(illustrazione: Getty Images)

di Giuseppe Attardi, università di Pisa
ed Enrico Santus Aversano, Bayer

Il commissario straordinario all’Emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, ha deciso di adottare la soluzione Immuni, proposta dalla società Bending Spoons e indicata dalla task force del ministero dell’Innovazione e digitalizzazione, guidato da Paola Pisano, tra le più di 300 raccolte in risposta alla fast call dello stesso ministero.

Proviamo a riflettere su questa scelta e su cosa si dovrà fare perché possa risultare efficace, nell’interesse di tutti.  Nel seguito analizzeremo la versione in cui la app Immuni utilizza solo Bluetooth per rilevare i contatti tra persone e memorizzi i dati localmente sui dispositivi.

Questa è la soluzione seguita a livello internazionale dal progetto Covid Watch, dal consorzio Pepp-Pt, e adottato nel framework proposto congiuntamente da Apple e Google.

Tecnologia Bluetooth

La soluzione Immuni può utilizzare la tecnologia Bluetooth per tracciare per raccogliere segnali unidirezionali (beacon) di presenza ravvicinata tra i dispositivi mobili (smartphone) che due persone portano con sé.

Bluetooth ha diversi vantaggi: la versione Bluetooth Low Energy consuma poca energia e quindi il segnale può restare sempre attivo senza scaricare troppo la batteria; il segnale si propaga fino a pochi metri e la sua intensità permette di calcolare la distanza tra i dispositivi, evitando quindi di raccogliere troppi falsi positivi. Al contrario, i rilevamenti tramite Gps non consentono di distinguere per esempio se due persone si trovano in stanze diverse o in piani diversi di uno stesso edificio, e peggio ancora la localizzazione all’interno di celle telefoniche rischia di considerare decine di persone come presenti tutte nello stesso luogo. Tralasciamo poi i riflessi sulla privacy del dover raccogliere la posizione e i movimenti di tutti i cittadini per lungo tempo.

Un altro vantaggio della soluzione Bluetooth è che può operare anche in assenza di connessione internet, scambiando segnali direttamente tra i dispositivi e senza intermediari.

Quindi la scelta della soluzione Immuni può essere considerata condivisibile

Le altre iniziative

Nei mesi scorsi diversi gruppi in tutto il mondo hanno studiato e proposto soluzioni basate su Bluetooth, con varianti rispetto ai dati raccolti e alle garanzie di riservatezza.

Alcune di queste soluzioni combinano Bluetooth con la raccolta di informazioni di geolocalizzazione tramite Gps: per esempio SafePaths del Mit Medialab, che utilizza una tecnica di cifratura dei percorsi (Path) per assicurare la privacy degli utenti. La app messa per prima in uso effettivo è stata TraceTogether a Singapore, che oltre a tracciare le posizioni degli utenti, raccoglie anche il loro numero telefonico per poterli contattare per segnalare un rischio di contagio. Gli sviluppatori di TraceTogether si sono anche impegnati a un’analisi dettagliata di misura dei segnali emessi da dispositivi di marche diverse, per poter stimare con maggiore accuratezza la distanza effettiva. Con il rilascio del codice sorgente open source di TraceTogether, queste informazioni potranno essere utili anche in altre app simili.

Covid Watch è invece una soluzione sviluppata in collaborazione con l’università di Stanford, che per prima ha proposto e rilasciato il 17 marzo 2020 una soluzione Bluetooth originale che non richiede l’uso di localizzazione.

L’idea originale della soluzione è che ai fini del tracciamento epidemiologico dei contagi, non è necessario sapere dove sia avvenuto un possibile contagio, ma basta sapere quando è avvenuto e fare in modo che i diretti interessati, e solo loro, lo possano venire a sapere.

La app si limita a raccogliere solo dei codici anonimi durante un contatto ravvicinato, che cambiano ogni pochi minuti, in modo da non poter essere né identificati né tracciati. Spiegheremo più avanti il meccanismo, perché è simile a quello successivamente proposto da Apple e Google.

Un altro vantaggio della soluzione è che lo spazio necessario per memorizzare i dati raccolti è minimo (poche decine di KB al giorno) e quindi sarebbe possibile utilizzarla anche su dispositivi più piccoli, come i braccialetti di fitness. In tal caso si potrebbe accoppiare il tracciamento con la raccolta di dati sanitari, che possono essere utili per la diagnosi, quando c’è un sospetto di contagio.

