(immagine: Getty Images)

Cosa si cela dentro la mente di un assassino? Forse meno materia grigia. Un team dell’Università di Chicago ha di recente pubblicato su Brain Imaging and Behaviour una ricerca basata su scansioni cerebrali di oltre 800 detenuti per crimini di diversa natura che mostrerebbe come il cervello degli assassini sia un po’ diverso dagli altri, ipotizzando che tali differenze possano essere collegate a un deficit di empatia e moralità.

Non è la prima volta che il cervello dei criminali finisce sotto la lente d’ingrandimento degli scienziati, ma a differenza delle ricerche precedenti questo studio – sostengono gli autori – ha il vantaggio di essere molto più ampio e di tenere in considerazione anche il quoziente d’intelligenza, la presenza di eventuali psicosi o lesioni cerebrali e l’utilizzo di droghe (in tal caso i dati venivano esclusi dal campione). Anche il tempo trascorso in prigione è stato valutato ai fini dell’indagine.

I ricercatori della University of Chicago hanno messo insieme i dati raccolti in 10 anni. Hanno analizzato 808 scansioni cerebrali (ottenute tramite risonanza magnetica) di persone incarcerate per diversi crimini in 8 prigioni tra il New Mexico e il Wisconsin: 203 erano di assassini (per loro stessa ammissione o condannati come tali), 475 di persone condannate per crimini violenti come rapina a mano armata e aggressione, 130 di uomini coinvolti in reati poco o non violenti.

cervello
(immagine: Sajous-Turner et al.)

Dall’indagine è emersa una correlazione tra la quantità di materia grigia in certe aree del cervello e il crimine commesso. In particolare sembra che chi ha commesso un omicidio o un tentato omicidio abbia meno cellule nervose (neuroni e glia) nel lobo orbito-frontale, nei lobi temporali anteriori e in altre strutture cerebrali che, come spiegato da Jean Decety, docente di psicologia e psichiatria alla University of Chicago e autore dello studio, sono aree che servono “per effettuare calcoli, elaborare informazioni, sia che si tratti di informazioni emotive che si usano per provare empatia per qualcun altro, sia di informazioni che si usano per controllare il proprio comportamento, per sopprimere le proprie tendenze a reagire”. L’ipotesi, dunque, è che vi sia anche una base biologica per la mancanza di empatia e di moralità degli assassini.

Nonostante gli esperti considerino i risultati ottenuti “notevoli”, questi non bastano a decretare un nesso di causalità tra la riduzione della materia grigia e il comportamento omicida. Gli scienziati hanno detto di voler procedere nelle indagini e stanno già seguendo un campione di ragazzi tra i 20 e i 30 anni considerati ad alto rischio, per verificare se le ridotte dimensioni di tali regioni cerebrali possa essere un fattore predittivo del loro comportamento.

The post Gli assassini potrebbero avere meno materia grigia nel cervello appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it