(foto: Alberto Lo Bianco/Ipa)

Quella indiana è la più diffusa tra le varianti al Sars-Cov-2 in Italia, in Francia, Spagna e Germania è quella inglese. Prima di farsi prendere dal panico, però, conviene analizzare più nel dettaglio i dati relativi alla diffusione delle varianti diffusi, attraverso una dashboard, dallo European Center for Disease Control. Intanto, ecco la situazione:

Dashboard 2

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Il grafico mostra l’incidenza percentuale di ogni singola variante nota sul totale dei tamponi sequenziati, con cadenza settimanale, dal 4 ottobre dello scorso anno al 9 maggio del 2021. Il filtro nella parte bassa consente di selezionare il paese europeo per il quale visualizzare i dati. Il valore di default è ovviamente l’Italia.

Come si può vedere, se per larga parte del 2021 la variante più diffusa nel nostro paese, almeno tra coloro risultati positivi a un tampone, era quella inglese (B.1.1.7), alla fine di aprile le cose sono cambiate. E la maggiore diffusione ha riguardato B.1.617, ovvero la variante indiana.

Prima di generare inutilmente panico, è bene precisare che parliamo di 11 casi di positività alla variante indiana su un totale di 14 sequenziamenti. Il che porta ad un ulteriore tema, ovvero la quantità di tamponi positivi sottoposti ad analisi genetica. Che, salvo qualche eccezione scandinava, è generalmente molto bassa:

Dashboard 1

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Tra l’inizio di ottobre e l’inizio di maggio, nel nostro paese è stato sequenziato appena lo 0,56% dei tamponi risultati positivi. In altre parole, solo uno ogni 200 casi di contagio accertati. Abbastanza per dire che le varianti sono arrivate nel nostro paese, decisamente troppo poche per gridare all’allarme. Se poi si fa il paragone con l’Islanda, dove vengono sequenziati tre tamponi su quattro, decisamente troppo pochi in generale.

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