Tutte queste soluzioni citate sono state rilasciate con codice open source e sono disponibili su repository di codice pubblici.

La stessa tecnica di scambio di identificativi anonimi attraverso Bluetooth è adottata anche da Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing, un’organizzazione svizzera a cui partecipano ricercatori da 8 paesi europei.

Nella versione Bluetooth, Immuni pare segua lo schema di riservatezza basato sullo scambio di codici casuali

Tutte le soluzioni Bluetooth si sono però dovute scontrare con un problema riguardante l’attivazione del segnale sugli iPhone o altri dispositivi iOs di Apple. Quando la app viene messa in background, su iOs il segnale si spegne, diversamente da quanto avviene su Android. Pertanto la soluzione Bluetooth non è pienamente utilizzabile su iPhone, ed esclude dalle possibilità di partecipare al tracciamento circa il 25% dei possessori di smartphone in Italia.

Vari gruppi di sviluppatori si sono pertanto rivolti ad Apple, chiedendo di rimuovere questa limitazione, con una lettera aperta: Apprezzeremmo molto se poteste rivedere questa restrizione su iOs e considerare di abbandonarla. Molte altre app di contact tracing devono affrontare questo stesso problema”.

La collaborazione tra Apple e Google

Il 10 aprile Apple e Google hanno annunciato un accordo di collaborazione per aiutare le agenzie sanitarie pubbliche a ridurre la diffusione del coronavirus, facilitando l’uso della tecnologia Bluetooth su un’ampia gamma di dispositivi mobili (smartphone, smartwatch, bracciali di fitness). A tal fine hanno pubblicato le specifiche di un framework di Api che sarà disponibile a metà maggio su tutti i dispositivi iOs e Android. Le autorità sanitarie di ciascun paese potranno sviluppare le proprie app per tracciare i contatti a distanza ravvicinata con persone infette dal virus. Il meccanismo di tracciamento è concepito in modo da consentire la massima riservatezza nei confronti di chi lo utilizza, che è comunque libero di scegliere se partecipare al tracciamento.

Oltre al framework che verrà rilasciato a breve, Apple e Google dichiarano l’intenzione di apportare delle modifiche ai rispettivi sistemi operativi e includere una loro app di tracciamento nelle versioni rilasciate a partire dall’anno prossimo.

Che fine faranno a quel punto le app sviluppate dalle singole autorità sanitarie? Rimarranno disponibili in alternativa e gli utenti potranno scegliere quale usare? Le app di Apple e Google continueranno a comunicare coi server delle rispettive autorità sanitarie? Chi garantisce in questi casi la riservatezza dei dati?

A causa della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, Huawei, che è uno dei principali produttori di smartphone, non ha più accesso agli aggiornamenti di Google per Android e ha annunciato una propria variante. Sarebbe auspicabile che anche Huawei adotti il framework di Apple e Google, lasciando da parte i conflitti in nome dell’interesse comune alla salute. Ricordiamo che il codice di Android è Open Source e casi come questi dimostrano la libertà che questo principio concede agli sviluppatori.

L’intervento di Apple e Google è utile per agevolare l’utilizzo di Bluetooth, ma lascia adito ad alcuni dubbi che esamineremo più avanti

Riservatezza

La soluzione di contact tracing proposta da Apple e Google, denominata Privacy-Preserving Contact Tracing, sfrutta la tecnologia Bluetooth per raccogliere segnali di presenza (beacon) inviati da un’analoga app di tracciamento, da una distanza ravvicinata. Di seguito descriviamo in che modo questa soluzione preserva la privacy degli utenti, analizzando cosa traccia e cosa non traccia.

Cosa traccia

Se due persone rimangono a distanza ravvicinata per alcuni minuti, il loro contatto viene considerato a rischio di contagio. Da un punto di vista epidemiologico, non è cruciale sapere il luogo fisico in cui il contatto è avvenuto: è sufficiente ricordare l’ora. Il sistema aiuta le persone coinvolte nel contatto a memorizzare sul proprio dispositivo dei dati riguardanti il contatto, ma nessun dato identificativo dei partecipanti. La app di tracciamento registra il minimo indispensabile per ricostruire il contatto avvenuto e permettere ai partecipanti di verificare la loro eventuale presenza a uno di essi.

