(Photo by Gabriele Maricchiolo/NurPhoto via Getty Images)

I confini dell’Unione europea potrebbero presto assomigliare a qualche terra di frontiera da film di fantascienza. Cancelli intelligenti con controlli biometrici dei viaggiatori, torri di sorveglianza automatizzate capaci di individuare ingressi non autorizzati e droni aerei o marini per riconoscere e tracciare veicoli e persone. Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, sta infatti valutando quali nuove tecnologie impiegare per i controlli dei confini.

Nel 201, Frontex ha commissionato uno studio a Rand Europe, un think thank specializzato in ricerca e sviluppo, per implementare l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale nella gestione dei confini europei. Il report, reso pubblico in questi giorni, identifica in quale aree di intervento potrebbero essere usati e quali forme potrebbero assumere.

Questi sistemi possono essere usati sia per ridurre la presenza umana alle frontiere, sia per aumentare le capacità di risposta e di azione in caso di situazioni di emergenza. Nel concreto, verrebbero usati per l’analisi e la sorveglianza di persone, oggetti e veicoli, per analizzare e comunicare grandi moli di informazioni in tempo reale e per identificare persone e cose e individuare possibili minacce attraverso sistemi di analisi biometrica.

Tra le proposte, come anticipato, si trovano e-gate, barriere o accessi con sistemi automatici di analisi dei documenti. Il rapporto immagina il ricorso a torri di sorveglianza intelligenti, senza la presenza di operatori umani, posizionate lungo le frontiere e in grado di individuare chi attraversa il confine senza autorizzazione. Non mancano l’utilizzo di droni per pattugliare le frontiere e riconoscere, analizzare e tracciare oggetti e persone o sistemi che rilevino in autonomia potenziali minacce, come pacchi o veicoli sospetti.

Il ricorso a questi sistemi solleva molti dilemmi di natura etica e politica, sulle conseguenze che potrebbero provocare decisioni standardizzate e sugli effetti di bias contenuti negli algoritmi, come già numerosi studi hanno dimostrato. Frontex ha dichiarato che le conclusioni di questo studio potranno essere usate per avviare iniziative interne o suggerirle come percorsi di ricerca all’interno del programma comunitario Horizon.

 

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