Redatto da Oltre la Linea.

In Germania passa la linea dura sui migranti. Come riporta Il Manifesto, il Bundestag ha approvato ufficialmente il Migration-paket del ministro dell’Interno che prevede l’espulsione immediata dei profughi irregolari, l’ampliamento della detenzione preventiva per i rifugiati e il taglio del Welfare agli stranieri. Senza contare le perquisizioni senza bisogno di mandato giudiziario.

Trattasi, sottolinea Il Manifesto, di una scelta politica inequivocabile; almeno quanto il clamoroso voto a favore dei deputati Spd senza cui il provvedimento non avrebbe ottenuto il via libera definitivo. Il risultato è che d’ora in poi «le persone senza diritto di soggiorno dovranno lasciare immediatamente la Repubblica federale, e l’obbligo dovrà essere seguito dalla partenza effettiva. Chi viene espulso, cioè, se ne dovrà andare subito» come ha ricordato il ministro Seehofer.

In Germania è giro di vite sui migrantiIl deputato Spd

Helge Lindh ha difeso così la decisione della maggioranza: «Se non vogliamo che la gente venga respinta al confine tedesco non dobbiamo combattere solo le cause della fuga ma anche scoraggiare chi non ha prospettive in Germania». Secondo il Ministro dell’Interno Seehofer, «non si tratta di calpestare i diritti umani, piuttosto di eseguire le procedure previste. Ci sarà, in futuro, un modo legale di immigrare nel nostro Paese. Abbiamo bisogno di uomini e donne qualificati per il nostro mercato del lavoro».

L’ipocrisia di Berlino

La Germania che ha appena approvato questo giro di vite sui migranti, con misure che in Italia non esistono nemmeno è la stessa che ci fa la morale sul caso Sea Watch e che difende la “Capitana” Carola Rackete? L’ipocrisia tedesca ha superato ogni limite ed è compito del nostro governo, qualora Berlino decidesse di interferire nei nostri affari interni, richiamare l’ambasciatore tedesco e ricordare cosa sta facendo il governo tedesco in tema di migranti.

La stessa Germania che ci rimanda i migranti «sedati» ha il coraggio di farci la morale? Dell’eccezionalismo tedesco non sappiamo che farcene.

(di Roberto Vivaldelli)

 

 

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