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Il clitoride nei gatti e nei conigli è interna e aiuta direttamente la fecondazione. Ma esterno nelle donne e centrale nel raggiungimento dell’orgasmo, lascia molti interrogativi sulla sua funzione biologica. Serve al puro piacere, senz’altra ragione? Oggi uno studio pubblicato su Clinical Anatomy e condotto dal ricercatore già dell’Università di Sheffield e oggi indipendente Roy Levin sostiene che il clitoride giochi un ruolo essenziale nella fecondazione. L’orgasmo clitorideo costruirebbe infatti le migliori condizioni possibili per il passaggio degli spermatozoi dentro l’utero, favorendo la fecondazione.

Da sempre tutto ruota attorno alla posizione del clitoride. Esterno quale è, spesso è sembrato agli esperti (ovviamente maschi) un orpello. Nel Cinquecento i primi a interessarsene furono i fisiologi Charles Estienne e Renaldo Colombo, il primo credendo svolgesse un ruolo nell’apparato urinario, l’altro descrivendolo correttamente come sede del piacere femminile. All’epoca un altro medico Andrea Vesalio, riporta Levin, “la riteneva una parte inutile, un’anomalia da ermafroditi che non poteva esistere nelle donne sane”. Possiamo dire con certezza che le donne del Cinquecento avrebbero avuto da ridire, ma lo scandalo del clitoride così esterno e, apparentemente, legato al solo piacere è perciò a lungo stato oggetto di censura e repressione. Tuttora quello scandalo è risolto anche con la diretta asportazione, l’infibulazione.

Oggi gli studiosi si dividono grossomodo su due posizioni. Una sostiene che sia un sottoprodotto della sessualità maschile, vestigia dell’evoluzione, un po’ come viceversa lo sono i capezzoli per gli uomini. L’altra invece afferma che, proprio perché il clitoride è importante nell’orgasmo femminile, serva ad aiutare la selezione del miglior compagno.

Ma Roy Levin invece non è d’accordo. A partire da quanto sappiamo sull’orgasmo femminile e sulla conseguente attivazione di certe aree del cervello e sulle peculiari contrazioni ritmiche, il ricercatore afferma che l’organo svolga un ruolo centrale nel favorire la fecondazione. Esattamente come in altre specie di mammiferi che hanno l’organo interno alla vagina. Se infatti nei conigli, l’assenza di orgasmo femminile riduce le possibilità di ovulazione e dunque di successo riproduttivo del 30%, allora forse ciò può accadere, scrive, anche per l’homo sapiens.

Levin sostiene che, proprio quando il piacere raggiunge lo zenit grazie al clitoride, il sangue accorre alla vagina, aumenta la lubrificazione e dunque facilita la penetrazione, neutralizza parzialmente l’acidità interna e aumenta l’apporto di ossigeno rendendo l’ambiente più favorevole alla sopravvivenza degli spermatozoi. Non solo, le contrazioni ritmiche deformano in parte la cervice uterina e ciò rallenta la corsa diretta degli spermatozoi verso l’ovulo che, secondo Levin, permette loro di maturare in forza e mobilità. Infine, l’aumento della temperatura interna accresce la stessa eccitazione maschile.

Insomma, “in termini di impiego evolutivo”, scrive il ricercatore, “la funzione riproduttiva della clitoride facilita il successo finale della riproduzione”. E per quanto il ricercatore con sicurezza afferma che non si possa più ignorare la funzione riproduttiva e ricreativa assieme del clitoride, il dibattito tra esperti è destinato a continuare. Di certo non sarà messa la parola fine sulla comprensione di questi meccanismi della sessualità. Nel frattempo, per fortuna, resta il piacere.

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