(foto: Westend61 via Getty Images)

Nel novembre 2018 l’annuncio del genetista cinese He Jiankui ha lasciato senza parole gli scienziati e gli eticisti: He aveva spiegato di aver modificato attraverso la tecnica di editing genetico Crispr-Cas9 il dna di alcuni embrioni. Da questa operazione sono nate due gemelline, a detta del genetista teoricamente rese immuni dall’infezione da hiv, mediante la disattivazione di un gene. In seguito a questo annuncio, diversi gruppi di ricerca hanno criticato e messo in dubbio le modalità di ricerca, il risultato, nonché la pratica e le sue implicazioni etiche. In particolare, 100 scienziati cinesi hanno dichiarato che il lavoro di He era “al di fuori dei confini della scienza che può essere accettata”. Ora sono stati pubblicati due nuovi articoli su Plos Biology, uno a firma di due ricercatori cinesi dell’Accademia cinese delle scienze e l’altro di un ricercatore Usa della New York University School of Medicine, che hanno approfondito il dibattito. Riferendosi allo studio di He gli autori parlano di “cattiva scienza” e “cattiva etica” e provano a capire come evitare future crisi di questo genere, che riguardino bambini geneticamente modificati, crisi che potrebbero verificarsi. Ecco come.

Intanto, spiegano su Plos Biology i ricercatori cinesi Haoyi Wang e Hui Yang, esistono tecnologie per evitare la trasmissione dell’infezione da Hiv durante la gravidanza e il parto. Inoltre gli scienziati discutono la modifica genetica applicata da He, una mutazione del gene Ccr5, considerato un lasciapassare dell’hiv, che il genetista ha disattivato. Tuttavia, secondo gli autori, se è dimostrato che la mutazione del gene Ccr5 è associata a una qualche resistenza all’attecchimento del virus nelle popolazioni europee, questa mutazione non blocca tutti i ceppi e i potenziali effetti sulla salute della popolazione cinese non sono ancora stati studiati.

L’inadeguatezza scientifica

Secondo Wang e Yang, inoltre, il genetista non ha fornito dettagli sugli effetti a lungo termine di questa operazione e il suo lavoro si basa su specifiche assunzioni sui processi molecolari e i risultati dell’editing genetico che risultano controversi. Inoltre, proseguono i ricercatori, in certi casi non vengono seguiti gli standard della sperimentazione, ad esempio alcuni esperimenti non vengono replicati in maniera adeguata oppure mancano alcune analisi.

Anche l’articolo a firma di Arthur Caplan critica fortemente il lavoro del genetista He dal punto di vista scientifico. “Una profonda comprensione dei meccanismi e dei potenziali effetti collaterali dell’editing genetico degli embrioni umani – spiega Caplan – è un prerequisito assoluto per ogni ulteriore discussione sulla sua implementazione”. Al momento, prosegue l’autore, l’editing genetico degli embrioni umani, in particolare come il dna viene riparato, a seguito dell’induzione di una rottura, è un aspetto ancora poco compreso.

La condanna etica

Il comportamento di He e del suo team, pertanto “rappresenta una totale violazione sia delle regolamentazioni cinesi sia delle regole accettate dalla comunità scientifica internazionale”, scrivono Wang e Yang. “Condanniamo fortemente le loro azioni come estremamente irresponsabili, sia scientificamente che eticamente”. Gli autori, inoltre, raccomandano alle autorità di studiare meglio il caso e divulgare dati indirizzati ad una più ampia comunità scientifica. Nonché di “chiarire e restringere le leggi” su futuri esperimenti di editing genetico su embrioni umani.

Cosa fare in futuro

Anche Caplan condanna il genetista He. “C’è poco spazio per qualcosa che non sia la viva condanna dell’annuncio di He”, afferma Caplan nell’articolo. E aggiunge un elenco di 12 raccomandazioni che includono una serie di potenziali strategie da adottare per evitare che ricerche condotte in questo modo possano nuovamente avere luogo. Fra queste, Caplan indica di gestire esplicitamente il conflitto di interessi con un controllo dell’organizzazione che conduce la ricerca, vietare la pubblicazione di risultati impropri su embrioni umani, vietare esclusive ai media, coinvolgere comitati qualificati e formati opportunamente e al contempo boicottare qualsiasi studio non conforme agli standard etici.

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