Il mal di testa è riportato in tutte e 6 le forme di Covid-19 individuate dagli autori (foto: elenaleonova via Getty Images)

L’infezione da coronavirus non è una sola, ma si manifesta con manifestazioni di gravità differente. Le diverse forme di Covid-19 potrebbero essere sei, secondo uno studio condotto dal King’s College London, che individua sei categorie di sintomi corrispondenti appunto a sei potenziali forme di Covid-19. Febbre, stanchezza, tosse, difficoltà respiratoria, cefalea, diarrea, dolori muscolari, perdita dell’olfatto (o anosmia) sono alcune delle manifestazioni cliniche che possono presentarsi nell’infezione e che possono combinarsi in modo diverso e con intensità differenti, in sei gruppi, secondo gli autori. Lo studio è per ora disponibile solo in preprint su medrxiv e non è ancora peer reviewed.

Combinare i sintomi in categorie

Fra febbre, tosse, sintomi gastrointestinali, anosmia, mal di testa e altri dolori non c’è un sintomo che più degli altri è in grado di predire la gravità della malattia, ad esclusione della difficoltà respiratoria che rientra fra le manifestazioni più severe che devono subito mettere in allerta. Per questo i ricercatori hanno cercato di capire se invece raggruppando i sintomi si riesce a stilare una classifica di manifestazioni comuni che possa mettere più o meno in allarme. Per farlo hanno analizzato i dati di 1.600 persone con Covid-19 che hanno registrato i loro sintomi attraverso una app sullo smartphone. I risultati sono stati poi validati da un campione indipendente di dati raccolti nel mese di maggio 2020.

I sei potenziali tipi di Covid-19

Nell’indagine, gli autori si sono accorti che con questo metodo è possibile individuare sei combinazioni di sintomi, che si possono far corrispondere a differenti forme di Covid-19, cioè con intensità diversa. Le sei forme, dalla meno grave alla più grave, sono le seguenti.

1. Mal di testa, perdita dell’olfatto, dolori muscolari, tosse, mal di gola, dolore al petto, assenza di febbre.

2. Mal di testa, perdita dell’olfatto, tosse, raucedine, febbre, perdita dell’appetito.

3. Mal di testa, perdita dell’olfatto, perdita dell’appetito, diarrea, mal di gola, dolore al petto, assenza di tosse.

4. Mal di testa, perdita dell’olfatto, tosse, febbre, raucedine, dolore al petto, stanchezza.

  • 5. Mal di testa, perdita dell’olfatto, perdita dell’appetito, tosse, febbre, raucedine, mal di gola, dolore al petto, stanchezza, confusione, dolori muscolari.

6. Mal di testa, perdita dell’olfatto, perdita dell’appetito, tosse, febbre, raucedine, mal di gola, dolore al petto, stanchezza, confusione, dolori muscolari, respiro corto, diarrea, dolori addominali.

Attenzione alle ultime tre forme

Dalla classifica osserviamo che il mal di testa e l’anosmia sono quasi sempre presenti, a differenza della febbre, che non sempre compare, come anche il dolore al petto. Le ultime tre forme sono le più severe in tutte c’è sia tosse, sia dolore al petto sia febbre e nell’ultima anche affanno. Circa il 50% dei pazienti con sintomi importanti è stato ricoverato e quelli che hanno avuto necessità aiuto respiratorio vanno dal 9 al 20%. Mentre fra le persone con sintomi moderati il 16% è stato ricoverato e solo il 2-3% è poi andato incontro a una difficoltà respiratoria tale da richiedere un supporto.

Forme di Covid-19, un modello per valutare i rischi

I ricercatori hanno combinato queste sei categorie di dati, con altre informazioni, come il peso corporeo – sappiamo che l’obesità è fortemente associata, a livello statistico, con un maggior rischio di andare incontro a forme di Covid-19 gravi. In questo modo mettendo insieme gruppi di sintomi, fattori di rischio e altri parametri di salute, costantemente monitorati, hanno ottenuto un modello in grado di predire quali pazienti con più elevata probabilità avranno bisogno di essere ricoverati e di ricevere un supporto respiratorio.

Monitorare meglio i pazienti, anche da remoto

Questi risultati, spiegano gli autori, potrebbero essere importanti per riconoscere tempestivamente i pazienti che hanno bisogno di aiuto e che non sono ancora ricoverati. In generale il monitoraggio dei sintomi Covid-19 e di altri problemi di salute già avviene da remoto anche senza questo genere di strumento, che però potrebbe fornire un approccio più strutturato e diffuso per aiutare i medici a gestire un maggior numero di pazienti e individuare quelli più a rischio. “Se si riesce a fare una previsione di chi sono i pazienti più vulnerabili a forme gravi al quinto giorno [dalla comparsa dei sintomi ndr]”, spiega Claire Steves del King’s College London, “si ha tempo di dare loro sostegno e interventi precoci come il monitoraggio dell’ossigeno nel sangue e i livelli di glucosio, assicurandosi che siano adeguatamente idratati – un’assistenza semplice che può essere fornita a casa, evitando ricoveri e salvando vite”.

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