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È possibile capire se una persona è positiva al nuovo coronavirus da come parla? Se lo sono chiesti i ricercatori del Mit di Boston e della Harvard University che ora, studiando le registrazioni vocali di personaggi famosi sia prima che dopo essere risultati positivi ai test per il coronavirus, credono di aver trovato dei marcatori vocali per individuare precocemente l’infezione. La ricerca, pubblicata sull’Ieee Open Journal of Engineering in Medicine and Biology, è solo agli inizi, ma se questi primi dati venissero confermati potrebbero costituire la base per lo sviluppo di software ad hoc da implementare, per esempio, all’interno di app e aiutare a individuare nuovi focolai o monitorare lo sviluppo della malattia in un paziente da remoto.

Dimmi come parli e ti dirò che malattia hai

L’idea è di Thomas Quatieri, che da dieci anni al Mit si occupa di studiare come alcune malattie (per esempio il morbo di Parkinson o la Sla) influenzano il modo di parlare delle persone, agendo sui muscoli del sistema respiratorio e sulle capacità di articolazione di lingua e labbra per esempio. Non solo, quindi, cambiamenti macroscopici come quelli di cui tutti abbiamo esperienza e che rendono evidente quando una persona è raffreddata, ma anche alterazioni più fini conseguenti all’infiammazione.

Lo studio dei marcatori vocali

Applicando queste conoscenze allo studio di Covid-19, i ricercatori hanno selezionato 5 personaggi famosi che hanno fatto sapere di essere risultati positivi al coronavirus e hanno analizzato gli audio delle loro interviste rilasciate prima della pandemia e dopo aver contratto l’infezione.

Per capire se il modo di parlare fosse colpito dall’infezione, anche se i soggetti erano praticamente asintomatici, i ricercatori hanno fatto valutare ad appositi algoritmi parametri come volume, stabilità e risonanza della voce, e intonazione, ciascuno indice della funzionalità di un certo tratto del sistema respiratorio e dell’apparato vocale.

Alla luce di quanto è emerso, gli scienziati ritengono che l’infezione del coronavirus anche in soggetti asintomatici lasci una traccia nel modo di parlare, rendendo il parlato, appunto, meno complesso, soprattutto a causa di accoppiamenti anomali tra i movimenti respiratori e quelli della laringe.

È ancora troppo presto per trarre delle conclusioni affidabili, fanno notare gli stessi autori della ricerca che stanno già lavorando per ampliare i campioni audio e le relative analisi. Bisogna infatti affrontare e approfondire la questione di potenziali fattori confondenti che potrebbero alterare i risultati, per esempio le condizioni di registrazione ma anche lo stato emotivo delle persone o la concomitanza di altre patologie.

Lo studio, comunque, sembra promettente. Pertanto i ricercatori stanno anche cercando un modo di accoppiare i loro algoritmi a app vocali già esistenti. Integrare una funzione di screening per Covid-19, infatti, potrebbe rendere questi strumenti utili anche per individuare precocemente l’infezione, prima che le persone manifestino i sintomi, o per monitorare l’evoluzione della malattia da remoto. Anche l’esercito degli Stati Uniti sembra interessato a simili ricerche che potrebbero aiutare a monitorare la popolazione e a individuare nuovi focolai.

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