(foto: Junior D. Kannah/Afp/Getty Images)

Con circa 1.290 casi e 830 morti, l’epidemia di ebola nella Repubblica democratica del Congo è la seconda più ampia mai registrata, subito dopo quella esplosa nel 2014 che aveva colpito sei stati dell’Africa occidentale, causando 30mila casi e 11mila morti. La nuova epidemia, limitata al Congo, si è diffusa a partire da agosto 2018, subito dopo che la precedente era stata dichiarata conclusa. Armi efficaci per combattere la diffusione dell’epidemia ci sono già: il vaccino sperimentale, recentemente sviluppato, si è dimostrato efficace. I risultati preliminari dell’efficacia del farmaco, denominato rVsv-Ebov-Gp, sono appena stati pubblicati in un documento dell’Organizzazione mondiale della sanità. In questo caso, dunque, c’è già un vaccino e una strada, quella raccomandata nel testo dell’Oms, per controllare l’epidemia. Tuttavia, la difficoltà starà nel mettere in atto questa strategia, a causa della complessa situazione politica, in un contesto di guerra e con scontri fra locali e autorità governative.

I dati sull’efficacia del vaccino sono già dispo oltre alle ombre ci sono anche delle luci: oggi le autorità, fra cui l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), fanno sapere che il vaccino sperimentale, recentemente sviluppato, è efficace nel 97,5% dei casi. I risultati preliminari dell’efficacia del farmaco, denominato rVsv-Ebov-Gp, sono appena stati pubblicati in un documento dell’Oms.

Il farmaco contiene un virus vivo attenuato ingegnerizzato in modo che esprima una glicoproteina del virus dell’ebola: in questo modo provoca una risposta del sistema immunitario volta a neutralizzare questo componente. Finora, la vaccinazione è stata somministrata a più di 90mila persone, fra cui 30mila operatori sanitari, salvando probabilmente migliaia di vite. I ricercatori hanno scelto una strategia di vaccinazione cosiddetta ad anello, ovvero a partire dai gruppi in cui vi è uno o più casi di ebola, per poi raggiungere persone che sono entrate in contatto con questi gruppi e così via.

Fra le persone vaccinate, soltanto l’8,8% ha sviluppato l’ebola e solo il 2,2% dopo 10 giorni dalla somministrazione del vaccino. La maggior parte degli individui che hanno avuto l’ebola erano nel gruppo ad alto rischio di contatto, cioè che erano molto probabilmente venute in contatto col virus. Mentre solo due volte in tutto la malattia ha colpito i contatti dei contatti, cioè il terzo anello della catena di rischio. Questo risultato indica che la vaccinazione previene quasi al 100% il contagio nel terzo livello di contatto. Mettendo insieme questi e altri risultati, l’efficacia del vaccino è stata misurata ed è risultata pari al 97,5%. “Si tratta di una prova essenziale per il controllo dell’epidemia”, si legge nel documento dell’Oms, “perché fornisce un’evidenza sul ruolo della vaccinazione ad anello con rVSV-ZEBOV-GP”. Insomma, il vaccino si è rivelato efficace ed è essenziale offrirlo ai gruppi di popolazione a rischio di ebola, incluse le persone venute in contatto (anche i contatti dei contatti).

L’epidemia iniziata nell’agosto 2018 ha colpito soprattutto le province di North Kivu e Ituri della Repubblica democratica del Congo. Anche se si tratta di una grave epidemia, il Comitato d’emergenza, riunito il 12 aprile 2019 dall’Oms, ha dichiarato che non si tratta di una emergenza internazionale di salute pubblica. Tuttavia, questo comitato ha espresso preoccupazione rispetto al recente aumento dei casi di contagio in specifiche aree e c’è un potenziale rischio che l’epidemia si diffonda anche in stati limitrofi, un motivo in più per non abbassare la guardia. In questo caso, purtroppo, a rendere tutto più complicato è la presenza di un situazione politica difficile, la presenza di un contesto di guerra e scontri fra rivoltosi e forze governative.

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