Secondo l’ultimo report pubblicato da Diar, nel secondo trimestre del 2019 il 62% di tutte le transazioni onchain di Tether sarebbe stato effettuato in Cina.

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Questa percentuale nel quarto trimestre del 2017, in piena bolla speculativa e poco dopo il ban cinese nei confronti delle criptovalute, era solamente del 12%, contro il 39% degli USA, ed il 48% nel resto del mondo, ma da allora ha iniziato a crescere significativamente.

Un anno fa era già salita al 47%, con gli USA crollati al 7%, ma a partire dal primo trimestre del 2019 la Cina ha superato per numero di transazioni onchain di Tether tutto il resto del mondo messo assieme, con un 56% che, in questo secondo trimestre, è salito ulteriormente al 67%.

Le analisi sono state condotte da Chainalysis, che tra le altre cose ha anche scoperto che la sola copia di scambio BTC/USDT sugli exchange non regolamentati operativi in Cina avrebbe surclassato tutte le altre coppie di trading di criptovalute nel mondo.

I dati riscontrati sulla blockchain mostrano che le transazioni di Tether Dollar (USDT) hanno raggiunto un nuovo massimo storico nel secondo trimestre del 2019, anche se manca ancora un mese al termine del trimestre stesso, ed il volume di USDT in entrata e in uscita dagli exchange cinesi supera quello del resto del mondo, rappresentando più della metà del valore totale delle transazioni.

Secondo Chainalysis gli exchange operanti in Cina nel 2018 avrebbero ricevuto oltre 16 miliardi di USDT, mentre nei primi 5 mesi del 2019 avrebbero già superato quota 10 miliardi.

Le transazioni negli Stati Uniti rappresentano ormai solo più un misero 3% dei volumi totali, e la domanda globale è in ulteriore aumento, sempre sospinta dal mercato cinese.

Durante il 2018 gli exchange cinesi rappresentavano il 39% del volume delle transazioni on-chain di Tether, ma quest’anno la percentuale è salita al 60%.

Tuttavia si tratta soprattutto di transazioni da e verso gli exchange, legate alle attività di trading, e sarebbero dovute alla necessità di conservare gli USDT su wallet di proprietà per non lasciarli in custodia per lungo periodo sugli exchange. Questo potrebbe spiegare perché i cinesi sono più attivi da questo punto di vista, dato che è possibile che negli USA e negli altri paesi occidentali sia invece più frequente la conservazione degli USDT sui wallet degli exchange.

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