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Malaria. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) la considera uno dei principali nemici per la salute pubblica globale: le ultime stime dicono che ogni anno nel mondo miete oltre 400mila vittime, molte delle quali sono bambini sotto i 5 anni. Ma ora, per la Giornata mondiale contro la malaria, potrebbe esserci una svolta nella comprensione dei fattori che influenzano l’infezione da parte di Plasmodium falciparum, il parassita responsabile della malattia. Una meta-analisi su 23 studi scientifici ha concluso che il gruppo sanguigno gioca un ruolo nell’infezione e soprattutto nella progressione verso una forma di malaria grave – quella che può portare a danni permanenti e spesso anche alla morte. In particolare le persone con gruppo sanguigno 0 sembrano avere meno probabilità di ammalarsi e di vedere la malattia progredire.

L’analisi, pubblicata sulla rivista Blood Reviews, è partita da un dato di fatto: in Africa – il continente più a rischio – ci sono molte più persone con gruppo 0 rispetto a quante ne esistano in Europa e negli Stati Uniti. Per quale motivo? Gli scienziati da tempo pensano che questo tratto possa essere favorito, selezionato, per pressione evolutiva. In altre parole, che le persone con gruppo sanguigno 0 abbiano un qualche vantaggio che consente loro di tramandare il carattere.

Per verificare l’ipotesi Abraham Degarege, dottorando in epidemiologia alla Florida International University (Miami, Usa), insieme ai colleghi dell’università di Addis Abeba (Etiopia), dell’Istituto Karolinska di Stoccolma (Svezia) e dell’Istituto di Ricerca di Salute Pubblica dell’India, ha analizzato 23 studi scientifici che indagavano il possibile ruolo dei gruppi sanguigni nell’infezione da P.falciparum e nel decorso della malattia. La meta-analisi ha rivelato che ben 15 di questi studi mettevano in evidenza come le persone con gruppo sanguigno non-0 (A, B, AB) avessero una maggiore probabilità di sviluppare la forma grave di malaria.

Una ricerca del 2015, inoltre, aveva considerato anche il fenomeno del rosetting in relazione al gruppo sanguigno dei pazienti. Rosetting è il termine che viene utilizzato per indicare una condizione in cui i globuli rossi infettati dal parassita della malaria si nascondono dal sistema immunitario circondandosi di altri globuli rossi non infetti, creando così delle rosette, degli agglomerati di eritrociti che possono bloccare i vasi sanguigni – con tutte le relative conseguenze, tra cui danni cerebrali e morte. In questo studio i dati indicavano che le persone con gruppo sanguigno 0 sembravano essere protette.

La teoria è che i globuli rossi delle persone con gruppo sanguigno 0 possiedano recettori che, a differenza di quelli che caratterizzano gli altri gruppi, non vengono così facilmente intercettati dal plasmodio della malaria. Pertanto le rosette di eritrociti che si formano sono più piccole, deboli e instabili ed è più facile per il sistema immunitario disgregarle e attaccare i globuli rossi infetti.

“Di conseguenza”, scrivono gli autori, “la progressione dell’infezione da P.falciparum è meno probabile che si verifichi in individui con gruppo sanguigno 0”.

Ma veniamo al punto: come questa informazione può aiutarci nella lotta contro la malaria? “Con una migliore comprensione di come i gruppi sanguigni interagiscono con le infezioni malariche, apriamo le porte allo sviluppo di opzioni di trattamento e vaccini antimalarici”, ha dichiarato Degarege. Secondo i ricercatori, infatti, è possibile che la trasfusione di sangue di gruppo 0 a individui che hanno contratto la malaria grave dia maggiori chance di sopravvivenza. Inoltre queste evidenze forniscono lo spunto per proseguire nello sviluppo di farmaci in grado di disgregare le rosette o interrompere il meccanismo di formazione.

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