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Si chiama Sng001 ed è un farmaco che potrebbe rivelarsi un’arma promettente nella lotta al nuovo coronavirus. Infatti, secondo i risultati preliminari (e non ancora sottoposti a revisione) di uno studio coordinato dai ricercatori dell’Università di Southampton (Regno Unito), il farmaco sperimentale si è dimostrato capace di diminuire il rischio di sviluppare una forma grave della Covid-19 . In particolare, Sng 001, spiegano i ricercatori, riduce significativamente la necessità di dover ricorrere alla ventilazione meccanica, aumentando, di conseguenza, la probabilità di sopravvivenza.

Somministrato per via inalatoria, il farmaco Sng001, prodotto dalla Synairgen, una società di biotecnologie fondata da alcuni ricercatori dell’Università di Southampton, si basa sull’interferone beta, una proteina prodotta naturalmente nel corpo che svolge un ruolo importante nel coordinamento della risposta antivirale dell’organismo. Per testare il farmaco, i ricercatori hanno coinvolto circa 100 pazienti ricoverati in ospedale dal 30 marzo al 27 maggio scorso: alla metà dei partecipanti è stato somministrato Sng001 per 14 giorni, mentre l’altra metà ha ricevuto un placebo. Dai risultati, i ricercatori hanno scoperto che somministrando Sng001 le probabilità dei pazienti di sviluppare una forma grave della malattia sono state ridotte del 79%, rispetto ai pazienti che invece avevano ricevuto un placebo.

Ma non solo: secondo i ricercatori, il farmaco ha ridotto significativamente anche il rischio di dispnea e di sviluppare altre complicanze associate al nuovo coronavirus, mentre ha aumentato di circa il doppio le probabilità di guarigione. Nel corso dello studio, tre pazienti del gruppo placebo sono deceduti, mentre non ci sono stati decessi tra quelli a cui è stato somministrato Sng001. “I risultati iniziali sono molto promettenti e forniscono una solida base per portare avanti questo farmaco nello sviluppo clinico e cercare di inserirlo come trattamento il più presto possibile”, ha spiegato Tom Wilkinson, autore dello studio. “I risultati confermano la nostra convinzione che l’interferone beta ha un enorme potenziale come farmaco da inalazione per poter ripristinare la risposta immunitaria polmonare, accelerare la guarigione e contrastare l’impatto del nuovo coronavirus”.

Sebbene i risultati siano preliminari, e necessitano quindi di essere confermati in studi più ampi, c’è chi tra la comunità scientifica si è dimostrato già scettico e invita alla cautela. “Questo studio è troppo piccolo per trarre conclusioni definitive”, commenta Martin Landray, dell’Università di Oxford. “È entusiasmante assistere allo sviluppo e alla valutazione di nuovi trattamenti, ma c’è una grande differenza tra l’incoraggiamento offerto dai primi risultati e l’evidenza applicata nella pratica clinica”, spiega l’esperto sottolineando che serviranno studi randomizzati molto più ampi per valutare se questo trattamento ha davvero un impatto, soprattutto sulla sopravvivenza.

E ancora: “ci sono molte prove che l’interferone beta è un componente chiave della risposta immunitaria umana contro un’infezione virale. Come concetto scientifico, usare Sgn001 per aumentare i livelli di interferone beta come trattamento per la Covid-19 ha molto senso”, commenta Dave Singh, esperto dell’University di Manchester. “Ma questo è uno studio di fase 2 in cui sono stati arruolati un numero limitato di pazienti al fine di acquisire rapidamente dati sufficienti per analizzare se il farmaco ha effetti benefici”. Serve, quindi, estrema cautela nell’interpretare questi dati. Ma è indubbio che “i risultati suggeriscono che l’interferone beta merita urgentemente un’ulteriore valutazione come trattamento per la Covid-19”.

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