Per garantire l’anonimato la soluzione si basa sull’utilizzo di numeri casuali, un po’ come nelle estrazioni dei biglietti di una lotteria. Nelle lotterie ogni biglietto è formato da una matrice e un tagliando. Chi acquista un biglietto stacca il tagliando e lo conserva per sé, privatamente. Dal numero di serie sulla matrice non si può risalire a chi ha comprato il biglietto.

La app di tracciamento dei contatti usa un meccanismo simile a quello di una lotteria. Ogni contatto è rappresentato da un biglietto composto da due tagliandi, come nella figura seguente, assegnati uno a ciascuno dei due partecipanti: nessuna delle due persone può risalire all’identità dell’altra tramite ciò che è riportato sul tagliando; nessun ente esterno al contatto potrebbe risalire tramite i tagliandi alle identità dei due partecipanti.

Il contact tracing via app: quale strategia usare

In una lotteria, dopo che è avvenuta l’estrazione, gli acquirenti dei biglietti vanno a verificare se i loro tagliandi appaiono nella lista di quelli vincenti. Nel caso delle app di tracciamento dei contatti succede qualcosa di simile: tramite la app fanno una verifica del proprio tagliando.

Come avviene però l’individuazione dei tagliandi da controllare? Quando i medici diagnosticano una persona infetta dal virus, le chiedono di trasmettere a un server, gestito dal servizio sanitario pubblico, una parte dei dati conservati dalla loro app. Bastano le date dei contatti e le chiavi giornaliere usate dal generatore per produrre numeri casuali, detti Rolling Proximity Identifier, la parte cerchiata in rosso nella figura, durante gli ultimi 14 giorni. Nelle specifiche del protocollo questo sottoinsieme di dati viene denominato Diagnosis Keys. Anche questi dati vengono conservati in forma anonima, senza che nessuno sappia a chi appartengono. Solo l’utente stesso può andare a verificare, attraverso la sua app, se uno dei tagliandi conservati nel proprio dispositivo, coincida con uno di quelli elencati dal servizio sanitario pubblico. In tal caso la app invita la persona a rivolgersi a un medico, perché potrebbe essere lo sfortunato vincitore della lotteria del contagio.

I numeri dei tagliandi sono numeri generati casualmente e quindi non sono riconducibili ad alcuna informazione personale né tracciabili nel tempo perché cambiano ogni decina di minuti. Qualcuno teme che venga usato il Mac address, il numero univoco dell’interfaccia Bluetooth, il quale potrebbe fare risalire al dispositivo. Ma non è così: ciò che viene trasmesso è un numero casuale, che nel protocollo è denominato Rolling Proximity Identifier, che solo la app può riconoscere.

Quando due persone si trovano a distanza ravvicinata, si scambiano i rispettivi numeri casuali, e ciascuno li conserva sul proprio dispositivo, insieme con l’orario del contatto e l’indicazione della distanza tra i dispositivi, ricavata dalla forza del segnale Bluetooth. Queste informazioni non lasciano il dispositivo fintanto ché la persona rimane sana.

Cosa non traccia

Con la tecnica degli identificativi casuali la soluzione Bluetooth garantisce la massima riservatezza in quanto non tiene traccia gli spostamenti delle persone, non raccoglie informazioni sulla loro posizione, diversamente dalla versione Gps che effettua la geolocalizzazione degli smartphone e consente di “vedere i suoi spostamenti nello spazio”.

La soluzione opera anche senza connettività telefonica e senza connettività Internet: opera semplicemente attraverso la segnalazione di un beacon Bluetooth direttamente tra i dispositivi. Perciò non ci sono terzi coinvolti nella raccolta di dati degli utenti.

In conclusione la soluzione basata solo su Bluetooth offrirebbe adeguate garanzie di riservatezza dei dati

Immuni e il Framework di Apple e Google

La soluzione di Immuni è stata concepita prima della pubblicazione delle specifiche del Framework di Apple e Google.

Dovrà Immuni adeguarsi e adottare questo framework? A quanto è dato sapere, i principi di base di Immuni sono compatibili col framework. D’altra parte Apple e Google dichiarano la disponibilità di discutere il protocollo con le autorità sanitarie nazionali.

La libreria di Apple e Google e gli aggiornamenti previsti ai sistemi operativi mobili delle due aziende sono necessari per la piena funzionalità di app come Immuni.

