Redatto da Oltre la Linea.

Vi ricordate di Fort Marcy Park? Era il parco di Washington dove nel 1993 fu trovato morto il procuratore della Casa Bianca Vince Foster, e anche se la sua morte è stata ufficialmente archiviata come suicidio, certi conservatori hanno speso anni dietro all’idea che i Clinton lo abbiano ucciso. Ora, un quarto di secolo dopo, sia la destra che la sinistra sono tornati in modalità cospirazionista.

Poche ore dopo che è circolata la notizia della morte del magnate e pedofilo Jeffrey Epstein, l’hashtag #ClintonBodyCount ha iniziato a circolare su Twitter, seguito dall’hashtag #TrumpBodyCount. Sia Clinton che Trump sono stati associati alla morte di Epistein; entrambi, si pensa, erano disperati all’idea che lui parlasse.

È sbagliato, ovviamente, speculare sul fatto che Epstein sia stato ucciso, visto che tutte le prove puntano piuttosto alla negligenza del personale della prigione. Ma si può biasimare la gente? Venticinque ani fa, se avessi detto che tutti i membri dell’élite americana, dall’ex presidente al più noto avvocato del paese, erano implicati in un circolo di prostituzione gestito da un enigmatico finanziere di Wall Street che fa parte anche della Commissione Trilaterale, mi avrebbero riso in faccia e messo nell’angolino – vicino al tizio con in mano il cartello “Il Vaticano copre i pedofili”, probabilmente. Oggi, dai credito ad un’improbabile teoria del complotto, e dai anche credito a tutte le teorie del complotto possibili e altrettanto improbabili: Bill Clinton ha volato una dozzina di volte sul Lolita Express; è stato davvero lui a ordinarne la morte?

E se c’è una cosa che sappiamo sulla storia di Epstein, è che tutto è piuttosto improbabile. Epstein è stato accusato di avere messo insieme un harem composto di minorenni. Una delle sue vittime, Virginia Guiffre, ha già accusato il principe Andrea, terzo figlio della Regina Elisabetta II, ed è emersa una foto dell’uomo che stringe il braccio attorno alla vita dell’allora adolescente Virginia. Guiffre ha detto che le è stato ordinato di fare sesso con, tra gli altri, un “presidente straniero”, un “ben noto primo ministro” e “il proprietario di una grande catena di hotel”.

Il “segreto di Pulcinella” era tutta questa perversione, di cui l’attuale Presidente degli Stati Uniti ha parlato ancora nel lontano 2002. Epstein si credeva così invincibile che parlava apertamente del sesso con minorenni, al punto che a un giornalista del New York Times ha detto che le leggi contro la pedofilia erano una “aberrazione culturale”.

Che Epstein guardasse alle altre culture per razionalizzare il suo comportamento non è niente di nuovo – Oscar Wilde condiva le sue predilezioni con discorsi riguardanti l’antica Grecia. La differenza è che, invece di essere braccato dai potenti, come accaduto a Wilde, Epstein è stato protetto da loro per decenni. Perfino dopo che nel 2008 è stato condannato per avere chiesto rapporti sessuali a una minorenne, gli sono stati comminati soltanto 18 mesi di carcere.

Studiate il caso di Epstein e giungerete alla stessa conclusione di Alex Jones: sono tutti figli di puttana. L’essenza della mentalità cospirazionista è che le forze potenti sono, prima di tutto, coinvolte nelle trame più oscure possibili e immaginabili, e, secondo, in una cooperazione cabalistica l’uno con l’altro a tutti i livelli di potere. Il caso Epstein sembra confermare entrambe le ipotesi; fa sembrare le nostre élite degli alieni, di una cultura diversa, di un altro codice morale, una specie diversa – come hanno potuto tollerare qualcosa che nessuno di noi avrebbe tollerato. Quello che Mary Colum disse a Ernest Hemingway, “la differenza tra i ricchi e il resto delle persone è che i ricchi hanno più soldi”, non è mai sembrata meno vera.

In passato ci sono stati dei momenti di rottura tra le élite e il popolo, causati da fattori come disuguaglianza, enclavi geografiche e differenze culturali. Viviamo in un momento populista, certo, un’era in cui i soliti propugnatori di lotta di classe suonano più vivi che mai. Con un’aria simile, le rivelazioni del caso Epstein esplodono come una granata. Non solo – dicono – i ricchi se la spassano mentre ci danno dei miserabili, ma stanno anche offrendo copertura a un Caligola che preda le ragazzine per strada. All’improvviso, i populisti dividono il mondo non soltanto tra classi e etnie, ma anche tra estremi etici, bene contro male.

Questo è, ovviamente, ciò che molti populisti professano: le persone comuni sono un gruppo sano, le élite sono un gruppo maligno, e queste ultime devono essere scavalcate dai primi affinché la società torni sana. Eppure, i crimini di Epstein sono così perversi che potrebbero scatenare una rivolta come mai si era vista prima. Ecco perché, nonostante anche Trump sia stato associato ad Epstein, è improbabile che venga danneggiato: tutto ciò che è successo si conforma a ciò che lui va ripetendo da anni. Infatti, si potrebbe vedere il caso Epstein come una dialettica tra due persone a lui vicine, Trump con il suo populismo aggressivo e Clinton con la sua gestione benevola della società per mezzo dell’élite intelligente. E Trump ha vinto.

Così come i populismi non sono guidati interamente dalle cause economiche, anche le rivoluzioni spesso sono causate da questioni più grandi del cibo sulla tavola. Consideriamo la rivoluzione russa, innescata anche dal fatto che il popolo percepiva Rasputin come un deviato sessuale. Consideriamo anche la rivoluzione francese, nella quale ha giocato un importante ruolo la rabbia contro “Madame Deficit” Maria Antonietta. In tali casi, la morale tende a intersecarsi con l’economia: la licenza nei costumi viene vista come un sintomo di decadenza, mentre il popolo prega e muore di fame. Questo è un punto oscuro del pensiero conservatore tradizionale. Noi giustamente detestiamo la maggior parte delle rivoluzioni e gli sconvolgimenti che provocano, ma spesso non riusciamo a capire che i Giacobini avevano ottime ragioni per essere arrabbiati, e che la classe dirigente che hanno rovesciato era davvero corrotta.

L’America non si avvicina nemmeno alla Francia del 1789, o alle rivoluzioni armate in generale. Ma siamo ugualmente ansiosi, irrequieti, vogliamo giustizia. Una repubblica come la nostra dipende dalla coesistenza armoniosa tra il popolo e le sue élite, una cosa della quale i nostri padri fondatori si sono occupati molto. Ora vediamo le élite come corrotte, demonizziamo coloro che ne fanno parte. Per coloro che, come noi, cercano la stabilità e la libertà in politica, che pensano che il populismo funzioni meglio a piccole dosi, le settimane a venire sono preoccupanti.

Perché è evidente che succederà molto altro. Mercoledì, un’altra vittima di Epstein si è fatta avanti, dicendo che è stata stuprata a 14 anni dopo aver rifiutato di fare sesso con lui. Il mio amico Michael Davis chiama Epstein e compagni “l’Hellfire Club”, resta da capire quanti rimarranno bruciati.

(da American Conservative)

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