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Non per niente si dice che la fretta è cattiva consigliera. In questi giorni la comunità scientifica sta discutendo, e criticando, i risultati di uno studio commissionato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e pubblicato su Lancet sull’efficacia di distanziamento sociale, mascherine e visiere per prevenire la trasmissione del coronavirus Sars-Cov-2. Lo studio conclude infatti che la riduzione del distanziamento sociale da 2 a 1 metro aumenterebbe il rischio di contagio dall’1,3% al 2,6%. Per diversi esperti, però, ci sarebbero errori nel metodo di analisi che renderebbero le conclusioni inaffidabili e sconsigliano alle autorità sanitarie e ai governi di basare le proprie decisioni su di esse.

Lo studio

Il report sotto accusa è allo stesso tempo una revisione della letteratura scientifica esistente sull’argomento (172 studi osservazionali in 16 Paesi di 6 continenti e 44 studi comparativi) e una meta-analisi dei dati raccolti, ed è stato commissionato e finanziato dall’Oms alla McMaster University in Ontario. Lo studio ha analizzato appunto tutte le informazioni sui sistemi di protezione e di prevenzione di Covid-19, dal distanziamento sociale alle mascherine fino alle visiere per proteggere anche gli occhi. In particolare gli autori fanno una valutazione del rischio di contagio a diverse distanze, stimando che diminuendo il social distancing da 2 a 1 metro si avrebbe un incremento dall’1,3% al 2,6%.

Le critiche

A essere quantomeno dubbiosi sono soprattutto gli esperti di statistica, dall’università di Cambridge alla Open University fino all’università di Hong Kong, che reputano simili conclusioni inaffidabili per questioni di metodo. Il confronto secondo i critici non regge: gli autori farebbero delle forzature considerando allo stesso modo il passaggio da una distanza da 2 a 1 metro e quello da 1 a 0, non tenendo in considerazione oltretutto il tempo di esposizione.

Quello commissionato alla McMaster University dall’Oms è l’ennesimo studio pubblicato anche da importanti riviste di settore (oltre a Lancet, era toccato anche al New England Journal of Medicine) a subire pesanti critiche, che quando fondate hanno portato al ritiro dei documenti. La colpa sarebbe l’eccessiva fretta durante questa pandemia nello svolgimento non solo delle ricerche ma anche del processo di revisione tra pari a responsabilità degli editori.

In questo caso specifico i detrattori non vogliono fare terrorismo nei confronti dell’eventualità di poter ridurre il distanziamento sociale, ma sottolineano che a loro avviso non è così che si può valutare il rapporto rischio/beneficio e mettono in guardia i decisori politici perché non utilizzino lo studio come prova su cui fondare le proprie scelte.

La posizione dell’Oms

L’articolo su Lancet è stato pubblicato il primo giugno, e non ha cambiato la posizione dell’Oms sul distanziamento sociale che continua a raccomandare una distanza fisica di almeno un metro tra le persone per ridurre il rischio di trasmissione di Sars-Cov-2.

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