Barack Obama e Vladimir Putin. Mark Zuckerberg e Arnold Schwarzenegger. Gal Gadot e perfino la regina Elisabetta. Le vittime di primissimo piano dei deepfake – i software di intelligenza artificiale in grado di sovrapporre digitalmente il volto di una persona al corpo di un’altra, ricreandone anche la voce e sincronizzando il labiale – sono ormai numerose. E i timori associati tali da spingere alla creazione di strumenti automatici in grado di rilevare immediatamente quando questi video fake compaiono sui social network, riducendo così il rischio di essere ingannati.

Il caso dei video di Tom Cruise

Quando nei giorni scorsi su TikTok sono comparsi dei video di Tom Cruise – valutati come autentici dagli strumenti di controllo impiegati sul social network – in tanti hanno pensato che l’attore fosse l’ultimo di una lunga fila di divi di Hollywood a sbarcare sulla piattaforma. Ecco quindi il protagonista della saga di Mission Impossible che si cimenta nel golf, che fa giochi di prestigio con una monetina, che casca rovinosamente sul pavimento di casa mentre racconta un aneddoto su Michail Gorbaciov. L’attenzione di TikTok è stata immediatamente catturata dall’approdo di Tom Cruise, soprattutto vista la dimensione spontanea e domestica dei video caricati da una figura non esattamente nota per essere la celebrità della porta accanto. E infatti nessuno di questi video – nonostante il semaforo verde degli algoritmi di rilevamento – era autentico. 

A vederli, i filmati sono impressionanti: sono probabilmente i video deepfake più accurati che si siano mai visti, nonostante la loro lunghezza abbia complicato ulteriormente le cose. Non stupisce quindi che – sebbene il nome dell’account di TikTok fosse particolarmente sospetto (Deep Tom Cruise) – in molti ci siano cascati. È stata invece tutta opera dell’artista belga di visual effects Christopher Ume con la collaborazione di un noto imitatore di Tom Cruise, Miles Fisher. È stato proprio Fisher a chiamare Ume, come ha raccontato quest’ultimo al Guardian, proponendogli di girare dei “video divertenti” in cui l’artista avrebbe dovuto rendere l’imitatore “uguale a Tom Cruise”. “E poi abbiamo pubblicato tutto su TikTok. Nessuno di noi sapeva nulla di questa applicazione, ma due giorni dopo Fisher mi ha mandato uno screenshot dicendomi che avevamo raggiunto due milioni e mezzo di visualizzazioni.

Nel frattempo, le visualizzazioni sono diventate oltre dieci milioni e dei loro video si sono occupati i media di tutto il mondo, sollevando nuovamente lo spettro di un futuro in cui distinguere i video manipolati da quelli autentici sarà praticamente impossibile, soprattutto visto che neanche gli algoritmi creati appositamente per riconoscere i deepfake sono in grado di svolgere il loro lavoro in maniera affidabile. Dietro il lavoro di Ume e Fisher non c’era però nessuna volontà di ingannare: “Vorrei mostrare alle persone le potenzialità tecniche di questi strumenti”, ha spiegato l’artista belga. “Non intendo usarli in nessun modo che possa irritare le persone: voglio soltanto mostrare cosa chiunque potrebbe riuscire a fare nel giro di pochi anni”. A dimostrazione della sua buona volontà, Ume ha pubblicato un video in cui mostra passo dopo passo come ha creato i deepfake di Tom Cruise.

I rischi per la politica e l’economia

Da un certo punto di vista, è quasi un miracolo che strumenti di questo tipo non siano ancora stati usati – se non in maniera molto limitata e artigianale – nel tentativo di manipolare l’opinione pubblica, creando per esempio video in cui Matteo Salvini esprime tutta la sua solidarietà nei confronti dei migranti o in cui Joe Biden definisce il Covid un complotto creato ad arte dal governo cinese. O in cui Jeff Bezos annuncia un clamoroso flop di Amazon facendo crollare il titolo in Borsa. 

Ma forse è solo una questione di tempo. Già oggi esistono app come Reface, Facetune e filtri di Snapchat in grado di fare in maniera rudimentale ciò che Christopher Ume è riuscito a fare in maniera estremamente realistica, facilitato anche dalla collaborazione di un imitatore, da un computer potente e lavorandoci sopra per giorni interi. Nel giro di qualche anno, è probabile che risultati simili si potranno però ottenere con un normalissimo smartphone.

Foto dei morti animate

D’altra parte, fino a poco fa sarebbe stato impensabile anche ridare vita (digitalmente) ai morti, giusto? E invece oggi è possibile usare il deep learning per animare e creare video a partire da vecchissime fotografie in bianco e nero: uno strumento che la società MyHeritage – che attraverso l’analisi del dna afferma di poter ricreare l’albero genealogico di chiunque si sottoponga al test – ha ribattezzato Deep Nostalgia e che permette a chiunque di animare nel giro di pochi secondi immagini dei nostri cari defunti.

https://twitter.com/MyHeritage?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1366029972452827136%7Ctwgr%5E%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.wired.it%2Fwp-admin%2Fpost.php%3Fpost%3D300843action%3Dedit

I risultati sono a volte un po’ inquietanti e la precisione – partendo da una singola foto – non è elevata come quella di altri deepfake che si basano su materiale di partenza molto più ampio. È comunque un altro strumento che mostra come questa tecnologia sia ormai a portata di click per tutti quelli che vogliono provare l’emozione – o la sensazione perturbante da Uncanny Valley – di ridare digitalmente vita ai propri cari. Al momento però la realtà supera ancora la fantasia. Lo dimostra il fatto che il video più inquietante di Tom Cruise che potete trovare in rete è – e sarà a lungo – quello della sua celebre e scalmanata ospitata nel salotto di Oprah Winfrey.

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