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Il farmaco antivirale remdesivir potrebbe essere un valido aiuto per trattare i pazienti affetti dal nuovo coronavirus. A riferirlo è stato un ampio studio del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid), parte del National Institutes of Health, nel quale è stato mostrato per la prima volta come il farmaco abbia avuto dei benefici convincenti, seppur modesti, nel trattamento dell’infezione del nuovo coronavirus. In particolare, spiegano i ricercatori, i pazienti con una forma grave di Covid-19 a cui è stato somministrato il remdisivir hanno avuto tempi di guarigione più rapidi di chi, invece, non l’ha ricevuto.

Nello studio, cominciato il 21 febbraio scorso, i ricercatori hanno coinvolto un totale di 1063 pazienti affetti dal coronavirus negli Stati Uniti, in Europa e in Asia. Ad alcuni è stato dato il farmaco sperimentale, un antivirale in grado di bloccare gli enzimi usati dai virus per la replicazione nelle cellule umane, mentre ad altri un placebo. Dalle successive analisi, i ricercatori hanno osservato che il gruppo a cui è stato somministrato il remdesivir hanno mostrato un minor tempo di guarigione (definito come dimissioni dall’ospedale e ritorno alle attività normali) in media di 11 giorni, rispetto ai pazienti trattati con il placebo, che è stato invece di 15 giorni. “Anche se un miglioramento del 31% non è un vero ko per il virus, è comunque una prova molto importante”, ha dichiarato in una conferenza stampa Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases.

I pazienti trattati con il remdesivir, inoltre, hanno mostrato anche un tasso di mortalità più basso, precisamente dell’8% rispetto all’ 11,6% osservato nel gruppo del placebo. Sebbene questi risultati siano preliminari, e siano perciò necessari ulteriori prove, questi dati mostrano che il trattamento può essere ottimizzato ed eventualmente somministrato a un numero più esteso di pazienti. “Il farmaco remdesivir funziona”, commenta Guido Silvestri, virologo della Emory University di Atlanta. “A mio avviso questa è la migliore notizia da quando è scoppiata la pandemia di Covid-19. In altre parole, questo è il primo pugno sul naso che la grande fratellanza della scienza ha rifilato a questo virus. Se tutto va secondo i piani, remdesivir dovrebbe essere ora approvato dalla Fda per uso ospedaliero negli Usa, e spero che lo stesso possa avvenire presto anche in Italia”.

Finora, gli studi svolti sul remdesivir hanno dato risultati contrastanti, con alcuni che non dimostrano alcun beneficio del farmaco, mentre altri che ne hanno evidenziato l’efficacia. Come ricorda Science, per esempio, uno studio cinese pubblicato su The Lancet non aveva riscontrato alcun beneficio di questa terapia in 158 pazienti. Tuttavia, i ricercatori hanno dovuto interrompere lo studio troppo presto perché non c’erano abbastanza nuovi casi di pazienti per riuscire a valutare correttamente il farmaco. La ricerca, comunque, suggeriva che i pazienti a cui era stato somministrato il remdesivir all’inizio della malattia mostravano tempi di ripresa più rapidi e tassi di sopravvivenza più elevati rispetto a quelli che avevano ricevuto placebo. “Ci sono parallelismi che sono incoraggianti”, afferma Frederick Hayden, virologo dell’Università della Virginia, coautore dello studio pubblicato su Lancet. “Ritengo convincenti le prove nello studio del Niaid che ne dimostrano i benefici”.

“Se il remdesivir può funzionare in persone con malattia avanzata, ciò mi dà speranza che il farmaco potrebbe essere usato prima nel corso dell’infezione e avere risultati ancora migliori, ed è quello che dobbiamo dimostrare”, commenta Michael Saag, infettivologo dell’Università dell’Alabama.. Ma c’è chi non è d’accordo. “Certamente, avere un farmaco che ha una comprovata efficacia sarà utile”, spiega James Lawler dell’Università del Nebraska. Sebbene la Food and Drug Administration (Fda) potrebbe dare immediatamente il via libera all’uso di emergenza di remdesivir per il trattamento della Covid-19 negli Stati Uniti, secondo l’esperto l’agenzia potrebbe anche limitare quali pazienti possono ottenere il farmaco. “Data la scarsa disponibilità, il farmaco non sarà immediatamente accessibile a tutti, e dato il campione di pazienti in cui è stato studiato e ha mostrato benefici, è più prudente usarlo in persone che sono gravemente malate”.

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