(foto: Peter Kovalev/TASS via Getty Images)

Le goccioline di saliva, le droplets, sono la principale via di trasmissione del nuovo coronavirus. Fin qui non c’è alcun dubbio. Tuttavia, l’attenzione degli esperti si sta spostando sempre più su altre potenziali vie di contagio della Covid-19, come per esempio le feci. Infatti, un ultimo rapporto degli statunitensi Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) ha mostrato come il nuovo coronavirus sia stato trovato infettivo in un campione di feci di un paziente gravemente malato di 78 anni. “Questa scoperta indica la necessità di adottare adeguate precauzioni per evitare la potenziale trasmissione del virus dalle feci”, scrivono gli autori. Lo studio è stato appena pubblicato sulle pagine della rivista Emerging Infectious Diseases.

Che il nuovo coronavirus potesse trovarsi nelle feci non è una novità: alcuni studi, infatti, hanno identificato l’rna virale, una sorta di impronta digitale del virus, sui tamponi anali, sui sedili del water e su campioni fecali di pazienti affetti dalla Covid-19. Ad esempio, un studio pubblicato su Jama ha marzo scorso ha dimostrato che 44 campioni di feci su 153 proveniente da pazienti Covid-19 contenevano l’rna virale. Un altro studio cinese, non sottoposto a revisione, aveva scoperto invece che l’rna del coronavirus può continuare ad essere presente nei campioni di feci anche dopo che i tamponi respiratori dei pazienti tornano negativi.

Finora, infatti, gli scienziati non erano del tutto convinti che la presenza dell’rna del nuovo coronavirus nelle feci indicasse effettivamente che il virus potesse essere infettivo. A differenza degli studi precedenti che hanno utilizzato la tecnica della Pcr per cercare le tracce genetiche del virus, i ricercatori della nuova ricerca si sono serviti della conta virale, un metodo che permette di verificare se il virus presente può effettivamente infettare altre cellule. “Questo studio rappresenta un cambiamento nel modo in cui valutiamo il rischio di diffusione del coronavirus”, spiega a Inverse Brennan Spiegel, caporedattore dell’American Journal of Gastroenterology. “La linea di fondo è che questo case report solleva ulteriori preoccupazioni”.

Secondo lo studio, la trasmissione del nuovo coronavirus attraverso le feci inizia dall’intestino. Sappiamo infatti che il virus può vivere nel sistema gastrointestinale, perché i suoi tessuti, proprio come i polmoni, sono ricchi di recettori Ace2, enzimi a cui si aggancia la proteina spike del virus. Fondamentalmente, spiegano gli scienziati, c’è molta più superficie nell’intestino che nei polmoni. “L’intestino ha una superficie di circa un campo da tennis e qui il virus può replicarsi più e più volte”, spiega Spiegel, evidenziando che se il virus è presente nelle pareti dell’intestino è ragionevole supporre che possa finire anche nelle feci. Come suggerisce l’esperto, quindi, bisognerebbe prestare particolare attenzione alla pulizia dei servizi igenici: se qualcuno è malato in casa, spiega l’esperto, è bene indossare una mascherina nel bagno, usare rotoli di carta igienica diversi e lavarsi le mani dopo averla usata (potrebbe sembrare un’ovvietà, ma il Cdc stima che solo il 31% degli uomini e il 65% delle donne lo facciano).

Tuttavia, lo scetticismo di alcuni scienziati sul fatto che il nuovo coronavirus possa essere trasmesso attraverso le feci non tarda ad arrivare. Secondo il parere di Rolf Halden, professore dell’Arizona State University, autore di uno studio nel quale è stato dimostrato come un paziente possa espellere tra 56,6 milioni e 11,3 miliardi di rna virali (tracce e non il virus) al giorno, i risultati del nuovo studio sono piuttosto confusi, soprattutto per quanto riguarda il fatto che le feci possano costantemente contenere il virus infettivo. Anche se non è da escludere a priori. “La trasmissione fecale-orale del coronavirus è una nuova via da considerare, ma certamente non è la via principale, da quello che conosciamo in questo momento”, conclude Halden.

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