Redatto da Oltre la Linea.

Uno degli aspetti della giovane Greta Thunberg che sono stati maggiormente portati all’attenzione dell’opinione pubblica è costituito, senza ombra di dubbio, dalla sua sindrome di Asperger. Una forma di “sindrome nascosta”, la quale non si nota dall’aspetto fisico di una persona, ed è per ciò stesso più difficile da individuare rispetto ad altri fenomeni medico-corporei. Per quanto la cosa fosse già nota, è ritornata in auge all’inizio di settembre, quando Greta stessa, in un suo Tweet, l’ha rivendicata, con una qual certa vena polemica.

Cos’è la sindrome di Asperger

La sindrome di Asperger è un disturbo pervasivo dello sviluppo, la quale si imparenta con l’autismo, ma se ne distanzia per il fatto di avere degli effetti sulla persona meno evidenti: non incidentalmente, essa non ritarda lo sviluppo delle capacità linguistiche. Come aveva studiato la psichiatra inglese Lorna Wing, che vi dette il nome con cui oggi è universalmente conosciuta nel 1981. L’attivista svedese, infatti, parla la propria lingua e l’inglese in maniera fluente, senza che i suoi discorsi ne siano inficiati.

Come evidenzia la National Autistic Society di Londra, in un suo articolo tradotto dal blog Spazio Asperger, le persone affette da questa sindrome faticano ad esprimere le proprie sensazioni ed emozioni agli altri, od a dire di cosa hanno bisogno, od a capire quelle altrui: l’isolamento sociale è un effetto collaterale piuttosto frequente.

Inoltre, coloro che ne sono affetti spesso coltivano in maniera molto insistente alcune cose, passioni et similia: il caso di Greta è emblematico, in quanto ella è appieno concentrata sulla questione climatica. Peraltro, una battaglia legittima, la quale tuttavia ha reso la giovane svedese un fenomeno mediatico, dietro al quale si muovono interessi tanto di tipo economico, quanto di tipo politico, che ne hanno strumentalizzato (a sua insaputa) la persona, come abbiamo già spiegato.

Non a caso, i Democratici svedesi hanno sottolineato che esistono delle evidenti fattezze per ritenere questa una mera operazione di marketing, con interessi tutt’altro che genuini e benefici. Per di più, effettuata su un tema molto importante e delicato, divenuto appannaggio di coloro che hanno avuto interessi nel crearlo e solo dopo nel volervi dare una soluzione.

Asperger: David non la pensa come Greta

Per ritornare alla sindrome di Asperger, recentemente Greta Thunberg si è dichiarata niente affatto infelice di averla, in quanto lo considera un vero e proprio “super potere“: una “diversità” che le dà forza. Lo ha cinguettato all’alba del mese settembrino, una dichiarazione ripresa dall’Adnkronos:

«Ho l’Asperger e questo significa che sono diversa dalla norma. E, nelle giuste circostanze, essere diversa si rivela un super potere. A scuola ero sempre sola, senza amici, mi sedevo in un angolo. A casa lo stesso, stavo male, avevo un disturbo alimentare. Tutto è passato ora, perché ho capito qual è la mia strada».

Il plauso del mondo social che la segue è stato notevole, ma diverse sono state le dissidenze. Fra queste, molto significativa è quella di David Catoni, Asperger italiano di 26 anni intervistato dalle Iene:

«Io non voglio tanto, chiedo solo un gruppo di amici, sconfiggere l’emarginazione. Questo non fa di me una persona con super poteri. Non fraintendetemi, sono contento che Greta abbia trovato una battaglia da perseguire e uno scopo, ma penso che il più grande nemico di noi Asperger sia la solitudine e avere tanti impegni e una battaglia da portare avanti non significa avere vita sociale. […] Ci sono tanti Asperger che si impegnano in lotte onorevoli, ma penso che il vero problema sia il modo in cui veniamo visti dagli altri».

Per quanto egli veda positivamente il fatto che la sua sindrome sia stata portata ad un’attenzione molto più diffusa tra la gente, non vorrebbe mai che possano esserci banalizzazioni in merito, le quali potrebbero a loro volta condurre a fraintendimenti sulla sintomatologia.

Il rischio che, invece, queste possano venire in essere a causa dell’eccessiva mediatizzazione dell’attivista svedese è concreto: e, anzi, è già stato cavalcato. E qui ritorna la diatriba sopra enucleata: considerando gli interessi che vi sono dietro, e le persone (procuratori, social media manager, azionisti di società, addetti stampa protettivi ed invadenti) che vi girano attorno, è quanto meno improbabile pensare alla spontaneità del fenomeno.

Pompato dai media di tutto il mondo, esso si è preso la scena per lungo tempo. Tuttavia, è perlomeno sospetto il fatto che esso sia venuto alla luce con queste modalità, ed in merito ad una tematica sulla quale illustri scienziati di fama mondiale dibattono inascoltati da anni. Peraltro, con protagonista una giovane ragazza: affetta da una sindrome simil-autistica – sulla quale, a dispetto suo, i suoi manovratori hanno giocato -, dotata certamente di buona volontà, ma non altrettanto di conoscenze fattuali, eppure accolta da ogni istituzione internazionale. Un “modus operandi” che rende il sospetto sicuramente emblematico.

(Lorenzo Franzoni)

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