(foto: Antonio Masiello/Getty Images)

Ormai da diversi giorni siamo tra i Paesi che stanno affrontando uno dei più grandi focolai del nuovo coronavirus al di fuori della Cina. Stando agli ultimi aggiornamenti, infatti, il numero di contagi è arrivato quasi agli 8mila, mentre i decessi sono arrivati a 463. Numeri che hanno fatto scattare misure sempre più restrittive e rigorose, e che hanno portato all’isolamento dell’intera Lombardia e di 14 province di Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Marche. Per riuscire a gestire una situazione di emergenza come questa, infatti, è di fondamentale importanza il lockdown, o isolamento, ossia un protocollo di emergenza che di solito impedisce alle persone di lasciare una specifica area, e poter riuscire a rallentare, in questo caso, la diffusione della Covid-19.

A suggerirlo è un’analisi appena fatta dal fisico Peter W.Kruger, che ha comparato i dati dei casi di contagio nella provincia di Lodi, dove è stato messo in atto l’isolamento, a quelli del resto d’Italia. “Funzionano le misure di lockdown? Sulla base dei casi diagnosticati, la risposta è un risonante sì!”, scrive il fisico in un post su Facebook, riferendosi all’isolamento della provincia di Lodi. “Si vede chiaramente a occhio il flesso della logistica a circa 2 settimane dall’istituzione della cosiddetta zona rossa (che è in linea con quello che è successo anche nell’Hubei). Avanti così con i lockdown!”.

Grafici, questi, che confermano l’importanza nel gestire una situazione di emergenza attraverso misure di lockdown. Lo si apprende anche da un recente studio apparso sulle pagine di Science dei ricercatori della Northeastern University, di Boston, che hanno stimato gli impatti della diffusione del nuovo coronavirus sia fuori che all’interno della Cina, dopo l’istituzione della quarantena nella città cinese di Wuhan, focolaio dell’epidemia.

Per comprendere gli impatti delle misure di quarantena sulla dinamica della diffusione del nuovo coronavirus, il team di ricercatori, guidato da Matteo Chinazzi e da Alessandro Vespignani, si è servito di un modello globale di trasmissione della malattia noto come Gleam. Dai risultati, i ricercatori hanno osservato come il divieto di viaggi introdotto nella città focolaio di Wuhan il 23 gennaio scorso abbia ritardato di tre o cinque giorni la progressione dell’epidemia in tutta la Cina. Un effetto modesto, commentano i ricercatori. E quando le compagnie aeree hanno bloccato i voli da e per la Cina a partire dall’inizio di febbraio, questa restrizione ha inizialmente contribuito a rallentare la diffusione del nuovo coronavirus in altre parti del mondo. Ma, anche nel caso di riduzioni dei voli del 90%, il numero di casi importati in altri Paesi è aumentato significativamente nel giro di poche settimane, dovuto a casi che hanno avuto origine altrove, quando la diffusione non è stata ridotta attraverso misure restrittive come il lockdown.

Dai risultati è emerso, infatti, che nelle aree interessate dalla Covid-19, le restrizioni ai viaggi possono avere un impatto modesto sulla diffusione dell’epidemia. Ma, sottolineano i ricercatori, il massimo effetto nel mitigarla verrà dai cambiamenti comportamentali di ognuno di noi, come l’isolamento e la buona abitudine di lavarsi le mani. Tutte misure, affermano i ricercatori, che possono raggiungere una notevole riduzione della diffusione del nuovo coronavirus. “Andando avanti, prevediamo che le restrizioni ai viaggi verso le aree colpite dalla Covid-19 avranno effetti modesti e che, invece, gli interventi di riduzione della trasmissione forniranno il massimo beneficio per mitigare l’epidemia”, spiegano i ricercatori.

 

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