“L’algoritmo utilizzato dall’Istituto superiore di sanità è corretto, da aprile non è mai cambiato ed è uguale per tutte le regioni che lo hanno utilizzato finora senza alcun problema”. È quanto riportato in una relazione dell’Istituto superiore di sanità (Iss) in merito all’errore nell’indicazione dei casi sintomatici per calcolare l’ormai famoso Rt della Lombardia, che il 17 gennaio scorso è costato alla regione una settimana di zona rossa. Infatti, solamente dopo aver modificato i dati con una corretta identificazione dei casi si sono potute ricalcolare le stime dell’Rt realizzate la settimana precedente e consentire, di fatto, la nuova classificazione della Lombardia in zona arancione dal 24 gennaio scorso.

Ricordiamo che l’Rt, o tasso di riproduzione, è un valore che indica il numero medio di persone che un positivo può contagiare in dato istante della pandemia ed è quindi fondamentale per determinare l’evoluzione della trasmissione del coronavirus. Il principio cardine per calcolare l’Rt è quindi quello di contare i positivi sintomatici. Per farlo, ogni volta che viene identificato un caso clinico nel relativo campo deve essere indicato sia, quando possibile, la data dell’insorgenza che la gravità dei sintomi (paucisintomatico, asintomatico o con sintomi). Presenza di sintomi e data di insorgenza, quindi, sono le due variabili che definiscono i casi da considerare per il calcolo dell’Rt.

Raramente, precisa la nota dell’Iss, può capitare che “alla data di inizio sintomi non sia associato uno stato clinico e in questo caso i pazienti vengono inizialmente considerati sintomatici perché si riconosce il dato fornito dalla regione come indicativo della presenza di sintomi in assenza di altre informazioni”. Se, invece, il campo non viene mai compilato fino a guarigione o decesso documentati, il caso si considera asintomatico (nonostante ci sia la data di insorgenza dei sintomi), perché non è possibile che ci sia una data di inizio sintomi di un positivo che non ha riportato alcun sintomo fino alla guarigione o al decesso.

Per quanto riguarda la Lombardia, la regione ha segnalato una grande quantità di casi con una data di inizio sintomi a cui, però, non ha associato uno stato clinico e che quindi si è continuato a considerare inizialmente sintomatici. “Questa anomalia è stata segnalata più volte dall’Iss alla regione Lombardia”, si legge nella nota. “Inoltre nell’ultimo periodo ha classificato un gran numero di questi come guariti senza uno stato clinico sintomatico riportato. Questi casi sono stati quindi esclusi, dopo qualche settimana dalla prima segnalazione, dal numero dei sintomatici, in quanto presentavano un dato incongruente”.

Due problematiche, quindi, che insieme hanno portato all’errore del calcolo dell’Rt, e in particolare a una sovrastima del numero dei sintomatici, che ha fatto schizzare il valore dell’Rt a 1,4 (ora ricalcolato inferiore a 1). “La conseguenza è stata un aumento non congruo della differenza tra il numero di casi sintomatici documentati nella settimana di stima rispetto alla settimana precedente, che a sua volta ha determinato solo in Lombardia e solo nelle stime di queste settimane una sovrastima dell’Rt”, commenta l’Iss.

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