(foto: Radoslav Zilinsky via Getty Images)

Contro Covid-19 attualmente non abbiamo ancora una cura né un vaccino. Ma in Italia, come in molti altri paesi, già si stanno cercando soluzioni: nel pieno dell’emergenza coronavirus sono iniziate numerose sperimentazioni di farmaci che potrebbero rivelarsi efficaci. L’attenzione è rivolta a diversi antivirali già esistenti, ad esempio un farmaco usato nell’ebola, ad antimalarici ma anche a medicinali impiegati nelle malattie autoimmuni. Inoltre, in mancanza di cure, alcuni farmaci esistenti e impiegati in altre patologie vengono somministrati ai malati con Covid-19, fra cui alcuni off-label, utilizzati cioè al di fuori delle loro indicazioni. Ma anche a livello globale la ricerca sta procedendo e l’Oms sta lanciano in tempi record un mega studio – il Solidarity Trial – in modo che i dati a livello locale possano essere diffusi e confermati da uno studio centralizzato. Ecco i principali fronti della ricerca e delle sperimentazioni cliniche in Italia contro il nuovo coronavirus.

Sperimentazioni, il plasma da guariti

Una delle opzioni terapeutiche in corso di sperimentazione e già applicate in alcuni ospedali italiani riguarda la trasfusione di plasma da pazienti guariti. Dopo la guarigione, infatti, queste persone sviluppano un’immunità, che si vede nel sangue con anticorpi specifici, le immunoglobuline IgG per il Sars-Cov-2. E proprio questi anticorpi possono essere utili alle persone malate, come già avvenuto fra l’altro in alcuni casi nella Sars e nella Mers, per aiutarle a combattere l’infezione, con una sorta di immunizzazione passiva. Per questo l’uso di plasma da guariti, opportunamente inattivato e purificato, è una delle strade che stiamo percorrendo.

Su indicazione del Centro nazionale sangue, organismo dell’Istituto superiore di sanità alcuni ospedali hanno dato il via a questa sperimentazione. In particolare, il protocollo clinico-sperimentale è stato sviluppato dalla Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, in collaborazione con altre strutture come quelle di Mantova e Lodi, e dall’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova. E ci sono già circa una ventina di pazienti gravi per cui questo trattamento ha avuto successo.

Antivirali: dal remdesivir al favipiravir

Fra le sperimentazioni, c’è quella sul remdesivir, un antivirale non ancora autorizzato, che blocca gli enzimi usati da alcuni virus per la replicazione nelle cellule umane. I dati di uno studio clinico condotto nel 2018 su pazienti con ebola mostravano la sua sicurezza. Dai primi test su animali, inoltre, è risultato avere una discreta efficacia anche nel caso di Covid-19. Il 12 marzo l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha annunciato che l’Italia è fra i paesi che prendono parte a due studi clinici di fase 3 su pazienti con Covid-19 moderato o grave. Gli ospedali inizialmente coinvolti sono il Sacco di Milano, il Policlinico di Pavia, l’Azienda Ospedaliera di Padova, l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma e l’Istituto Nazionale di Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani. Fra gli antivirali che verranno studiati c’è anche il favipiravir (reso noto in questi giorni dai media come Avigan), per cui l’Aifa ha strutturato con lo Spallanzani una sperimentazione su 500 pazienti che comincerà il 13 aprile. Il farmaco è stato sviluppato in Giappone

Anticorpi monoclonali e farmaci contro l’artrite reumatoide

Il tocilizumab è un anticorpo monoclonale usato nell’artrite reumatoide, che blocca gli effetti dell’interleuchina-6, proteina coinvolta nella risposta infiammatoria. Su questo farmaco era già in corso uno studio clinico di fase due e il 3 aprile 2020 l’Aifa ha autorizzato uno studio clinico di fase 3 – l’ultimo stadio della sperimentazione – randomizzato e in doppio cieco, in diverse sedi in Italia, che dovrebbe concludersi entro la metà di maggio 2020. Lo studio nasce dall’esito positivo di una ricerca in Cina secondo cui il tocilizumab ha prodotto incoraggianti benefici clinici in 21 pazienti affetti da polmonite grave dovuta a Covid-19. L’Aifa, inoltre, ha autorizzato la sperimentazione clinica dell’anticorpo monoclonale emapalumab, nonché di sariluma e anakinra, già in uso sempre nell’artrite reumatoide – quest’ultimo, anakinra, insieme al tocilizumab, potrebbe essere promettenti come spiega un articolo su Nature.

Ruxolitinib, la sperimentazione e l’uso compassionevole

Dal 24 marzo 2020, come rendono noto alcune testate locali e nazionali, all’ospedale di Livorno è iniziata la sperimentazione con un altro farmaco, ruxolitinib, già impiegato in ambito ematologico. E a distanza di pochi giorni l’Aifa ha approvato un protocollo per l’uso compassionevole – quando una sperimentazione non è ancora finita si può ricorrere all’uso compassionevole, destinato ai pazienti con malattie gravi o rare. In questo caso l’utilizzo di ruxolitinib riguarda i pazienti con Covid-19 e con insufficienza respiratoria, che però non hanno bisogno di ventilazione assistita invasiva.

Ripercorrendo la storia del ruxolitinib, questo medicinale è già utilizzato per alcune malattie del sangue, come la mielofibrosi (qui le indicazioni dell’Ema) ed è studiato in diversi tipi di tumore. Il giornale Il Tirreno riferisce che tutto è partito dall’ematologo di Livorno Enrico Capochiani. L’esperto, insieme al suo team, ha mostrato i primi successi della somministrazione di questo farmaco. Medicinale che, in un gruppo (per ora) piccolo di pazienti (circa 8 ma alla sperimentazione si stanno aggiungendo altri ospedali) con insufficienza respiratoria è riuscito a evitare la rianimazione e l’intubazione e a migliorare le condizioni cliniche.

La colchicina, usata in ambito reumatologico

C’è poi la colchicina, un vecchio medicinale utilizzato principalmente per prevenire e trattare gli attacchi di gotta ma anche in alcune malattie autoinfiammatorie. L’Aifa ha appena approvato un protocollo di trattamento, proposto dalla Reumatologia dell’università di Perugia, e sta partendo uno studio, in Italia, su pazienti con Covid-19 in una fase abbastanza precoce. Quello che i ricercatori cercheranno di capire è se la colchicina sia efficace nel prevenire danni polmonari, che portano il paziente in terapia intensiva, dovuti ad alcune molecole che promuovono l’infiammazione – la cosiddetta tempesta di citochine pro-infiammatorie.

Farmaci off-label, antivirali e antimalarici

Fra gli antivirali, la combinazione di lopanivir e ritonavir utilizzati per il trattamento dell’infezione da hiv è consentita off-label nei pazienti con Covid-19 con sintomi non gravi, soltanto seguendo le indicazioni del piano nazionale di gestione dell’emergenza. Anche gli inibitori delle proteasi darunavir/cobicistat, impiegati nel trattamento dell’infezione da hiv, possono essere utilizzati al di fuori delle loro indicazioni d’uso sempre all’interno del piano nazionale indicato dall’Aifa. Lo stesso vale per alcuni antimalarici, quali clorochina e idrossiclorochina (non ad uso preventivo come chiarisce l’Aifa).

I vaccini, a che punto siamo in Italia?

E’ iniziata la sperimentazione preclinica – su modello animale – per un vaccino sperimentale contro il coronavirus. I risultati preliminari di questa fase della sperimentazione si avranno nel mese di aprile 2020, mentre i test clinici potrebbero cominciare nell’autunno sempre del 2020.

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