è più contagioso ma molto meno letale. Per l’Italia il giorno peggiore è il 18 marzo, data in cui gli autocarri militari hanno sfilato lasciando Bergamo con 65 bare. Tanto che a posteriori, a luglio, la Camera approverà all’unanimità l’istituzione in questa data della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di coronavirus. Nel frattempo la pandemia accelera a livello nazionale e globale. Soltanto a partire dalla seconda metà di aprile nel nostro paese si inizia a parlare della possibile fase 2, che partirà dal 4 maggio 2020.

Nel frattempo il 1° maggio la Food and Drug Administration (Fda) statunitense fornisce l’autorizzazione all’uso d’emergenza l’unico farmaco approvato specificamente per Covid-19, il remdesivir. Questo verrà autorizzato anche dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema) a luglio 2020.

La ripartenza, con le mascherine

Il 4 maggio si torna a poter vedere i congiunti (e successivamente tutti) e gradualmente nelle settimane successive riaprono le attività commerciali, anche se in maniera scaglionata e seguendo i modelli, mentre le scuole non riapriranno. Il 3 giugno si inizia a circolare fra le regioni e in questa data si può riprendere a volare anche verso i paesi dell’area Schengen, anche se in alcuni casi con limitazioni fino al 30 giugno.

Già da aprile alcune regioni istituiscono obblighi all’uso delle mascherine, principalmente al chiuso, per andare al lavoro o nei supermercati e nei negozi, mentre un obbligo più strutturato a livello nazionale arriva dal 15 luglio: a partire da questa data bisogna sempre usarle al chiuso, in aggiunta alla regola già in vigore del distanziamento fisico. Inevitabilmente mascherine restano protagoniste durante la pandemia: anche all’aperto dovrà essere indossata obbligatoriamente a partire dall’8 ottobre 2020 (ma si potrà evitare di metterla in auto, in bici, in moto e quando si svolge attività sportiva).

Autunno, nuova crisi

Se l’estate passa piuttosto tranquillamente, con un calo sostanziale dei casi nei mesi caldi, purtroppo la pandemia non si è calmata e i casi riprenderanno a crescere già nel mese di agosto. Il mese di ottobre inizia a essere critico e i contagi tornano a crescere in maniera rilevante. Tanto che dopo una serie di misure (blocchi e restrizioni ad alcune attività, orari limitati) il 3 novembre si arriva a una divisione dell’Italia in zone di colore diverso, con norme che variano a seconda del colore e dunque del livello del rischio. E, in ultimo, al decreto Natale che ben ricordiamo perché fra i più recenti.

Autunno e inverno: i vaccini come speranza per l’anno nuovo

Ma i mesi autunnali portano buone notizie almeno sul fronte della prevenzione di Covid: novembre è il mese in cui arrivano diversi annunci delle case farmaceutiche di dati favorevoli, sia sull’efficacia sia sulla sicurezza di alcuni dei vaccini contro Covid-19. Il vaccino di Pfizer-Biontech è approvato negli Usa il 12 dicembre 2020 e in Europa il 21 dicembre (attualmente è l’unico usato in Italia). Quello di Moderna arriva 1 settimana dopo, il 19 dicembre negli Usa e il 6 gennaio in Europa. Sotto l’attenzione dei riflettori della scienza, soprattutto in Europa, c’è anche il vaccino di Oxford-Astrazeneca, uno dei primi di cui si è parlato fin dall’inizio della pandemia. Questo vaccino è stato autorizzato nel Regno Unito il 30 dicembre e ieri 12 gennaio 2021 è stata presentata la richiesta dell’azienda dell’autorizzazione da parte dell’Ema.

La storia non è ancora conclusa e potrà essere ancora lunga, ma la speranza è che ora cominci la parte migliore.

The post È passato un anno dalla comparsa di polmoniti misteriose in Cina appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it