sperma
(foto: Ohsu)

Al Pittsburgh University Medical Center l’hanno chiamata Grady, ed è la prima scimmietta (macaco Rhesus) a essere stata generata grazie allo sperma prodotto da tessuto testicolare immaturo crioconservato. Un successo per la ricerca sul ripristino della fertilità maschile, dicono gli autori della ricerca su Science. Il protocollo potrebbe presto essere applicato agli esseri umani, per dare a bambini e ragazzi in età prepuberale che devono sottoporsi a terapie che potrebbero renderli sterili una chance di avere figli biologici in futuro.

Quando un uomo si ammala di cancro c’è un modo tutto sommato semplice per mettere al sicuro la sua possibilità di diventare padre prima di iniziare le cure che potrebbero lederne la fertilità. In fondo basta congelare un campione di sperma.

Ma quando è un bambino ad ammalarsi, che si fa? Fino alla pubertà i maschi non producono spermatozoi maturi, per cui le opzioni non sono molte. Anzi, finora quello che si poteva offrire al paziente e alle famiglie era più una speranza che una concreta possibilità: prelevare e crioconservare il tessuto testicolare dei bambini in attesa che un giorno la ricerca trovi il modo di restituirlo, sano e funzionante, al legittimo proprietario.

Quel giorno, oggi, potrebbe essere davvero vicino. A provarlo c’è lei, Grady, una femmina di macaco Rhesus nata grazie allo sperma ricavato da un campione di testicolo immaturo congelato. Grady, a detta di esperti internazionali, è un vero successo nell’ambito della preservazione della fertilità maschile. Studi di questo tipo infatti vanno avanti da anni, ma è la prima volta che una gravidanza ha successo in una delle specie più simili all’essere umano che esistano.

Nell’articolo su Science Kyle Orwig e i suoi colleghi spiegano i vari passaggi che hanno consentito loro di raggiungere questo importante traguardo.
Per prima cosa gli scienziati hanno rimosso a 5 giovani macachi maschi un testicolo, il cui tessuto immaturo è stato campionato e crioconservato dai 5 ai 7 mesi. A quel punto le giovani scimmie avevano raggiunto l’età della maturità sessuale. Dopo averle rese completamente sterili rimuovendo anche il secondo testicolo, i ricercatori hanno impiantato sotto la pelle dello scroto i campioni di tessuto testicolare, sia quelli freschi sia quelli precedentemente congelati. Lo scopo, ha spiegato Orwig, non era quello di ripristinare la funzionalità dei testicoli (riconnettere l’impianto idraulico per permettere all’eventuale sperma prodotto di uscire non è fattibile, almeno per ora) ma di verificare se il tessuto congelato fosse in grado di maturare grazie agli ormoni prodotti dall’organismo dell’animale.
Dopo 8 – 12 mesi gli impianti di tessuto sono stati dunque recuperati e i ricercatori hanno constatato che, sì, le cellule erano maturate e avevano prodotto spermatozoi apparentemente normali. Non restava che provare a vedere se riuscissero anche a fecondare una cellula uovo per originare un embrione. Dai tentativi di fecondazione in vitro sono risultati 11 embrioni vitali, che gli scienziati hanno impiantato in 6 femmine di macaco. Una di queste gravidanze ha avuto successo, ed ecco Grady.

Abbiamo innestato un tessuto che all’inizio dell’esperimento non aveva spermatozoi, e quando lo abbiamo raccolto gli innesti producevano milioni e milioni di spermatozoi“, ha commentato Orwig. “Siamo fiduciosi che se la stessa cosa possa accadere con il tessuto umano: potremmo avere sperma più che sufficiente per fecondare una cellula uovo e stabilire una gravidanza“.

L’entusiasmo è legittimo, ma l’applicazione clinica di questa metodologia non è la soluzione a tutto e potrebbe non essere così immediata. Nel passaggio all’essere umano, per esempio, rimarrebbero delle limitazioni: non tutti i giovani pazienti potrebbero ricorrere a questa strategia. In caso di tumore ai testicoli, di linfomi o leucemie, per esempio, sarebbe rischioso reimpiantare tessuto testicolare che potrebbe contenere cellule maligne. E poi il protocollo non potrebbe rimanere identico a quello del macaco: i pazienti potrebbero anche risultare sterili, ma sicuramente non sarebbero castrati. Bisognerà dunque fare ulteriori esperimenti per testare il metodo in condizioni ancora più simili a quelle riscontrabili in clinica. Anche sul quando restituire il campione congelato al legittimo proprietario è una questione su cui riflettere: meglio in adolescenza o in età adulta? C’è poi un’altra verifica ancora da fare: Grady per ora cresce normalmente, ma le analisi per constatare che non ci siano problematiche a livello cromosomico o di espressione genica devono ancora essere valutate.

The post Ecco Grady, la prima scimmia nata grazie a testicoli congelati appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it