(foto: remix from Sham Hardy on Flickr.com. License CC BY-SA 2.0)

Come ogni anno il 1° dicembre ricorre la Giornata mondiale contro l’Aids, un’altra pandemia, oltre al Covid-19, di cui non dovremmo mai dimenticarci. La giornata è anche occasione di un bilancio sulla situazione attuale. Analizzando gli ultimi dati disponibili, quelli del 2019, emerge che in media calano i casi di contagio da hiv, anche se le diagnosi restano elevate fra i giovani nella fascia dai 25 ai 29 anni. C’è un altro dato negativo: ben 6 diagnosi su 10 avvengono troppo tardi, in fase già avanzata della malattia, quando si è positivi da molto tempo. Sono alcuni dei numeri resi noti dall’Istituto superiore di sanità, insieme al ministero della Salute, in un notiziario divulgato in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids. In questa giornata il telefono verde gratuito Aids e infezioni sessualmente trasmesse Uniticontrolaids, 800861061, sarà attivo dalle 10:00 alle 18:00, ma il numero rimane funzionante tutto l’anno (e lo è da 33 anni) dal lunedì al venerdì dalle 13:00 alle 18:00.

I numeri dell’epidemia in Italia

Dal 2012 ad oggi le diagnosi risultano in calo progressivo. In particolare, dal 2012 al 2019 sono state segnalate annualmente, entro il mese maggio 2020, rispettivamente 4.162, 3.843, 3.831, 3.598, 3.687, 3.579, 3.003 e 2.531 diagnosi di infezione da hiv. L’incidenza più elevata dei nuovi casi è nella fascia d’età fra i 25 e i 29 anni, e poi dai 30 ai 39 anni, mentre l’età media delle persone positive all’hiv è di circa 40 anni. Nel 2019, per la prima volta la percentuale di contagi dovuta a rapporti sessuali fra uomini raggiunge quella legata a rapporti eterosessuali, che finora invece risultava maggiore. Dal 2016, inoltre, diminuiscono le diagnosi fra stranieri. Le regioni più colpite sono Lombardia e Lazio. In generale, fra gli uomini le diagnosi erano e sono più alte: l’80% dei nuovi casi del 2019 riguarda il sesso maschile e nelle fasce d’età dai 25 ai 39 anni l’incidenza è quattro volte più alta che nel sesso femminile.

Aids, diagnosi tardive e decessi stabili

Ci sono poi degli elementi molto negativo, da contrastare. Dal 2017 in Italia sono sempre di più le persone che fanno tardi il test, quando la malattia è già conclamata e in fase avanzata. Ben due terzi degli uomini e circa la metà delle donne, infatti, scopre di averla in fase avanzata e in generale un terzo dei pazienti fa il test perché ha sintomi o patologie correlate all’Aids. Se negli ultimi anni le diagnosi risultano in calo, al contrario i decessi rimangono stabili intorno a 500 all’anno. Sempre riguardo ai pazienti con Aids, sono diminuite le diagnosi di candidosi e di polmonite ricorrente, mentre sono aumentati i casi di sarcoma di Kaposi, di Wasting syndrome e tubercolosi polmonare.

Il numero verde gratuito

Il numero verde Uniticontrolaids 800861061 è attivo dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 18 e oggi 1 dicembre dalle 10 alle 18. Ci sono anche i canali social per seguire le news e contemporaneamente gli esperti dell’Iss risponderanno anche sul web al contatto Skype uniticontrolaids e all’indirizzo mail dedicato tvalis@iss.it esclusivamente per le persone sorde. Gli specialisti fanno sapere che nel 2020 sono arrivate circa 6.700 telefonate, di cui quasi la metà da parte di persone che dichiarano di non aver mai effettuato un test per l’hiv. Chiunque abbia qualsiasi dubbio è invitato a chiamare in qualsiasi momento, ricordando che “non esiste prevenzione senza informazione”, come recita lo slogan su Uniticontrolaids.it.

L’importanza del test

Le autorità sanitarie ricordano che fare il test per l’hiv periodicamente è una buona abitudine per tutte le persone sessualmente attive, per vivere in modo più sereno le proprie relazioni. Fare il test è l’unico strumento per riconoscere tempestivamente l’infezione da hiv, accedere alle cure e ai servizi medici necessari per tenerla sotto controllo, e evitare di scoprire la malattia quando è già conclamata. Qui tutte le informazioni su quando come e dove fare il test.

L’impatto di Covid-19 sull’hiv

Non bisogna dimenticare che la pandemia di Covid-19 può avere un effetto negativo non solo sul cancro e su altre malattie croniche, ma anche sull’epidemia di Aids, soprattutto nei paesi meno ricchi e con sistemi sanitari più fragili. Per questo il tema della Giornata mondiale contro l’Aids di quest’anno è “Solidarietà globale, responsabilità condivisa” e l’Organizzazione mondiale della sanità richiama l’attenzione di tutti su questo problema e sulla necessità di una solidarietà che sia diffusa e appunto non locale.

A che punto siamo con i vaccini

Attualmente non c’è ancora un vaccino efficace contro l’Aids e l’infezione da hiv, anche se sono in corso varie sperimentazioni. La mancanza di una vaccinazione valida non è dovuta a scarse competenze o impegno ma al fatto che il virus dell’hiv è molto complesso – molto più, ad esempio del coronavirus Sars-Cov-2, rispetto al quale è molto diverso per struttura e caratteristiche – e risulta complicato anche mettere a punto strumenti preventivi di questo tipo che durino nel tempo. A fronte di varie battute d’arresto, ci sono anche passi in avanti e in tempi recenti, nel maggio 2020, uno studio condotto da un gruppo della Emory University, pubblicato su Nature Medicine, ha messo in luce le potenzialità di un nuovo vaccino, ancora in corso di studio e per ora testato su primati non umani, che risulterebbe durare più a lungo grazie alla sua capacità di stimolare anche le cellule T del sistema immunitario.

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