Quindi è auspicabile che Bending Spoons adegui la sua implementazione al framework e si presenti qualificandosi insieme con rappresentanti del Team Digitale a incontri con le due aziende per concordare i passi per l’utilizzo del framework

Criticità

Analizziamo alcuni i problemi di implementazione e di funzionamento della app che potrebbero inficiarne l’efficacia.

Efficacia: tempo di individuazione e diffusione dell’app

Il tracciamento dei contatti può essere efficace se aiuta a individuare i soggetti infetti prima che abbiano iniziato a infettare altri. Se A viene individuato come positivo, occorre rintracciare ogni persona B con cui è entrato in contatto prima che B termini il periodo di incubazione della malattia, stimato in un massimo di 14 giorni.

Uno studio di Hellewell et al, conclude che il tracciamento è efficace per ottenere il contenimento dell’epidemia, se il tempo medio di individuazione del contagio è di 3,8 giorni dopo l’emergere dei sintomi della malattia e l’accuratezza del tracciamento è intorno all’80%.

I due aspetti sono correlati, in quanto tanto più agevole sarà l’individuazione dei sospetti contagiati, quanto diffusa sarà la app e quanto più ci si potrà concentrare su soggetti a rischio piuttosto che su analisi a tappeto, che rischiano di impegnare eccessivamente le strutture sanitarie.

Occorre quindi sia un impegno delle strutture sanitarie nello svolgimento rapido di test, che una ampia partecipazione della popolazione al tracciamento attivo dei contagi

 Per l’efficacia del tracciamento è necessario che almeno il 60% della popolazione vi aderisca, un livello molto elevato, ben superiore da quello raggiunto anche in altri paesi: a Singapore solo i 16% della popolazione ha scaricato TraceTogether e di questi il 50% l’ha attivata. Tenendo conto che i posessori di smartphone in Italia sono circa il 63% della popolazione, significa che praticamente tutti dovrebbero adottare la app.

Siccome in Italia è prevista l’adozione volontaria della app, occorre che la popolazione sia convinta della sua utilità e non abbia riserve sul suo funzionamento e sull’intrusione nella sua privacy.

Bending Spoons è qualificata nello sviluppo di app di vasto utilizzo, quindi non ci sono riserve sulla sua capacità di produrre una app di uso agevole

Per incoraggiare l’adesione volontaria al tracciamento, occorre coinvolgere la pubblica opinione e i media in una campagna trasparente che chiarisca i vantaggi e l’interesse comune.

Ognuno di noi dovrebbe essere interessato a sapere se è sano e, qualora avesse il sospetto di essere stato contagiato, di poterlo verificare il prima possibile, così da potersi rivolgere tempestivamente ai medici. Per far ciò servirebbero o test a tappeto, che però sono impraticabili per i costi e la mancanza delle materie prime, oppure usando una app di tracing che permette la collaborazione e la condivisione di informazioni utili a individuare i possibili contagi. La parola definitiva riguardo a un contagio spetta ai medici e agli esami di laboratorio, ma tutti possono aiutare a restringere i casi sospetti, su cui i sanitari possono concentrare l’attenzione ed evitando soluzioni di contenimento indiscriminato, che impongono restrizioni a tutta la popolazione.

L’interesse personale in questo caso si tramuta in interesse collettivo, perché restringere i casi di contagio riduce il rischio per ciascuno di ammalarsi.

Come per l’immunità di gregge, che diventa efficace quando un’alta percentuale della di popolazione è immunizzata, così il tracciamento degli infetti sarà efficace quando almeno il 60% della popolazione ci partecipa.

Premi per gli utilizzatori

Per incentivare maggiormente la partecipazione al tracing da parte dei cittadini, si potrebbe associare una lotteria all’uso della app, sorteggiando dei premi settimanali tra chi la usa.

Licenza d’uso oppure open source

Il decreto del commissario Arcuri ritiene “opportuno procedere all’acquisizione del diritto di autore sul codice sorgente del sistema di contact tracing digitale sviluppato dall’azienda Bending Spoons Spa“, ma dispone la “stipula di un contratto di concessione gratuita di una licenza d’uso del software di contact tracing e di appalto di servizio gratuito” con Bending Spoons. Oltre che opportuno acquisire il codice sorgente, sarebbe necessario che il software fosse reso disponibile con licenza open source. La condivisione del sorgente aperto permette infatti non solo di analizzare il codice, ma consente anche a terzi di contribuire allo sviluppo, fornendo estensioni ed adattamenti, che potrebbero tornare utili alla comunità.

