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Complici le ultime notizie rilasciate dai Centers for Disease Control statunitensi sulle migliaia di casi di lesioni alle vie respiratorie e decessi tra gli svapatori, il dibattito sulla sicurezza delle sigarette elettroniche non potrebbe essere più acceso. Il problema – denunciano alcuni dei maggiori esperti di salute pubblica sulla rivista Science – è che ai primi segnali di allarme negli Stati Uniti la politica è intervenuta a gamba tesa e un po’ a casaccio, con diversi Stati che hanno vietato la vendita di alcuni prodotti senza una linea coerente e solida dal punto di vista scientifico. Vediamo dunque quali sono secondo gli esperti i fatti e le questioni aperte, e perché interventi non ragionati potrebbero diventare controproducenti. A scapito proprio della salute pubblica che si vuole tutelare.

Il dibattito sulla riduzione del danno

Le sigarette elettroniche sono l’ennesimo rischio intollerabile per la salute pubblica o possono costituire uno strumento per contenere i danni del fumo? Se ne discute da anni, ricordano gli esperti su Science, e, sebbene il dibattito non si sia mai spento, sembrava –evidenze alla mano – che la discussione piegasse verso la scelta del male minore.

Ecig, sicure ma non troppo

Le revisioni scientifiche, infatti, mostrano che nonostante le ecig non siano prodotti completamente sicuri, sono comunque meno dannose dei prodotti a combustione e sembrano essere più efficaci delle terapie sostitutive della nicotina per aiutare i fumatori a ridurre il numero di sigarette o addirittura a smettere di fumare. Un report del 2018 delle National Academies of Sciences, Engineering and Medicine degli Stati Uniti, per esempio, sostiene che ci siano solide prove scientifiche che tra i fumatori adulti lo svapo di nicotina sia più sicuro del fumo tradizionale, poiché riduce l’esposizione a numerosi agenti tossici e cancerogeni presenti nel tabacco a combustione. Non si nega certo il rischio, ma lo si descrive come un continuum in cui il male assoluto sono i prodotti a combustione.

I giovani e lo svapo

Questione più spinosa è il rapporto tra le sigarette elettroniche e i giovani. In soli due anni (dal 2017 al 2019) negli Stati Uniti la percentuale di giovani che svapano è passata dall’11,7% al 27,5%. Si tratta più che altro di svapo sperimentale, non frequente, ma l’impatto sulla salute pubblica al momento non è quantificabile. C’è chi teme che le sigarette elettroniche – sostenute da un marketing che punta ai giovani e che potrebbe trasmettere un falso senso di sicurezza – possano costituire l’anticamera al fumo. Un dato non di poco conto se preso a sé, ma che assume tutta un’altra valenza se affiancato a statistiche che testimoniano che la maggior parte di coloro che svapano tra i giovani è oppure è stato un fumatore, e che il tasso di fumatori è sceso molto più rapidamente negli anni in cui la pratica dello svapo è aumentata.

Il tutto – scrivono gli esperti su Science – “suggerisce che lo svapo di nicotina potrebbe sostituire il fumo più che promuoverlo”.

I prodotti da svapo non sono tutti uguali

L’allarmismo sui casi di lesioni alle vie respiratorie (2291) e dei decessi (48) tra gli svapatori, però, ha fatto cambiare radicalmente il tono e la direzione del dibattito sulle sigarette elettroniche, inducendo a prese di posizione al momento non giustificabili, almeno secondo gli autori.

Sull’onda della notizia, i media non hanno messo l’accento sulle opportune distinzioni, sottolineano gli esperti. Esiste una vasta gamma di prodotti da svapo, dai liquidi alla nicotina ai semplici liquidi aromatizzati, fino a quelli con tetraidrocannabinolo (Thc, il principio attivo della cannabis). Per non parlare di tutto quello che circola nel mercato nero, che chissà cosa contiene.

Dalle ricerche che Cdc e Fda stanno conducendo, solo i prodotti al Thc e quelli illegali sembrano essere gli indiziati principali, a causa forse di alcuni additivi preoccupanti su cui sono in corso ulteriori indagini.

Proibizionismo e pasticci politici

Ai primi campanelli d’allarme, molti stati Usa non hanno atteso un riscontro della scienza e in poco tempo hanno emanato misure proibizionistiche, che in alcuni casi bloccano la vendita di prodotti a base di nicotina ma non quelli con Thc, in altri mettono al bando il mentolo e gli aromi alla menta nei prodotti da svapo ma non nei prodotti a combustione. Che senso può avere tutto ciò, se non alimentare la confusione?

Alla luce dei dati disponibili, senza per questo voler negare o ignorare le incertezze che tuttora sussistono sulle sigarette elettroniche, gli autori dell’editoriale reputano importante che la politica segua una linea precisa e con coerenza intraprenda iniziative ragionate, volte alla regolamentazione sia dei prodotti a combustione sia di quelli da svapo.

Regno Unito, un esempio da seguire

A tal proposito un esempio virtuoso è il Regno Unito che, aderendo all’idea che le ecig possano costituire uno strumento per la riduzione del danno da fumo ha emanato una serie di norme che regolamentano la vendita dei prodotti. La vendita dei prodotti a base di nicotina legali (di cui si conosce la provenienza, la composizione e la qualità) è consentita ai maggiorenni, mentre il commercio di liquidi da svapo con Thc non è consentito dalla legge. Esiste inoltre un sistema di monitoraggio dei prodotti e di segnalazione degli eventi avversi (un po’ come succede per i farmaci), che dovrebbe consentire di intervenire prontamente.

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