(foto: Amy Osborne / AFP)

Martedì 20 ottobre il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha intentato una causa legale antitrust contro Google con l’accusa di aver cercato di proteggere illegalmente la propria posizione monopolistica nel mercato dei motori di ricerca online. “Per molti anni”, si legge nel documento di 57 pagine, “Google ha utilizzato tattiche anticoncorrenziali per mantenere ed estendere i suoi monopoli nel mercato dei servizi di ricerca generale, della pubblicità di ricerca e della pubblicità testuale di ricerca generale, le pietre angolari del suo impero”. Come sottolinea il New York Times, quella posta dal governo statunitense è la sfida più significativa che il colosso tecnologico abbia dovuto affrontare negli ultimi anni, che “potrebbe rimodellare il modo in cui i consumatori utilizzano internet”.

Le accuse a Big G

Nello specifico il governo federale degli Stati Uniti ha accusato Alphabet, la compagnia che controlla Google, di imporre il proprio monopolio su altri motori di ricerca attraverso degli accordi illegittimi con altre aziende per impedire una reale concorrenza nel mercato della ricerca online. Uno di questi accordi, ad esempio, è quello che Alphabet avrebbe stretto con Apple: ogni anno la holding verserebbe fra gli 8 e i 12 miliardi di dollari al colosso di Cupertino per assicurarsi che Google sia il motore di ricerca predefinito sugli iPhone. Secondo il dipartimento di Giustizia statunitense, questo tipo di intese di Google con gli operatori di telefonia mobile e i produttori di telefoni rappresenta circa l’80% della sua quota di mercato dominante nella ricerca online.

Le conseguenze della decisione

La causa federale è stata firmata da 11 procuratori generali, tutti repubblicani, per poi essere presentata al tribunale distrettuale degli Stati Uniti di Washington D.C. (District of Columbia). Tuttavia, il procedimento riflette un’insofferenza che potrebbe essere considerata politicamente bipartisan verso il cosiddetto gruppo dei Big Tech, ossia le aziende di Google, Amazon, Apple e Facebook diventate delle potenze globali nel giro di pochi anni. Diversi politici sia tra i conservatori che tra i liberali chiedono da tempo maggiori restrizioni nei loro confronti.

L’azione legale, quindi, potrebbe protrarsi per molti anni, innescando una cascata di altre cause legali antitrust da parte dei procuratori dei singoli stati federali. Stati come New York e Texas, infatti, hanno già avviato delle indagini parallele e alcuni di loro presto dovrebbero presentare reclami separati contro il monopolio di Google sulla pubblicità online. L’azienda tecnologica ha reagito alle accuse con un post sul proprio blog, in cui ha definito la causa “piena di errori”. Al momento, negli Stati Uniti circa il 90% delle ricerche viene condotto su Google, che nel 2019 ha guadagnato 41.8 miliardi di dollari proprio grazie alle inserzioni pubblicitarie che compaiono nelle pagine dei risultati, come riporta la rete statunitense Cnbc.

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