Redatto da Oltre la Linea.

Gli antirazzisti sono una categoria fantastica. Strepitano e urlano alla dicriminazione per qualsiasi azione sia da loro ritenuta – spesso in modo completamente isterico quando non addirittura inventato – offensiva o lesiva delle altre razze. A loro volta negano l’esistenza delle razze medesime, perché “siamo tutti uguali”, lo ha detto l’Unesco (senza prove scientifiche) nel 1950 e lo ha ribadito in tono ancora più estremo sempre l’Unesco (di nuovo senza prove scientifiche) nel 1978. Un girotondo infernale della confusione e della contraddizione, ma andiamo con ordine perché la questione merita un raccontino a modo.

Guai a sostenere anche una differenza, una caratteristica, giammai, per gli antirazzisti è da considerarsi un luogo comune, un ricettacolo di stereotipi che possono condurre al sempreverde razzismo verso altri popoli che però a loro volta dovrebbero – in teoria – continuare a non esistere, visto che – sempre in teoria – siamo tutti uguali e di conseguenza non dovrebbe neanche esistere la materia del contendere.

Se un bianco sostenesse la superiorità delle razze europoidi rispetto alle altre sarebbe giustamente azzannato, in quanto considerato un degno erede del XXI secolo del buon vecchio Joseph Arthur de Gobineau, uno dei filosofi storici del razzismo, celebre per il suo libro molto esplicito sul tema: Saggio sull’ disuguaglianza delle razze umane (1855). A dirla tutta, il caucasico sarebbe azzannato anche se si permettesse di dire che gli asiatici possano essere più bravi dei subsahariani nella coltivazione del riso, ma tant’è, andiamo avanti.

Per gli antirazzisti contanta rigidità sparisce misteriosamente se le differenze o addirittura le superiorità dichiarate sono quelle di etnie diverse da quella bianca di stampo europeo. Quindi sì all’esaltazione degli atleti di pelle nera, più bravi e prestanti nello sport anche se siamo tutti uguali, sì all’esaltazione dell’avvento degli immigrati (ricordiamo il sempre saggio Roberto Saviano che auspicava sindaci africani “per il suo Sud”), superiori anche se siamo tutti uguali, e sì anche agli incroci dei matrimoni misti, superiori anche se siamo tutti uguali. In questi casi nessuna protesta, nessuna indignazione, nessuna veste strappata.

E così quando Sara Gama, triestina figlia di un congolese e di una istriana, ha dichiarato testuamente ““Mostri la faccia di una società globalizzata. Siamo mescolati e gli incroci ci migliorano, più lo vedi e più ti ci abitui”, l’Huffington Post, anche se l’articolo parla di altro argomento, ritiene di bullarsi facendoci addirittura un titolo, con la faccia tosta di chiudere anche con un inciso sul “problema razzismo” che ovviamente esiste solo per i cori contro i giocatori di colore e non per la frase di una ragazzina che si permette di sostenere che il meticcio sia superiore al puro autoctono.

Ehi antirazzisti, ma siamo tutti uguali o no?

Nessuna polemica, la dichiarazione passa senza problemi anche con un po’ di orgoglio per averla ascoltata. Ovviamente è necessario chiarire un fatto: qui nessuno potrebbe sostenere che la signorina Sara Gama non sia italiana. È figlia di un’italiana e di uno straniero, è nata e cresciuta in Italia. Ergo, nessun problema sotto questo profilo.

Ciò non toglie la simpaticissima Gama si sia permessa di sostenere qualcosa che dalle nostre parti può essere contestata ma quanto meno recepita, da altre a parti invertite sarebbe stata vista come una bestemmia. In tutto questo, nel corto circuito infernale degli antirazzisti si ritorna al punto di partenza. Ma se gli incroci ci migliorano (supponendo dunque, come si diceva poc’anzi, che i meticci siano superiori ai rappresentanti di razze pure) le stesse razze esistono oppure no?

Eccolo il grande, gigante mistero della cultura progressista antirazzista. Le razze non esistono, l’unica razza è quella umana (come non ha mai detto Einstein, del resto), però gli atleti di colore sono più bravi, le altre etnie diverse da quella europoide vanno tutelate (degli europei chissenefrega) e i meticci sono migliori e addirittura un sogno da realizzare, per riprendere concetti mai dimenticati del buon vecchio saggio Eugenio Scalfari.

Nel frattempo che vi decidiate, cari antirazzisti, noi prepariamo i pop corn.

(di Stelio Fergola)

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