Riconoscimento facciale a Como (foto: Wired.it)

Si torna a parlare di Como e tecnologie di sorveglianza. La prima città in Italia a dotarsi di un sistema di telecamere con riconoscimento facciale torna a far parlare di sé. Se già la gara d’appalto del 2019 e l’affidamento dei lavori all’inizio dell’anno allo scopo di portare “innovazione” e sicurezza sul territorio erano di per sé problematici e – come confermato anche dal Questore di Como – senza riscontro nei fatti e nei numeri sulla criminalità, il collaudo ha confermato l’incongruenza della vicenda.

Nonostante il parere negativo del Garante della privacy e la mancanza di basi giuridiche per il funzionamento del sistema di riconoscimento facciale, il Comune ha realizzato – così come richiede la procedura degli appalti – una verifica della tecnologia installata scoprendo, fra l’altro, che ciò di cui è in possesso non è quello che aveva richiesto nel capitolato tecnico.

Come indicato in una relazione tecnica all’inizio di agosto, disponibile sul sito del Comune,  l’amministrazione di Palazzo Cernezzi ha concesso ad A2a Smart City altri 75 giorni per ultimare i lavori di potenziamento del sistema di videosorveglianza. Le telecamere fornite dall’azienda vincitrice, che ha sostituito le tecnologie di Huawei, inizialmente comprese nell’offertA, con quelle del gruppo coreano Hanwha (come si legge nella dichiarazione tecnica) sono difformi da quanto dichiarato nel capitolato d’appalto dello scorso gennaio. Sarebbe questo il fallimentare risultato di un collaudo della tecnologia avvenuto appunto lo scorso agosto, definito dalla stampa locale come un nuovo imbarazzo per il Comune. 

Il Comune di Como ha scoperto che il suo sistema di riconoscimento facciale non è quello che aveva comprato

Videosorveglianza in riva al lago

Come riportato da Wired in un’inchiesta di giugno, Como si è dotata di tecnologie che permettono il riconoscimento di un individuo attraverso l’acquisizione di dati biometrici – in questo caso il volto – anche se in Italia non vi è una base giuridica che ne stabilisca modalità di raccolta e trattamento. Per questo motivo il parere negativo è stato espresso in primis dal Garante della privacy, che a febbraio ha richiesto all’amministrazione cittadina di essere messo a conoscenza della presenza o meno di questa tecnologia, delle sue finalità, delle modalità di trattamento dei dati personali dei cittadini e della valutazione di impatto necessaria per prevedere eventuali rischi nell’utilizzo di un sistema altamente vulnerabile.

Secondo quanto emerso dall’inchiesta di giugno, il Garante avrebbe intimato lo spegnimento del sistema di riconoscimento facciale, che la città avrebbe utilizzato illecitamente almeno fino ad aprile. In seguito alla pubblicazione della nostra inchiesta, il caso era anche approdato in Parlamento in un’interrogazione a firma dei deputati del Partito democratico Chiara Braga e Filippo Sensi.

Nonostante l’ingiunzione di spegnimento del Garante, il collaudo di agosto – che si riferisce alle telecamere posizionate in altre parti della città a seguito del secondo appalto, quello di potenziamento del sistema di videosorveglianza –  si è incentrato sulla possibilità da parte delle telecamere Hanwha (e non più Huawei, di cui A2a Smart City aveva garantito la fornitura), di poter montare il sistema di riconoscimento facciale richiesto nel capitolato tecnico della gara d’appalto: come si legge nella relazione tecnica, A2a Smart City aveva dichiarato che “la funzionalità di face recognition, ossia il matching tra visi noti e quelli riconosciuti da Hanwha, potesse essere svolta dal software Axxon Next”. 

