L’intelligenza artificiale, per Genova, non è un’idea come un’altra. Almeno a giudicare dalla due giorni monografica andata in scena a Palazzo San Giorgio, ribattezzata C1A0 Expo, di scena il 15 e 16 novembre (era stata annunciata ai primi di settembre). L’obiettivo era fare divulgazione, depurata da eccessi d’accademia, sulla tecnologia informatica assurta a paradigma da abbracciare in tutti i campi, dai business aziendali alla gestione della casa, dal governo delle città alle infrastrutture.

C1A0 Expo è stato concepito come evento pop, rivolto in particolare ai giovani (Wired Italia era media partner); la personalità più pop(olare) tra le molte che hanno affabulato la platea dell’attuale sede dell’Autorità Portuale (nella Sala del capitano) era, a conti fatti, Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit). Mantenuta, in ogni caso, la promessa di accompagnare il pubblico nelle sfaccettature del tema Ai, dalle differenze di impatto tra la società di oggi e quella di ieri alle applicazioni nella vita quotidiana, dal cambiamento per alcuni settori (le utilities, ad esempio) al vasto tema dell’etica in un mondo in cui la relazione uomo-macchina si fa più stretta.

Mutuando dal titolo di un libro molto recente, Tools and weapons (The promise and the peril of the digital age del presidente di Microsoft Brad Smith, ndr), anche a C1A0 Expo, la domanda ha spesso fatto capolino: l’artificial intelligence, nelle sue declinazioni, è strumento o arma da cui guardarsi? Sicuramente la prima, ma solo se compresa in tutti i suoi aspetti.

Anche se è una prima edizione, la scommessa genovese, come sottolineato dall’assessore allo sviluppo economico della regione Andrea Benveduti, è quella di“dare un imprinting su Genova come polo dell’Ai”, per ambire a creare un’associazione simultanea che già esiste in altre realtà europee (il riferimento va a Lisbona, con il suo grande Web Summit o a Barcellona, con il Mobile World Congress).

Solo il futuro saprà dire se la città della Lanterna raggiungerà l’obiettivo. L’idea che le vere infrastrutture su cui puntare siano quelle del digitale, non sfugge in città (dove, simultanamente all’evento, sono stati presentati il 15 novembre, nell’area del Porto Antico, i risultati della prima fase di sperimentazione del progetto Genova 5G).

E se, come sottolineato da Metta nel panel di apertura di C1A0 Expo, “se sei una company e vuoi far vedere che sei innovativa, l’Ai la devi fare” allo stesso modo città e regioni devono pensare a come l’artificial intelligence possa diventare chiave per nuove vie alla creazione di ricchezza e lavoro.

Tuttavia, come auspicato dall’accademico, e già membro membro dell’High level expert group sull’intelligenza artificiale della Commissione europea Andrea Renda, “Genova può sviluppare Ai ma deve farlo in un contesto europeo” guardando quindi a quei tentativi di coordinamento a livello continentale, in particolare sugli aspetti più critici e sfidanti.

L’evento ha contribuito a raccontare a un pubblico più vasto la complessità dell’Ai. Non si tratta solo della perdita o meno di posti di lavoro. C’è il tema dell’etica e quello della sostenibilità: l’inquinamento digitale esiste da tempo ma sembra destinato fisiologicamente a crescere mettendo in rete sempre più oggetti e infrastrutture.

E poi, come giustamente indicato dall’innovation evangelist Ivan Ortenzi, nel panel di apertura della seconda giornata, il nuovo modello non si configura come un “incrocio di sostituzione” ma come faglia ibrida, dove le persone non vengono messe da parte ma potenziate, e in cui a cambiare radicalmente è l’intervento della tecnologia nei processi di presa delle decisioni.

Anche nelle aziende, quindi, bisognerà maturare la capacità di coordinarsi con i nuovi tool, passando da un modello persone-persone-macchine a un modello persone-algoritmi-persone e macchine. E sarà sempre più nodale, anche per lavorare di previsione, il concetto di digital twin, che permetterà di agire basandosi sulle indicazioni del business gemello digitale, come spiegato dall’innovatore Alberto Mattiello.

Genova, a C1A0 Expo visioni per un’Ai valley in riviera

Come in ogni manifestazione tecnologica che si rispetti C1A0 Expo ha avvicinato il pubblico ai device (in mostra negli Stand della Sala delle compere) e fatto formazione attraverso i workshop. In città ha sede il centro interdipartimentale dell’universita noto come Machine Learning Genoa Center (Malga) che vede, nel suo team, Lorenzo Rosasco, professore associato di informatica, tra gli speaker della prima giornata, sagace nel focalizzare l’attenzione su un grande tema: la polarizzazione tra soggetti che si formeranno e lavoreranno ad alti livelli nel segmento tecnologico e coloro che, in quello stesso segmento, non faranno altrettanto.

Le ispirazione di C1A0 Expo andranno colte, sul lungo raggio, soprattutto dal pubblico più giovane. I migliori nel campo un domani forse lavoreranno all’Iit, qualcun altro no, ma esiste anche una terra di mezzo, in cui formarsi per rispondere alla richiesta di braccia. Nel capoluogo di regione, l’Its-Ict legato all’innovazione tecnologica si è spostato agli Erzelli, in nome di quella specializzazione post-diploma che potrebbe essere l’alternativa importante che a troppi sfugge.

A un livello più alto, il locale ateneo può contare su diversi asset, come l’ European Master on Advanced Robotics Plus (Emaro+), totalmente in inglese. L’ateneo genovese è tra le quattro istituzioni accademiche che supportano e attivano anche il parallelo, e nuovo, master Jemaro, coordinandosi con la giapponese Keio University.

Le storie di successo dove l’Ai ha fatto la differenza esistono anche in Liguria, come ha dimostrato un bel panel andato in scena, nella seconda giornata, nell’arena della “Sala delle compere” che ha ospitato gli espositori, i talk e le premiazioni dei vari contest dedicati alle startup.

Da Genova sono partite storie ambiziose come quella di Rulex (ha sede anche a Boston, si occupa di data mining, ed è nata come spinoff al Cnr di Genova) e sotto la Lanterna continua la spinta a soluzioni innovative, come quella di Pillo Health, il robottino infermiere che vuole aiutare i pazienti a rispettare l’aderenza alle terapie (e che, come business, ha un piede anche negli States). Nuovi contesti per innovare, si sono insediati in città da tempo, come il Talent Garden, (il co-founder Francesco Cricchio è anche ad di Brain, startup che lavora per fornire vantaggi informativi alle banche di investimento grazie a un approccio differente ai dati).

Se, come ricordato dal docente del Dibris (dipartimento di informatica, bioingegneria, robotica e ingegneria dei sistemi dell’UniGe) Fulvio Mastrogiovanni, di valley ce n’è una sola (la Silicon) nulla vieta di pensare a un’Ai riviera, coordinando più esperienze.

Nelle città di mare, partire fa parte del Dna, ma C1A0 Expo ha lanciato un messaggio importante a chi si forma in loco: meglio lanciare comunque uno sguardo al contesto circostante prima di recarsi in aeroporto, o a Nizza, e portare di corsa il cervello in trasferta.

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