Redatto da Oltre la Linea.

Nonostante la minor copertura mediatica rispetto a Francia e Germania, le elezioni europee in Spagna meritano una forte attenzione analitica. E questo per almeno due motivi. Innanzitutto queste avvengono a meno di un mese dalle elezioni legislative, con un parlamento ancora diviso e in cerca di un equilibrio. E, in secondo luogo, sono le uniche elezioni (tra i principali paesi europei) a consegnarci un dominio del centrosinistra tradizionale. Ma perché?

Inutile negarlo, il vero vincitore delle elezioni europee in Spagna è il PSOE (Partito Socialista dei Lavoratori), parte del gruppo europeo dei Socialisti & Democratici (lo stesso del PD). 28,8% alle politiche e 32,84% alle europee. In entrambe le votazioni, la seconda forza si posiziona ben 12 punti percentuali sotto. Un sostanziale dominio.

I motivi che rendono attualmente così forte il PSOE sono molteplici. Dalla grave crisi dei popolari (lo scandalo corruzione e la caduta di Rajoy, con un elettorato conteso da altre forze di destra), alla giovane leadership del nuovo segretario Pedro Sanchez. Infine, l’assenza di schieramenti forti e compatti dall’altra parte, capaci di bilanciare l’ascendente dei socialisti. Tutti questi fattori (ma ce ne sarebbero altri, tra cui l’influenza della crisi catalana, la divisione geografica del voto, ecc) sono attualmente la base della forza magnetica del PSOE, che dovrà trovare tuttavia la quadratura per governare la Spagna.

Sembra lievemente recuperare il Partito Popolare, salito dal 16,7% delle politiche al 20,1%. Una lieve risalita che evita quello che molti temevano: un ulteriore crollo verticale che avrebbe reso terzi i popolari. La nuova leadership di Pablo Casado (considerato più “a destra” rispetto a Rajoy) invece ha retto l’urto ed ha portato 12 deputati tra le file del PPE (stesso gruppo di Forza Italia). Per il Partito Popolare, da queste due elezioni ravvicinate inizia la lunga marcia per il rilancio.

Terza piazza invece per Ciudadanos, partito liberal-conservatore aderente all’ALDE (stesso gruppo di +Europa), in leggero calo rispetto alle politiche: dal 15,8 al 12,1%. Il partito guidato dal giovane Albert Rivera si mantiene una forza fondamentale nello scacchiere politico spagnolo, senza tuttavia riuscire a sfondare. Ci si ricorderà certi sondaggi pre-elettorali che lo davano come seconda forza e addirittura oltre il 20%.

Invece Ciudadanos non riesce a scalzare il Partito Popolare dal primato tra le formazioni “di destra”, e deve ancora trovare una sua compiuta dimensione nazionale. Nel parlamento spagnolo ci sono echi (lievi) di un’intesa col PSOE per dare un governo al paese, mentre in Andalusia governa insieme al PP e a Vox ed in Europa è nell’ALDE di Verhofstadt. Un partito forte e giovane che sta ancora aspettando il momento per il salto definitivo.

Ancora quarti, e sempre più in calo la sinistra di Podemos: dal 14,3 al 10%. Sono il partito che, rispetto alle scorse europee ha perso di più (ancora più del PP, calato di “solo” 5 punti): -7,9% in cinque anni. Podemos fa parte del gruppo europeo GUE/NGL (la sinistra verde e nordica), anch’esso in calo, e sembra giunto in un vicolo cieco. La continua emorragia di consensi, la leadership discussa di Iglesias e l’impossibilità interna di formare un governo insieme al PSOE (mancano i numeri) mettono in discussione il futuro dell’estrema sinistra spagnola.

Infine, alla quinta piazza, troviamo ancora una volta Vox, attualmente senza un gruppo nel parlamento europeo (ci sono voci di un dialogo col gruppo della Lega). Il partito “populista di destra”, come definito dai media, è anch’esso calato rispetto alle politiche: dal 10,2 al 6,2%. Ma è entrato per la prima volta nella sua storia nel parlamento europeo con 3 deputati, affermandosi stabilmente come la quinta forza della nazione. Essendo una formazione politicamente molto giovane, venuta alla ribalta solo qualche mese fa, c’è da vedere come si evolverà e quanto spazio di crescita troverà nel prossimo futuro.

Infine, ottengono 3 seggi anche l’alleanza Ahora Republicas, formata da un insieme di nazionalisti di sinistra baschi e catalani e 2 ne ottiene anche Junts per Catalunya (indipendentisti catalani). Un totale di 54 deputati che vede aumentarne tre dei maggiori cinque partiti (PSOE +6, Ciudadanos +1 e Vox +3) e vede crollare gli altri due (PP -4 e Podemos -5).

Interessante è anche notare il dato dell’affluenza. Dal record del 75% di affluenza delle politiche si è passati al 66% (comunque un ottimo risultato) che ha sostanzialmente ridotto i voti assoluti per quasi tutti i partiti. Il PSOE ne perde poco oltre 100mila, Ciudadanos ne perde 1 milione 400mila, Podemos 1 milione e mezzo e Vox 1 milione e 300mila. Unico partito ad aumentare è, curiosamente, il Partito Popolare dato in grave crisi: ha aumentato di 150mila unità. Una magra consolazione.

(di Leonardo Olivetti)

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