Il Comune di Como ha scoperto che il suo sistema di riconoscimento facciale non è quello che aveva comprato

La differenza tra face detection e face recognition

Una volta al collaudo, però, è emerso come le 16 telecamere installate dall’azienda specializzata in smart city per potenziare il sistema di videosorveglianza comunale siano dotate solo di funzionalità face detection, e non di ciò che era stato sin da subito il plus che l’amministrazione aveva chiamato più volte “innovativo”. Queste 16 telecamere avrebbero dovuto affiancare le altre già installate al Parco Tokamachi, espandendo così l’area di utilizzo del riconoscimento facciale in altre zone della città. La tecnologia di face detection non fornisce però nessun dato biometrico necessario alla creazione di un database di volti comparabili con uno sospetto: questa semplicemente identifica, all’interno di un video o in una foto, un volto umano, inquadrandolo. Non si tratterebbe quindi di facial recognition a tutti gli effetti, ovvero ciò che aveva richiesto l’amministrazione dopo una fitta corrispondenza sia con A2a Smart City sia con Huawei Italia. 

Come scritto nella relazione tecnica prodotta dai tecnici del Comune in seguito a questo ultimo collaudo, le telecamere Hanwha trasmetterebbero al software Axxon Next unicamente alcuni fotogrammi di quello che potrebbe essere il volto di una persona, senza però creare il database di volti fondamentali per l’utilizzo della funzionalità di face recognition dello stesso software. Proprio per questo motivo, il direttore dell’esecuzione del contratto ha deciso di rinviare l’ultimazione del collaudo al prossimo 20 ottobre, anche se non risulta chiaro ciò che potrà fare l’azienda in termini di miglioramento delle performance della sua tecnologia rispetto ai desiderata di Palazzo Cernezzi.

Il Comune di Como ha scoperto che il suo sistema di riconoscimento facciale non è quello che aveva comprato

Nessuna preoccupazione per la privacy dei cittadini

Nel parere inviato al Comune di Como a febbraio, che ha portato allo spegnimento del sistema di riconoscimento facciale del Parco Tokamachi, il Garante della privacy è stato chiaro: il sistema installato dal Comune non può essere utilizzato poiché in Italia non c’è una base giuridica sul tema. Una questione di primaria importanza che però sembra essere stata totalmente tralasciata, tanto che questo ultimo collaudo non è stato giudicato soddisfacente dal Comune per questioni tecniche e non di impatto sulla privacy dei cittadini.

Oltre a ciò, la relazione tecnica restituisce un altro aspetto poco chiaro in merito al sistema di videosorveglianza. Dopo aver attivato la funzione di riconoscimento facciale nativa già presente all’interno del software Axxon Next, il database di volti viene effettivamente creato e l’attività di ricerca, si legge, “restituisce i risultati attesi”. In aprile, l’amministrazione aveva dichiarato all’Autorità per la protezione dei dati personali che le videocamere del Parco Tokamachi dotate di rilevazione biometrica dei volti erano state spente in attesa di un parere positivo al loro utilizzo. Sul punto, il Comune ha dichiarato a Wired Italia che “la funzionalità [di riconoscimento facciale, nda] verrà attivata solamente nella misura in cui l’evoluzione del quadro normativo consentirà anche alla polizia locale di trattare questo tipo di dati, come ha ipotizzato lo stesso Garante nel provvedimento di febbraio”. Il Comune, in sostanza, ha comprato una tecnologia che in Italia non è possibile utilizzare, in attesa che diventi possibile mettere a frutto il suo investimento.

Interrogato invece sulla presenza o meno della tecnologia di riconoscimento facciale nelle nuove videocamere installate proprio con l’ultimo appalto, il Comune ha risposto a Wired che “le 16 telecamere del sistema di videosorveglianza interessate da tale funzionalità non hanno attualmente il sistema di Fd (facial detection, nda) attivo”. Sembrerebbe che l’amministrazione di Palazzo Cernizzi confonda le due tecnologie. Sempre nella stessa comunicazione, il Comune ha dichiarato che la tecnologia Huawei è stata sostituita a causa dell’eccessivo allungamento dei tempi di consegna dei materiali dovuti all’epidemia da Covid-19.

Stando alle dichiarazioni del Comune, quindi, sembrerebbe che al momento le videocamere installate in molti punti della città operino come un semplice sistema di videosorveglianza. Le risposte lasciano però ancora alcuni dubbi in merito alla scelta e alla gestione, presente e futura, di una tecnologia così invasiva e delicata.

[Hanno collaborato Riccardo Coluccini e Philip Di Salvo]

The post Il Comune di Como ha scoperto che il suo sistema di riconoscimento facciale non è quello che aveva comprato appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it