È il numero che (purtroppo) meglio ci racconta il reale impatto dell’epidemia di nuovo coronavirus: la differenza tra i decessi che sono avvenuti nelle ultime settimane e quelli degli scorsi cinque anni. Vista l’incertezza dei numeri su casi positivi e decessi rilasciati ogni giorno dalla Protezione civile e l’impossibilità di fare tamponi a tutti (che si tratti di casi sospetti o morti), a Wired abbiamo deciso di affidarci a una misura oggettiva che con maggiore probabilità racconta in modo più realistico il coronavirus.

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Il picco, o per meglio dire il valore più alto per ora, lo si è registrato nella settimana tra 1421 marzo, quando si sono verificati 9.189 decessi. Nello stesso periodo, nei cinque anni precedenti, in media i funerali erano stati 3.532,2. Durante l’epidemia da virus Sars-Cov-2 le morti sono state quindi tre volte tanto. I numeri, censiti da Istat, fanno riferimento a 1.084 comuni su un totale che sfiora gli 8mila (qui l’Istituto di statistica spiega i criteri di selezione).

Attribuire questa differenza alla Covid-19 non è ovviamente possibile. Ma in un contesto in cui i dati non riescono a fotografare l’intera realtà del contagio, valutare la variazione della mortalità è forse il modo più affidabile per stimare quanto il virus Sars-Cov-2 abbia colpito il nostro Paese. Dopo una valutazione complessiva della situazione, in occasione dell’aggiornamento del dataset IstatWired ha scelto l’andamento settimanale della mortalità nel primo trimestre 2020, confrontandolo con la media del periodo 2015-2019. Il risultato lo vedete sopra e lo aggiorneremo settimana in settimana.

Il grafico mostra di default la situazione relativa agli over 65 residenti in provincia di Bergamo. In altre parole, la classe di età e la provincia più colpite dall’epidemia, ma i filtri consentono di analizzare altre fasce di età ed altre zone del Paese.

I dati sono stati raggruppati su base settimanale. Per farlo, si è partiti dal 28 marzo 2020 andando a ritroso, ricostruendo un periodo di 12 settimane (lasciando fuori dal computo i primi 3 o 4 giorni di gennaio). Una scelta, quella di utilizzare le settimane, volta a non farci distrarre dai picchi giornalieri in alto o in basso che hanno monopolizzato l’attenzione dei media dall’inizio dell’epidemia.

Come si può notare, nell’ultima settimana il grafico segna una riduzione nel numero dei decessi a livello nazionale. Un elemento senz’altro positivo, ma prima di celebrare è bene considerare quanto il dato resti ben superiore alla media del periodo precedente. E tenere in considerazione che è possibile che nelle due settimane scarse che ci separano dal 28 marzo la curva abbia ripreso a salire.

Per permettere ai lettori di valutare quali siano le fasce di età che hanno visto un maggiore aumento della mortalità in questo primo trimestre del 2020, Wired ha realizzato questa mappa di calore.

I grafici che mostrano il reale impatto dell’epidemia di nuovo coronavirus

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Il colore che tende all’arancione mostra un incremento della mortalità, tanto più alto quanto più il colore è scuro. L’azzurro, invece, indica una riduzione nei decessi.

Come si vede, gli incrementi si concentrano in basso a destra, nelle settimane di marzo e nelle fasce di età più anziane della popolazione. In altre parole, il periodo e la popolazione più colpiti dall’epidemia di Covid-19. Ovviamente, è solo una correlazione: per capirlo con certezza si sarebbe dovuto svolgere un tampone a tutte le persone morta nelle ultime settimane.

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