(foto: John Milner/Sopa Images/LightRocket via Getty Images)

La ricerca per trovare un trattamento efficace contro il nuovo coronavirus continua ormai da tempo a ritmi da record. Eppure ora, secondo una nuova ipotesi, a correre in nostro aiuto potrebbero essere degli alleati un po’ bizzarri: i lama. A riferirlo è stato un team di ricerca internazionale, coordinato dall’Università del Texas ad Austin, in un nuovo studio appena pubblicato sulla rivista Cell, secondo cui gli anticorpi trovati nel sangue di questi animali sarebbero in grado di combattere le infezioni causate dal nuovo coronavirus.

Per capirlo, i ricercatori hanno studiato Winter, un lama di 4 anni, già coinvolto in uno studio precedente, quando aveva solo nove mesi, nel quale era stato dimostrato come i suoi anticorpi fossero in grado di neutralizzare altri coronavirus, responsabili della Sars e della Mers. “È stato entusiasmante scoprirlo”, commenta uno degli autori Daniel Wrapp. “Ma allora non c’era bisogno di un trattamento contro i coronavirus. Questa era solo una ricerca di base. Ma ora, la nostra scoperta può potenzialmente avere implicazioni importanti”.

Come spiegano i ricercatori, quando il sistema immunitario dei lama rileva degli invasori, come appunto i virus, questi animali producono due tipi di anticorpi: uno simile agli anticorpi umani e un altro, molto più piccolo, chiamato anticorpo a singolo dominio, che può essere facilmente nebulizzato e utilizzato perciò in un inalatore. “Ciò lo rende potenzialmente davvero interessante come farmaco per un patogeno respiratorio perché si può somministrare direttamente nel sito dell’ infezione”, spiega Wrapp. Nel nuovo studio, i ricercatori hanno per prima cosa raccolto un campione di sangue di Winter e isolato gli anticorpi chiamati Vhh-72, già noti per legarsi alla proteina spike, quella che permette ai coronavirus di penetrare nelle cellule.

Da qui, hanno messo a punto un nuovo anticorpo, legando insieme due copie dell’anticorpo dei lama (Vhh-72) che aveva precedentemente funzionato per la Sars e la Mers, dimostrando, per ora solo in culture cellulari, che è in grado di neutralizzare efficacemente anche il nuovo coronavirus. “Il legame di questo anticorpo alla spike è in grado di prevenire l’attaccamento e l’ingresso del virus, neutralizzandolo”, commenta Wrapp. Dai test preliminari, infatti, i ricercatori hanno osservato come questi nuovi anticorpi abbiano bloccato l’infezione. “Questo è uno dei primi anticorpi conosciuti che potrebbe neutralizzare il Sars-Cov-2”, spiega Jason McLellan, tra gli autori dello studio.

Il team ora ha in programma di passare agli studi preclinici, con la speranza di poter condurre presto i test sugli esseri umani. L’obiettivo, commentano i ricercatori, è quello di sviluppare un trattamento che aiuti le persone che hanno contratto il nuovo coronavirus. “I vaccini devono essere somministrati un mese o due prima dell’infezione per fornire protezione”, commenta McLellan. “Tramite le terapie con anticorpi si possono somministrare direttamente gli anticorpi e quindi, subito dopo il trattamento, fornire una protezione immediata. Questi potrebbero anche essere usati per trattare qualcuno che è già malato per ridurre la gravità della malattia”.

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