Lo scorso febbraio Amazon ha inaugurato a Seattle il suo primo supermercato senza cassieri, con i quasi 1000 metri quadrati riempiti da prodotti e la presenza umana limitatissima. La trasformazione del settore procede e riguarda anche gli stessi commessi, che in Giappone rischiano di essere presto sostituiti da umanoidi guidati a distanza. Con un visore e controller per la realtà virtuale indossate da remoto (entro una distanza massima di 8 chilometri), gli operatori controllano Model-T, robot alto due metri che sfrutta una piattaforma su ruote per muoversi tra gli scaffali. Dotato di telecamere, microfoni e sensori per dialogare con colleghi e clienti, utilizza le tre dita di ciascuna mano per raccogliere e riporre negli appositi spazi bottiglie, panini, palle di riso e altre specialità giapponesi.

Dietro al progetto c’è la startup nipponica Telexistence, che si è accordata con la catena di minimarket FamilyMart per testare fino a venti unità in altrettanti negozi entro il prossimo biennio. A differenza di Amazon, però, l’automazione dei supermercati in Giappone è una necessità poiché, con la popolazione più anziana del mondo (quasi un terzo dei 126,5 milioni registrati nel 2018 erano over 65), la carenza di manodopera favorisce lo sviluppo di robot in grado di replicare varie mansioni umane, anche se per ora svolgono tali azioni con tempi assai più lenti e sotto l’occhio vigile degli uomini.

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