È superfluo ricordare che una licenza d’uso gratuita è diversa da una licenza open source: nel primo caso l’azienda conserva la proprietà del software e la possibilità di modificarlo. Ogni intervento sul software andrebbe necessariamente richiesto al proprietario, creando un rischio di lock-in.

Riteniamo necessario insistere che il codice del servizio di tracing sia disponibile con licenza Open Source, altrimenti si rischia di gettare ombre sulla trasparenza del servizio e di non essere in grado di collaborare con altri gruppi internazionali attivi sul problema

Conservazione dei dati

Quanto alle riserve sulla privacy, abbiamo illustrato che la tecnica di rilevamento dà alte garanzie di anonimato. Tuttavia i dati raccolti dovrebbero essere conservati sotto il diretto controllo del Servizio Sanitario Nazionale, come per tutti i dati sanitari dei cittadini, a garanzia della loro riservatezza.

Il decreto del Commissario Arcuri lascia incertezza sulla conservazione dei dati e sull’erogazione del servizio, indicando che viene appaltato alla stessa ditta che fornisce la app

Autorità sanitaria e decentralizzazione

Nel documento di Apple e Google si fa riferimento all’autorità sanitaria, senza però ben specificare chi siano o quante siano queste autorità: una per nazione, più di una per nazione, chi stabilisce quale sia l’autorità in un certo territorio?

In Italia, sarebbe preferibile che l’autorità sia unica a livello nazionale, rappresentata dal ministero della Salute, anziché averne una per regione.

Tuttavia nella descrizione dell’utilizzo previsto del framework di Apple e Google, si suggerisce un sistema decentralizzato di raccolta dei dati, ossia le Diagnosis Key di un contagiato andrebbero raccolte sul server di una autorità sanitaria di una determinata region. I dati raccolti vengono poi inviati a ciascun utente di quella region perché possa verificare se risulti a rischio di contagio. Quale sia l’ambito di queste region non è chiaro, né tantomeno cosa succede se persone si trovano a viaggiare da una regione all’altra. Anche supponendo che le regioni siano definite a livello nazionale, e che quindi i dati vengano salvati in maniera centralizzata per l’intera nazione, una persona che rientrasse dal Brasile, per esempio, e venisse trovata infetta da un medico in Italia, dovrebbe trasmettere i dati dei suoi contatti al Sistema sanitario nazionale italiano. Ma il Ssn brasiliano rimarrebbe all’oscuro dei contatti che il paziente avrebbe avuto in Brasile. Pertanto sarebbe necessario un coordinamento tra le autorità sanitarie di diverse regioni. Inoltre, poiché la app non tiene traccia dei luoghi dei contatti, rimane affidato alla persona infetta di indicare se si trovava in un’altra regione e occorre fidarsi dei suoi ricordi.

Consideriamo questo ultimo punto particolarmente rilevante anche a livello europeo. Quando i confini verranno riaperti, sarà necessario un coordinamento sulle attività di tracciamento tra le autorità sanitarie di tutti i paesi

Memoria e Traffico

I dati dei contatti vengono memorizzati sullo smartphone dell’utente. Fortunatamente, la registrazione di un contatto richiede poche decine di byte. Una persona con un lavoro non particolarmente a contatto col pubblico, potrebbe avere tra 200-500 contatti al giorno. Poiché è previsto si conservino solo i contatti degli ultimi 14 giorni, pari alla durata media di incubazione della malattia, lo spazio necessario è stimabile intorno ai 200 KB in tutto.

Quando una persona risulta contagiata, col suo consenso e con l’autorizzazione del medico curante, le sue Diagnosis Keys vengono trasmesse al server del servizio sanitario. Sul server vengono conservate solo le Diagnosis Keys relative agli ultimi 14 giorni. Anche questa non è una quantità eccessiva: considerando una quantità di 4000 contagi al giorno, 20 B per contagio al giorno, lo spazio totale richiesto sarebbe intorno a 1 GB.

Più rilevante sarebbe invece il traffico di rete per andare a consultare gli elenchi delle chiavi dei contagiati.

