(foto: Ernesto Ruscio/Zoe Vincenti)

Edward Snowden è tornato, dopo 4 anni, al Wired Next Fest di Milano. In collegamento video dalla Russia, in una lunga chiacchierata ha fatto il punto sul tema della sorveglianza, sull’uso dei dati e pure sulle sue vicende personali, fino ad arrivare a discutere delle più attuali notizie di cronaca su Chelsea Manning e Julian Assange. Dall’esilio volontario in cui si trova, Snowden continua a dare forma a molti dei più importati dibattiti della società attuale, nonostante paia sempre più evidente che i whisteblower stiano subendo conseguenze personali molto severe per le proprie azioni.

Il punto di partenza del talk, gestito da Philp Di Salvo, sono state le novità per il mondo del whistleblowing, anche sulla base degli impatti sociali che ne sono derivati negli ultimi 6 anni. “Quando guardiamo a cosa è successo nel 2013 e guardiamo al mondo oggi, in sostanza tutto è cambiato”, ha esordito Snowden. “La differenza tra allora e il 2019 è che ora sappiamo esattamente che cosa sta succedendo. Da Google a Facebook, passando per i governi, se chiediamo a un bambino come facciano a guadagnare le grandi aziende che operano online o come si raccolgono i dati, almeno nella sostanza lo sa. Conosce la risposta giusta, a differenza di prima. Questo ci permette di partecipare tutti insieme alla definizione del nostro futuro, che si tratti di elezioni o di economia”.

Edward Snowden al Wired Next Fest: “È in corso un attacco alla libertà di stampa”
(foto: Ernesto Ruscio/Zoe Vincenti)

Alla domanda se, dati i provvedimenti dell’Nsa dello scorso aprile contro la sorveglianza, si senta soddisfatto o in qualche modo vendicato, Snowden ha in sostanza risposto di no. “All’inizio il governo disse che voleva cambiare”, ha detto, “ma pochi anni dopo vediamo che nel concreto non è cambiato nulla. Non sto pensando a quel che succede a me, ma è stato frustrante vedere che le stesse dinamiche accadano in Russia, in Cina, in Germania e ovunque. I governi ci mentono, per loro è facile dire che la strategia adottata è la più sicura possibile, mentre invece dovremmo fare una discussione seria su quanto la sorveglianza sia utile e quanto invece dannosa”.

La conclusione: “Sappiamo che i governi controllano quello che diciamo, quello che facciamo e dove andiamo”, ha continuato, “e la domanda è se vogliamo o meno continuare ad andare in quella direzione. Già quando c’erano solo i telefoni si poteva capire, dai dati raccolti, come ogni persona fosse legata agli altri. Per via di come internet funziona, le cose oggi si fanno molto più complesse. Viviamo in un mondo molto peggiore di quello del 2013 anche perché chi allora si è comportato male non è stato affatto punito per quello che è successo”.

Edward Snowden al Wired Next Fest: “È in corso un attacco alla libertà di stampa”
(foto: Ernesto Ruscio/Zoe Vincenti)

E si è parlato anche di Italia, in particolare per le nuove norme del 2017 che hanno cambiato le regole sulla conservazione dei dati. Anche in questo caso, però, Snowden ha giudicato i provvedimenti insufficienti: “La più pericolosa tecnologia del mondo odierno è lo smartphone. Tutti i cellulari sono localizzati e si connettono al ripetitore più vicino rivelando dove si è. Negli Stati Uniti il governo tiene questi dati per 5 anni, mentre le aziende possono mantenerli in archivio molto più a lungo. Nulla cambierà finché le nostre leggi non saranno modificate in modo drastico.

Si tratta dunque si un problema quantomai globale: “Il problema non è più solo l’Nsa o un Paese specifico”, ha aggiunto Snowden, “ma qualunque governo e soprattutto le grandi aziende. Noi siamo come oggetti su uno scaffale, e oltre a raccogliere i nostri dati veniamo influenzati nel nostro modo di pensare. Il modello di business di internet non è l’informazione, è la sorveglianza.

Tra gli argomenti trattati c’è stato anche il caso Cambidge Analytica. “La lezione fondamentale degli scandali di Facebook è che sono la dimostrazione nel mondo reale di tutte quelle situazioni che parevano solo potenziali”, ha detto Snowden. Che ha proseguito: “Possono esserci le regole, può esserci il Gdpr, ma il punto è che si troverà sempre il modo di raccogliere i dati. Contestualizzando negli scandali di Google o di Facebook, vediamo che le compagnie vogliono auto-regolarsi ignorando le leggi nazionali o continentali. Cambridge Analytica ha mostrato che Facebook ha violato i propri stessi termini di utilizzo, e che ne è derivata una manipolazione”.

Tutto questo era prevedibile? “Se creiamo una tecnologia così potente da cambiare il comportamento umano, sappiamo per certo che ci saranno degli usi distorti di quella tecnologia. La mia grande paura è che non prenderemo provvedimenti contro le grandi aziende del web prima che sia troppo tardi per porci rimedio“, ha chiosato Snowden.

Nel corso del talk si è parlato anche di Chelsea Manning, delle novità del caso Assange e più in generale di censura e giornalismo. “Il diritto di stampa non è stato introdotto per proteggere i giornalisti, ma è stato creato per difendere tutti noi”, ha ribadito Snowden. “La libertà di stampa è arrivata per proteggere i critici, i dissidenti, ed è da qui che deriva il primo emendamento statunitense”. La parte finale del talk ha visto anche il lancio di un nuovo allarme, quantomai generale: “Vedo un mondo sempre più illiberale. Ed è un tema che riguarda tanto la pena di morte quanto la privacy e le libertà fondamentali dell’individuo”, ha dichiarato Snowden.

Commentando il caso specifico dei 17 nuovi capi d’imputazione di Assange, Snowden ha messo l’accento su quella che appare essere la nuova linea politica statunitense. “Al netto di tutti i problemi legali dell’equiparazione tra chi invia e chi riceve l’oggetto del whistleblowing, un aspetto in favore dell’amministrazione Obama era la tutela delle fonti che parlavano con i giornalisti, e il rispetto del giornalismo stesso. Ora invece è diverso”, ha specificato Snowden, “ed è una novità assoluta per la storia statunitense: le accuse ad Assange non hanno a che fare con l’aver collaborato con Paesi stranieri o aver rubato informazioni segrete, ma solamente con la pubblicazione della rivelazione più importante nella storia di WikiLeaks. Al momento sono il presidente della Freedom of the press foundation, e devo dire che il governo più avanzato della storia del mondo ora è cambiato.

Di fronte alle domande su come interpreti il concetto di resilienza e su come risponda alle critiche che ha ricevuto, Snowden è apparso molto motivato ad andare avanti: “Quando rifletto sulle mie vicende personali penso soprattutto a tutti i tentativi di mettermi a tacere, perché ho criticato le forme di censura o magari il condizionamento delle elezioni. Il punto, che non riguarda solo me, è che l’obiettivo evidente è la minimizzazione dell’impatto dei criticismi. Ed è in questa ottica che si capisce perché in alcuni casi si stia cercando di fare in modo che i più critici non possano più parlare affatto”.

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