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Il coronavirus si trasmette anche viaggiando per aria o soltanto per contatto stretto con persone contagiate? I Cdc (Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie) statunitensi venerdì 18 settembre hanno pubblicato un aggiornamento nelle linee guida sul tema, spiegando che la trasmissione airborne (o tramite aerosol) rientra fra le possibili vie di contagio. Questa breve aggiunta sulla pagina dei Cdc è stata però notata soltanto la domenica 20 settembre dalla Cnn, che prontamente ne ha dato notizia. Ma I Cdc hanno poi rapidamente rimosso l’aggiornamento lunedì 21, spiegando che sono ancora al lavoro per la revisione delle linee guida sul tema e che per errore era stata pubblicata una bozza prematura. Ecco com’è andata.

Trasmissione via aerosol: l’aggiornamento dei Cdc

Sulla pagina dei Cdc sulle vie di trasmissione del Sars-Cov-2 venerdì 18 settembre si leggeva che il “Covid-19 si trasmette soprattutto fra persone a stretto contatto una con l’altra e che il virus si diffonde “attraverso goccioline respiratorie (droplet) o piccole particelle, come quelle negli aerosol, prodotte quando una persona contagiata tossisce, starnutisce, canta, parla o respira”. Insomma, anche mediante un aerosol di particelle piccolissime, cioè di dimensioni minori di 5 micrometri (millesimi di millimetro) presenti nell’aria – ma non si sa ancora quanto tempo rimarrebbero sospese e attive una volta in aria.

Queste particelle, si leggeva sempre nell’aggiornamento dei Cdc riportato dalla Cnn e ora rimosso, possono causare l’infezione quando inalate attraverso il “naso, la bocca, le vie respiratorie e i polmoni. Si ritiene che [quella attraverso droplet e aerosol, ndr] sia la principale via di trasmissione del virus. E ancora: “ci sono crescenti prove del fatto che le droplet e le particelle airborne possano rimanere sospese nell’aria e respirate da altre persone, e che possano viaggiare oltre 6 piedi [circa 1 metro e 80, ndr] per esempio, quando si canta in un coro, a ristorante o in palestra […] In generale, il rischio è più alto negli ambienti indoor che non hanno una buona ventilazione”. La distanza raccomandata dai Cdc è pertanto almeno 1,8 metri.

Cdc: l’aggiornamento è stato annullato

Ma poco dopo i Cdc annullano prontamente quanto scritto, parlando di un errore di pubblicazione sulla pagina web. “Sfortunatamente una primissima versione della revisione è stata pubblicata senza una revisione tecnica”, ha dichiarato in un articolo su The Washington Post Jay Butler, vice-direttore dei Cdc che si occupa di malattie infettive. E attualmente sulla pagina dedicata si legge che “una versione della bozza con dei cambiamenti proposti per queste nuove raccomandazioni è stata pubblicata per errore sul sito ufficiale dell’Agenzia. I Cdc stanno attualmente aggiornando le raccomandazioni riguardo alla trasmissione airborne del Sars-Cov-2. Una volta che questo processo sarà completato la modifica sarà pubblicata”.

Sarebbe un cambiamento centrale

Si è trattato di un “cambiamento determinante” – come ha dichiarato sempre su The Washington Post, prima della rimozione dell’aggiornamento, Jose-Luis Jimenez, docente di chimica all’università del Colorado a Boulder, che studia la trasmissione via aerosol dei virus – un’aggiunta importante per conoscere le vie di trasmissione del virus e adottare misure sempre più adeguate per contrastarlo. Non tutte le infezioni e le malattie infettive si trasmettono anche via airborne (alcune solo per contatto diretto da persona a persona). Fra quelle che contano anche un contagio tramite aerosol c’è per esempio il morbillo, molto contagioso.

Cosa sappiamo sulla trasmissione airborne

Il tema della trasmissione airborne del Sars-Cov-2 è stato più volte ripreso dagli scienziati e non solo. A oggi non c’è una risposta chiara e univoca sulla possibilità che il coronavirus rimanga nell’aria, si diffonda e infetti. Finora secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e le altre autorità sanitarie stando alle prove precedenti la trasmissione airborne non rientra fra le principali vie di contagio, anche se un folto gruppo di scienziati non è d’accordo e ha scritto all’Oms chiedendo di rivedere questa posizione. Insomma, i dubbi sono tanti. Diverse ricerche hanno mostrato che le outdoor, all’aperto, le concentrazioni di rna virale sono molto basse e anche se il tema è ancora da approfondire ad oggi “risulta improbabile che questa via di trasmissione sia alla base di un meccanismo di contagio significativo in outdoor”, come ha recentemente spiegato Daniele Contini, ricercatore dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, non coinvolto nell’indagine, che da tempo si occupa del tema. Diverso, secondo l’esperto, è il caso della trasmissione airborne indoor, dove questo contagio sarebbe più probabile.

Insomma, ancora non ci sono certezze, anche se gli esperti delle autorità nazionali e internazionali stanno lavorando per accumulare prove e fornire qualche conoscenza in più.

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