La matematica non è un’opinione. Un’ affermazione che già di per sé ci può far approcciare al mondo dei calcoli con estrema cautela, e che a volte alimenta in noi sensazioni di ansia o addirittura odio. Tanto che per alcuni, mettendo da parte limiti, integrali e derivate, anche semplici frazioni possono diventare un vero e proprio incubo. L’avversione che hanno molte persone per la matematica, soprattutto in un momento storico come questo, potrebbe far travisare la realtà dei fatti. E, in particolare, farci fraintendere e sottovalutare quanto sia pericolosa la pandemia del nuovo coronavirus, sia per la nostra salute che per la società in cui viviamo.

A porre l’accento su questa problematica sulla pagine di The Conversation sono stati Clarissa Thompson e Pooja Sidney, due psicologi esperti nel campo della cognizione matematica, che studiano cioè come e quanto le persone di tutte le età conoscono questa disciplina. Uno degli sbagli più comuni che facciamo, raccontano i due esperti, riguarda la nostra propensione per i numeri interi, anche nel mondo delle frazioni. “Sulla base di dati e resoconti sulla pandemia del nuovo coronavirus”, spiegano i due, “ci chiediamo se questo comune malinteso possa indurre le persone a sottostimare i rischi propri e altrui associati alla Covid-19”.

Ma partiamo dalle basi. Le frazioni sono composte da due parti: il numeratore, per esempio, il 3 nella frazione ¾, e il denominatore, che in questo caso è 4. Lo sbaglio, spiegano i due esperti, si verifica quando le persone pensano automaticamente ai numeratori e ai denominatori delle frazioni come numeri interi. Per esempio, si potrebbe erroneamente credere che 1/14 sia inferiore a 1/15 perché 14 è inferiore a 15. In altre parole, si applica tutto ciò che si sa sui numeri interi a tutti gli altri numeri, comprese le frazioni: si presta attenzione per esempio a una sola parte della frazione, piuttosto che considerare l’intero rapporto, oppure si mettono a confronto solo i denominatori.

Quando si parla di statistiche sulla salute, interpretare erroneamente il valore dei numeri può portare a conseguenze negative, come appunto sottovalutare la mortalità da Covid-19. All’inizio della pandemia, per esempio, alcuni suggerivano che l’influenza fosse più letale del nuovo coronavirus (lo stesso presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo ha affermato più e più volte). Ma concentrarsi sul numero totale di decessi o sul numero di persone infette piuttosto che sulle proporzioni e sui rapporti, spiegano gli esperti, è un errore. Un altro esempio recente, aggiungono, è stato quando Trump ha affermato che gli Stati Uniti hanno testato più persone per Covid-19 che in qualsiasi altra parte del mondo. E sebbene possa essere vero in termini di numeri assoluti, il calcolo non tiene conto della grandezza e della densità della popolazione di altri paesi.

Per capire il reale rischio del nuovo coronavirus, concludono i ricercatori, il modo più corretto è quello di confrontare il numero di decessi con il numero totale di persone positive. Quindi, confrontare questo tasso di letalità con i tassi di letalità di altre malattie più familiari, come appunto l’influenza. Ma anche qui bisogna far attenzione e tener contro che per ora è piuttosto complicato conoscere il reale numero di persone infette dal nuovo coronavirus, sia perché i numeri cambiano ogni giorno sia perché il numero di tamponi è limitato e tante persone positive non sono state individuate o diagnosticate prontamente (senza contare l’esercito degli asintomatici). Insomma, ricordiamoci che con i numeri bisogna saperci fare per non giungere a conclusioni affrettate.

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