Redatto da Oltre la Linea.

Il successo del libro dell’influencer Giulia de Lellis supera quello di Steven King e svetta nella classifica italiana, tra lo scandalo dei lettori.

La “corteggiatrice” di Uomini e Donne Giulia De Lellis, nonché “influencer” da quattro milioni e rotti di followers su Instagram, deve aver preso il consiglio del Mascetti sul serio e così, monicellianamente, ha scritto un libro che parla delle corna che gli ha fatto l’ex. Ve lo ricordate? “Sii astuto come un cervo”, suggeriva il Mascetti al povero Necchi quando, nel mitico film Amici Miei: Atto II, quest’ultimo scopriva di essere stato tradito dalla moglie. E perché non astuto come una volpe? Beh, rimarca il Mascetti, perché “la volpe non c’ha mica le corna”.

Grazie alla collaborazione della blogger Stella Pulpo, e a un -presumibilmente sostanzioso- contratto con la casa editrice Mondadori, da un paio di giorni è in libreria un tomo dal titolo Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza!” (e grazie, aggiungeremmo noi). Centosessanta pagine di puro trash delle quali non parleremmo assolutamente, se non fosse che questo libro è diventato un best seller prima ancora di essere in vendita. Scalzando dalla classifica diversi mostri sacri, e scandalizzando non poco la comunità dei lettori.

L’imbarazzante successo del libro della De Lellis

 

Un libro, quello della De Lellis, che trasuda comicità involontaria da tutti i pori. A cominciare dal fatto che l’autrice stessa ha candidamente ammesso di non avere mai letto un libro in vita sua. Anzi, di averne letti ben due, alle elementari. Scrivere un libro senza averne mai letto uno è più o meno come voler fare il regista senza aver mai visto un film di Stanley Kubrick.

E condito da perle di saggezza quali “Mi sento più alta, sarà che le corna mi hanno fatto guadagnare qualche centimetro?”, o “lavo con l’acqua calda la poraccitudine [sic] che ho dentro”, fino alla perla “il mondo è pieno di manzi, il mare pieno di pesci e il cielo pieno di uccelli”. Roba da pentirsi di avere imparato a leggere.

Ora, al netto delle schifezze in esso contenute, non facciamo inutili moralismi -per quanto forte sia la tentazione- per definire il successo del libro di Giulia De Lellis. Ha fatto bene a “scrivere” il libro? Certamente, alzi la mano chi rifiuterebbe. La Mondadori ha fatto bene a pubblicarlo? Assolutamente sì, la casa editrice insegue il profitto, deve pagare diversi stipendi, e i proprietari di librerie sono più che felici di vendere decine di copie in un giorno e fare così cassa -alcuni contatti librai mi hanno confermato di avere esaurito tutte le copie il primo giorno.

Ma non può, per noi bibliofili, sorgere inevitabile la domanda: dove stiamo andando, se il prodotto di maggior successo in questo momento è il libro di una ragazza dello star system italiano che parla delle corna che ha ricevuto?

giulia de lellis libro

Inutile farsi illusioni: la situazione dell’editoria, in Italia, è a dir poco penosa. I lettori sono sempre meno: nel 2017, solo il 40.5% della popolazione dichiara di leggere per motivi non scolastici o professionali (e, secondo l’ISTAT, è “lettore forte” chi legge almeno un libro al mese), e quasi una famiglia su 5 dichiara di non possedere libri in casa. Nemmeno uno.

L’offerta delle case editrici, però, è in inspiegabile aumento, e sfonda quota 61.000 nuovi titoli all’anno. Sessantunomila all’anno. Alcuni dei quali, appunto, faranno esattamente zero copie. A chi si rivolgono, dunque? A chi già legge, o a chi non legge, cioè la maggioranza?

Eppure, tornando indietro di trent’anni, tra i libri più venduti c’erano bei nomi, come Lara Cardella, col suo pregevole romanzo Volevo i pantaloni; e poi Forsyth, King, Ludlum. E in questo momento, in Inghilterra, il romanzo storico Tidelands di Philippa Gregory è in cima alle classifiche, mentre in Francia Amélie Nothomb fa da regina. Quando l’offerta di qualità c’è, i risultati arrivano.

La risposta forse è più semplice di così, e la De Lellis -e l’inspiegabile successo del suo libro- non sono che un sintomo. Impossibile non ricordare la frase di Pasolini secondo cui l’Italia sarebbe stata modellata non dai governi, ma dalla televisione. L’apparenza ti trasforma in scrittore, il fatto di essere un personaggio significa trasformare il tuo nome e la tua apparenza in profitto.

I social, naturalmente, hanno amplificato la cosa, e da lì il calcolo è presto fatto: se dei quattro milioni di followers della tronista, solo il 5% compra il libro, sono 200.000 copie assicurate. Cosa degna del miglior Stephen King – che, infatti, è stato scalzato nella classifica proprio dalla suddetta vittima di adulterio.

Sì, è facile ridere davanti alle castronerie che un libro del genere, inevitabilmente, contiene. È facile irridere con superiorità, tutti ne siamo tentati. Meno facile è trovare una soluzione al declino di un paese in cui il crollo dei lettori è, a sua volta, sintomo di decadenza sociale.  Meno facile è capire dove il sistema educativo ha fallito, se non è stato in grado di educare generazioni di persone al piacere della lettura.

Non odieremo la De Lellis per avere pubblicato l’ennesimo libro che, tra un anno, nessuno ricorderà – la storia è piena di scrittori che al loro tempo vendevano centinaia di migliaia di copie, e poi sono finiti nel dimenticatoio – ma davanti all’ennesima tragicommedia della cultura italiana non c’è molto da gioire.

È vero, il successo del libro di Giulia De Lellis dice molto, e forse ha ragione lei quando dice che le corna stanno bene su tutto, ma vuoi mettere come sta bene su tutto un buon libro?

(di Federico Bezzi)

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