Ciascun cittadino che utilizza la app dovrebbe scaricarsi ogni giorno l’elenco dei nuovi contagi, di circa 80 KB. Se il 60% degli italiani utilizzasse la app, il traffico complessivo che il server del servizio sanitario dovrebbe erogare sarebbe circa 3 TB. Con una connessione di rete da 10 Gbps, si potrebbero gestire oltre 10mila richieste al secondo, per i quali un piccolo numero di server ridondati sarebbe sufficiente. In sostanza, l’infrastruttura necessaria per erogare il servizio non sarebbe particolarmente complessa o costosa.

Se l’app si limita a raccogliere i dati dei contatti ravvicinati, il carico di memoria è molto limitato. Se le regioni sono molto ampie e ci sono milioni di utenti, il traffico di rete potrebbe essere molto elevato

Funzionalità avanzate

Il framework di Apple e Google lascia spazio per estensioni. Per esempio, quando la app riceve un contatto, è prevista l’invocazione, tramite callback, di un algoritmo che ha il compito di stabilire il rischio del contatto, distinguendo se si tratta di un contatto prolungato o di un nuovo contatto, e valutando altri fattori, quali la distanza temporale e spaziale delle due segnalazioni, o l’abitudine dell’utente a usare mascherine.

La app potrebbe svolgere questo compito adottando anche tecniche di apprendimento automatico (Machine Learning) per adattarsi ai comportamenti di singole persone.

Per quanto riguarda il caso di Immuni, rimane rilevante in questo rispetto il problema della licenza d’uso, che renderebbe più trasparente l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale sui dati degli utenti

Spoofing e altri attacchi

Oltre agli attacchi informatici possibili contro qualunque servizio di rete, ci potrebbero essere atti malevoli specifici. Per esempio un attaccante potrebbe produrre una lista di Rsi fasulli, allo scopo per mandare in confusione il sistema di tracciamento. Il caricamento dei dati viene però eseguito su richiesta dei medici, che abilitano al trasferimento fornendo una chiave di accesso riservata. La persona che compisse tale atto sarebbe pertanto rintracciabile e soggetta a sanzioni.

Altre forme di possibili attacchi sono analizzate nell’articolo Decentralized Privacy-Preserving Proximity Tracing (DP3T) di Carmela Troncoso et al, concludendo che i rischi sono inferiori a quelli di approcci centralizzati. Al contrario, la pandemia può essere un’occasione per mettere in esercizio e conservare un’infrastruttura di tracciamento pubblica a disposizione e secondo le direttive dei cittadini.

Serge Vaudenay ha analizzato lo schema di funzionamento di DP3T, indicando possibili attacchi malevoli al servizio e suggerendo come mitigare questi rischi.

La pubblicazione dell’architettura e del codice aperto di Immuni possono facilitare lo scrutinio degli aspetti di sicurezza della sua implementazione

Tempistica

Apple e Google hanno promesso di rilasciare la libreria comune per l’utilizzo nel contact tracing a metà maggio. Le specifiche delle Api sono già state pubblicate, quindi gli sviluppatori di Immuni possono già predisporre la prossima versione in modo da farne uso. Pertanto a metà maggio potrebbe essere già disponibile e sottoposta a un periodo di beta-testing per verificarne il corretto funzionamento sul campo.

Nel frattempo dovrà essere messo in esercizio il server dove raccogliere e distribuire le Diagnosis Key delle persone infette.

Contemporaneamente si dovrebbe predisporre il materiale per istruire i medici all’uso dell’app di Immuni, per la diagnostica e profilazione dei contagiati, e su come comportarsi nei confronti dei contagiati, come ottenere e inviare loro il codice per effettuare l’upload delle loro Diagnostic Keys.

Conclusioni

Da quanto è stato reso noto finora, pare che la tecnologia adottata da Immuni sia in linea con il framework proposto da Apple e Google, ed è presumibile che l’implementazione lo sfrutti appena sarà disponibile. Non è chiaro cosa succederà quando Apple e Google rilasceranno le proprie app di tracciamento all’interno dei rispettivi sistemi operativi.

Abbiamo segnalato alcune criticità da esaminare per assicurare la massima efficacia dell’applicazione di uno strumento che, come alcuni studi dimostrano, può essere di fondamentale importanza per il contenimento della diffusione del coronavirus e per consentire indagini più mirate sui rischi di contagio, riducendo l’impatto sulle strutture sanitarie.

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