(foto: Paul Biris/Getty Images)

Un’altra arma contro il coronavirus potrebbe presto entrare a far parte del nostro arsenale. La biotech americana Novavax ha annunciato di aver completato la fase 3 della sperimentazione del proprio vaccino per Covid-19: nel ramo britannico dello studio l’efficacia si attesta all’89,3%, anche nei confronti della variante inglese, mentre nel ramo sudafricano scende al 60%. L’azienda sta procedendo con la richiesta di approvazione nel Regno Unito, mentre un altro grosso studio clinico procede negli Stati Uniti.

Il vaccino Novavax

Il vaccino per Covid-19 di Novavax è stato sviluppato seguendo un approccio più tradizionale rispetto ai prodotti di Pfizer e Moderna. È costituito infatti da proteine spike del coronavirus e da adiuvanti per stimolare il nostro sistema immunitario.

Prevede una somministrazione in due dosi, e può essere conservato a temperature da frigorifero (2-8°C), il che lo rende di più facile gestione anche per i paesi in via di sviluppo.

Quanto è efficace?

Nel ramo svolto nel Regno Unito, che ha coinvolto 15mila persone di età compresa tra i 18 e gli 84 anni (il 27% aveva più di 65 anni), l’efficacia del vaccino ha raggiunto l’89,3%. Un risultato preliminare incoraggiante, benché inferiore alla protezione attestata per i vaccini a mRna, anche perché dimostra che il vaccino Novavax conferisce protezione anche nei confronti della variante inglese.

Ma nel ramo dello studio portato avanti in Sudafrica, in cui la maggior parte delle persone si sono infettate con la variante sudafricana, i risultati sono un po’ diversi. Qui, su 4.160 volontari sani, l’efficacia si è fermata al 60,1%. In particolare, si sarebbero verificate 44 infezioni (15 tra le persone vaccinate e 29 nel gruppo di controllo con placebo). L’efficacia si abbassa ulteriormente al 49,4% se si considerano anche i risultati su persone con hiv. Esito comunque al di sopra delle aspettative, secondo Novavax. E qualche esperto fa notare come solo un anno fa saremmo stati soddisfatti di un vaccino con il 50-60% di efficacia.

Protezione dalle nuove varianti

La comunicazione rilasciata dall’azienda è molto positiva, e parla di risultati entusiasmanti, nonostante i distinguo.

Di certo c’è che per la prima volta abbiamo dei dati clinici (non solo test di laboratorio) sulla protezione conferita da un vaccino nei confronti delle nuove varianti del coronavirus, che dimostrano come persino la variante scoperta in Sudafrica (più temuta per le sue mutazioni nella proteina spike) non riesca a eludere completamente la protezione conferita dalla vaccinazione. Allargando lo sguardo, però, c’è da dire che questi risultati mettono in guardia dalla questa variante, che si conferma un problema che è necessario contenere.

Prossimi passi

Novavax ha già avviato la procedura per la richiesta di autorizzazione all’uso di emergenza presso la Mhra del Regno Unito. Se tutto andrà liscio, l’azienda ritiene di poter produrre 2 miliardi di dosi di vaccino entro il 2021.

Intanto Novavax porta avanti rami dello studio clinico negli Stati Uniti (30mila persone coinvolte) e in Messico (finora sono state reclutati 16mila volontari). Questi dovrebbero essere abbastanza ampi da consentire di ricavare altre informazioni sull’attività del vaccino, per esempio l’impatto sulle forme gravi di Covid-19.

Dalla biotech, inoltre, fanno sapere di stare lavorando allo sviluppo di un vaccino bivalente, per conferire protezione nei confronti sia della variante inglese che di quella sudafricana.

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