(foto: Siobhan Dolezal via Pixabay)

Nuovo anno e nuove regole relative all’emergenza coronavirus. Sappiamo già che è appena stato approvato decreto legge approvato nella tarda serata del 13 gennaio 2021, che prolunga lo stato d’emergenza fino al 30 aprile e introduce delle novità nelle norme, valide dal 16 gennaio fino al 5 marzo, come l’istituzione di una zona bianca in particolari condizioni di rischio basso. Il livello di rischio è calcolato in questo caso non soltanto sulla base dei 21 parametri (quelli utilizzati nella prima divisione in zone del dpcm del 3 novembre) e sui 4 scenari delineati dall’Istituto superiore di sanità (di cui abbiamo parlato per esempio qui), ma anche sulla base del numero di casi ogni 100mila abitanti, con l’aggiunta della zona bianca. Ecco cosa sappiamo.

Come si calcola il rischio

L’apparato per determinare il rischio, dunque il colore delle varie regioni, è leggermente cambiato già da qualche giorno. Con la modifica del 5 gennaio 2021, infatti, i criteri sono stati modificati e si valuta anche il numero di nuovi positivi, negli ultimi 7 giorni, ogni 100mila abitanti. Questo numero deve sempre essere combinato con gli altri parametri, ovvero i 4 scenari possibili e il livello del rischio dato dai 21 parametri.

In tal senso lo spartiacque dei contagi è rappresentato dai 50 casi per 100mila persone. Al di sopra di questo numero, per esempio, non è possibile istituire la zona bianca. Sempre se siamo al di sopra, si va a vedere gli altri indicatori (i 21 parametri, fra cui c’è il valore di Rt, e il tipo di scenario) per calcolare se si è in zona gialla, arancione o rossa.

Dalla zona bianca alle altre zone

La zona bianca può essere istituita soltanto quando ci sono meno di 50 casi su 100mila e questo livello si mantiene da 3 settimane (almeno). Oltre ai contagi bassi si deve essere in presenza di uno scenario 1 (una situazione simile a quella di luglio e agosto) e di un rischio determinato dai 21 parametri basso. Nella zona bianca non si applicano le misure restrittive”, si legge nella comunicazione sul decreto legge del 13 gennaio 2021, “previste dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) per le aree gialle, arancioni e rosse ma le attività si svolgono secondo specifici protocolli. Ancora non sappiamo cosa succederà e come andranno concretamente le cose in presenza di una zona bianca.

Se ci sono meno di 50 casi su 100mila e un rischio basso o moderato ma c’è uno scenario 2, 3 o 4 questi elementi fanno sì che sia istituita la zona gialla. Se siamo sopra i 50 casi su 100mila non è detto che scatti subito la zona arancione o rossa. Bisogna infatti considerare gli altri indicatori: se il rischio dato dai 21 parametri è basso, anche in presenza di uno scenario 3 (tracciamento saltato e sovraccarico del sistema sanitario) o di uno scenario 4 (tracciamento saltato e sovraccarico con rischio di cedimento nel breve termine) ci si trova ancora in zona gialla. Al contrario, se ci sono meno di 50 casi su 100mila ma un rischio alto e uno scenario 3 o 4 ci troviamo rispettivamente in zona arancione e rossa.

L’altra novità

Una novità riguarda poi la gestione della distribuzione dei vaccini, con la creazione di “una piattaforma informativa nazionale idonea ad agevolare, sulla base dei fabbisogni rilevati, le attività di distribuzione sul territorio nazionale delle dosi vaccinali, dei dispositivi e degli altri materiali di supporto alla somministrazione, e il relativo tracciamento”, si legge sul sito del governo. La piattaforma potrà favorire la prenotazione delle vaccinazioni, la registrazione delle somministrazioni dei vaccini e la loro certificazione delle stesse e la trasmissione dei dati al ministero della Salute.

The post Ecco come una regione finisce in zona bianca, gialla, arancione e rossa appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it