Sono passati solo pochi giorni dalla notizia che l’Istituto nazionale dei tumori (Int) di Milano ha trovato anticorpi specifici contro Sars-Cov-2 in persone provenienti da tutta Italia ben prima che la Cina desse l’allarme e che la pandemia si rivelasse, ed ecco che un altro studio italiano, stavolta della Sapienza, dice che no, il coronavirus – almeno a Roma – non circolava prima del febbraio 2020. Chi sta sbagliando, allora? Nessuno, o forse entrambi. Vediamo di capirci qualcosa.

Roma città libera?

Lo scopo dei ricercatori dell’università Sapienza era quello di valutare la prevalenza del coronavirus Sars-Cov-2 tra i pazienti affetti da sindrome respiratoria acuta grave (Sari) arrivati al pronto soccorso di un ospedale universitario di Roma tra il primo novembre 2019 e il primo marzo 2020.

Di 1.208 pazienti con forme simil-influenzali, scrivono i ricercatori, solo 166 corrispondevano alla definizione di Sari e sono stati sottoposti a tampone per risalire alla causa dell’infezione: in 52 casi i test di laboratorio hanno confermato che i patogeni responsabili erano virus influenzali (26 di tipo A, 25 di tipo B e 1 positivo per entrambi).

Dal momento che il 17% del campione totale aveva un quadro (di laboratorio e radiologico) compatibile con quello dei pazienti Covid, gli scienziati sono andati a analizzare nuovamente i campioni biologici conservati alla ricerca del virus Sars-Cov-2. Trovarlo avrebbe voluto dire che il coronavirus circolava sicuramente a Roma ben prima del febbraio 2020. Il metodo dell’Rt-Pcr, però, non ha dato nessuna positività.

Questione di metodo

Ma quindi chi ha ragione? È più affidabile l’indagine dell’Int o quella della Sapienza? La realtà è che per il momento non ci sono abbastanza dati e abbastanza conferme per stabilirlo.

Come vi avevamo raccontato in dettaglio qui, l’indagine dell’Int è stata criticata da alcuni esperti che hanno sollevato dubbi sull’affidabilità del metodo di analisi utilizzato (i ricercatori milanesi e senesi hanno poi risposto alle critiche in una conferenza stampa ribadendo la qualità dei loro risultati). Metodo che ricercava anticorpi specifici nel sangue e che non è lo stesso impiegato dai ricercatori romani, che invece hanno analizzato a posteriori i tamponi naso-faringei dei pazienti pervenuti al pronto soccorso alla ricerca del materiale genetico del virus.

Dato che l’analisi del tampone con Rt-Pcr è il metodo d’elezione riconosciuto dall’Oms come l’unico per la formulazione della diagnosi di Covid-19, qualche esperto ritiene che l’indagine della Sapienza sia fatta meglio o quantomeno che prima di saltare a conclusioni affrettate sulle tempistiche di circolazione del coronavirus si sarebbero potute svolgere altre verifiche.

Tessere sparse di un grande mosaico

Attenzione però: lo studio della Sapienza non dice che il virus non circolasse in Italia, e in particolare nel Nord, prima dell’ufficialità del febbraio 2020 – che anzi è un’ipotesi che la maggior parte dei nostri esperti ritiene probabile. Anche questa ricerca, che interessa un piccolo campione di popolazione in un singolo ospedale romano, è solo un tassello di un puzzle molto complesso, che probabilmente impiegheremo ancora diverso tempo a risolvere.

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